Pescia, il menestrello e l’ex sindaco. Un sodalizio tra musica e ironia
L’autore di GiurlanKong e Giurlani Trap Manolo Strimpelli: «C’è bisogno di fantasia»
Pescia Ormai, con Oreste Giurlani forma a tutti gli effetti un duo artistico. Il politico showman, esuberante, ubiquo e inesauribile, autentico e macchiettistico, non sarebbe probabilmente lo stesso senza la creatività di Manolo Strimpelli, l’amico menestrello che ne canta le gesta. Se lui per Giurlani è lo spin doctor dei tormentoni, per lui Giurlani è la “musa” ispiratrice della satira e dell’ironia. In un certo senso sono indispensabili l’uno per l’altro. E infatti si divertono. Dalla trap a GiurlanKong, “fantasy trash politicamente scorretto” lanciato due settimane fa su youtube e social e che tra effetti speciali e musica non è passato certo sottotraccia. Grazie anche alle sue invenzioni, a partire da un gigantesco King Kong coi tratti somatici dell’ex sindaco che si aggira per Pescia facendo scappare la gente. Dal 53enne cantautore e musicista pesciatino siamo però curiosi di saperne di più.
Strimpelli, com’è nata l’idea?
«Oreste mi aveva chiesto di fare una canzone sul tema “Tutta colpa del Giurlani”, allora me lo sono immaginato come un mostro che spaventa tutti e che distrugge mezza Pescia. Da piccolo ero appassionato dei film che a quel tempo erano definitivi del genere fantastico, come King Kong e Godzilla. Tra le cose distrutte ho voluto inserire anche il semaforo agli Alberghi, che vorrei veramente distruggere perché 9 volte su 10 lo trovo rosso quando porto i figli a scuola. Nel caso di GiurlanKong la canzone è solo la colonna sonora del video, ho voluto sperimentare questa nuova tecnologia che è l’intelligenza artificiale. Vorrei che si facesse una riflessione di come in futuro questa possa essere pericolosa, se usata per altri fini. Se invece l’intelligenza artificiale è mischiata a una sana deficienza naturale come la mia, possono uscire cose leggere e per certi aspetti anche simpatiche».
Che lavoro è stato dal punto di vista tecnico?
«Tecnicamente prima ho fatto dei foto montaggi delle scene con sfondo e personaggi da inserire, poi attraverso un prompt ho chiesto all’intelligenza artificiale di dare azione alla scena. Lunghissimo lavoro ma divertente».
E la canzone? Ci ha messo anche Celentano. È perché Giurlani balla il molleggiato?
«No, tutt’altro. Abbiamo dovuto rinviare più volte le riprese iniziali perché lui aveva una fastidiosa sciatica. Celentano mi sembrava che potesse andare bene come figura immaginaria narrante. E poi, oltre ad aver fatto un film dal titolo “Bingo Bongo” dove recitava il personaggio di un uomo scimmia, ha scritto anche una canzone dal titolo la “Cumbia che cambia”. La mia canzone ha il ritmo di una cumbia, ma nel testo faccio riferimento ad una cumbia che invece non cambia, alludendo al fatto che le cose non cambiano mai e specialmente in politica si preferisce dare la colpa sempre a chi ci ha preceduto. Ma questo è discorso universale».
Stando invece nel particolare, che percezione ha del momento che sta vivendo Pescia?
«Pescia bene o male segue il trend nazionale: frenetica di giorno, spettrale di notte. Suonando da più di 30 anni nei locali sono abituato a socializzare più nelle ore notturne, ma da anni è iniziato un processo di domiciliazione della vita che la pandemia ha accelerato. I locali dove si fa musica stanno chiudendo, lo Stato invece di incentivare chi fa musica e cultura tende ad affossarlo nel nome della sicurezza e della quiete pubblica. Un mesetto fa ho suonato alla fondazione Poma che è una cattedrale nel deserto, ho visto gente a Pescia felice e viva dopo mezzanotte. I Comuni piangono miseria ovunque si vada, capisco che non è facile ma abbiamo un territorio bellissimo ricco di opportunità anche turistiche. A volte più che contributi servirebbero idee e un po’ di fantasia e coraggio in più».
Tipo la fantasia del duo Giurlani-Strimpelli. Qual è il segreto del vostro sodalizio?
«Per me è un’esperienza artistica stimolante e divertente, perché mi permette di scardinare l’ordine prestabilito con cui solitamente i personaggi della politica si mostrano. Giurlani è il personaggio giusto per dare sfogo alla mia voglia di vedere le cose sotto un’altra angolazione. Non mi occupo del Giurlani politico, anche se credo che trasmetta tanta passione in quello che fa. Mi interessa più il Giurlani intrattenitore, quello mattacchione. In lui vedo i personaggi di Alberto Sordi e mi sta troppo simpatico, perché ha un’autoironia spiccata. Com’è giusto che sia la gente si fa la propria opinione, ma tutto questo teatrino gioca sul fatto che un politico certe cose non le debba fare e quindi il gioco funziona perché le critiche sono parte integrante del gioco stesso. Oggi la satira e il senso goliardico sono spariti, va di moda il politicamente corretto, ogni parola va pesata e questo secondo me è un grosso problema perché si va verso un mondo dove le persone diventano tutte conformi».
