Parlanti torna libero dopo quasi 8 anni scontati in California
Un cerchio rosso sul calendario e il cuore che batte a mille. Il calvario di Carlo Parlanti sta per finire. Il manager informatico di 47 anni, di Montecatini, detenuto dal luglio 2004, il...
MONTECATINI
Un cerchio rosso sul calendario e il cuore che batte a mille. Il calvario di Carlo Parlanti sta per finire. Il manager informatico di 47 anni, di Montecatini, detenuto dal luglio 2004, il 9 febbraio verrà rimesso in libertà e il giorno dopo, familiari e amici, sperano di vederlo tornare in Italia con un volo proveniente dagli Stati Uniti.
Dopo aver scontato l’85 per cento della pena, Parlanti uscirà sulla parola e verrà espulso con l’impegno di non mettere piede sul suolo americano per almeno 5 anni.
Condannato a nove anni con l'accusa di aver violentato l'ex convivente americana - contestazione sempre negata da Parlanti -, il suo caso è diventato un simbolo della controversa gestione della giustizia a stelle e strisce. La sua storia e le accuse mosse dalla sua presunta vittima e prese per buone dalla procura di Ventura sono state raccontate in libri, testi teatrali e blog. E quello che sorprende e indigna, nei sostenitori della causa, sono le prove prodotte dalla donna, ritenute false e comunque accettate senza troppi scrupoli dai magistrati.
Negli ultimi mesi si è creato il comitato 481, la cui presidente, Michela Ginanni sarà il ministero il 23 gennaio per concordare il rientro di Carlo.
Sono i giorni della rinascita per l'uomo che ha avuto al suo fianco la famiglia e in particolare due donne che si sono battute per la sua innocenza, la mamma Nada Pacini e la presidente dell’associazione “Prigionieri del silenzio”, Katia Anedda. Lo attendono nell'abitazione di via Baragiola per ripartire con una vita di rapporti e affetti interrotta il 4 luglio 2004.
Carlo venne arrestato dalla polizia tedesca all'aeroporto di Dusseldorf con l'accusa di aver picchiato, legato e stuprato la sua ex convivente Rebecca Mckay White negli Stati Uniti. Il 3 giugno 2005 fu estradato e mandato a Ventura, in California dove fu celebrato il processo concluso con la sentenza a 9 anni scontati in varie carceri con migliaia di detenuti.
La pronuncia della condanna ruota intorno alle testimonianze della donna - che già in passato aveva denunciato l'ex marito con l'accusa di violenze e tentato omicidio ed era stata ritenuta dagli esperti che ascoltarono la sua testimonianza - e a una serie di referti medici che, per Parlanti e i suoi familiari, suffragati da studiosi ed esperti, straripano di contraddizioni e contengono altrettanto gravi vizi formali.
Per anni, attraverso l'analisi di questi documenti clinici, la famiglia Parlanti ha tentato di far convocare un grand jury per incriminare i medici coinvolti e dimostrare, indirettamente, l'innocenza di Carlo. Tutto inutile. La giustizia americana è stata inflessibile e sorda alle richieste di revisione del processo. Tra meno di tre settimane Parlanti potrà risvegliarsi dall'incubo durato quasi otto anni trascorsi in una cella senza mai rinunciare a proclamare la propria innocenza.(p.b.)
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