Massa, costruisce una casa abusiva in zona sismica: condannata e obbligata alla demolizione
Due mesi di reclusione per una 35enne e una maxi sanzione: la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile infatti il ricorso
MASSA. Due mesi di reclusione, 5mila euro di ammenda per aver costruito senza il permesso necessario e altri 7.862 euro per aver realizzato gli interventi in zona sismica senza depositare il progetto al Genio civile e rispettare gli adempimenti previsti. La condanna è diventata definitiva dopo che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato una 35enne massese confermando la sentenza della Corte d’appello di Genova.
A queste somme si aggiungono le spese del procedimento e altri 3mila euro da versare alla Cassa delle ammende.
Il contesto
La vicenda riguarda un terreno in via Volpina, a Massa, sul quale era stato realizzato un complesso di opere edilizie senza le necessarie autorizzazioni. Non soltanto un fabbricato principale ad uso abitativo, ma anche altri manufatti, tettoie, vani tecnici, platee in cemento, recinzioni, cancelli e vaste superfici pavimentate. Un insieme di interventi che ha trasformato progressivamente l’area.
La situazione era stata rilevata durante un sopralluogo della polizia municipale nel giugno 2023. La ricostruzione è stata possibile anche grazie alle immagini satellitari: nell’ottobre 2020 il terreno risultava privo di costruzioni, nel marzo 2021 era già presente almeno una platea cementizia, mentre nell’agosto 2022 l’area appariva ormai completamente trasformata.
L’iter
La prima condanna era arrivata dal Tribunale di Massa il 26 febbraio 2025. La Corte d’appello di Genova, il 27 gennaio 2026, aveva successivamente rideterminato la pena, escludendo la continuazione tra i reati e stabilendo due mesi di arresto e le due ammende, rispettivamente di 5mila e 7. 862 euro. Era stato confermato anche l’ordine di demolizione delle opere abusive.
La proprietaria aveva contestato la propria responsabilità, sostenendo che non fosse stato dimostrato un suo effettivo contributo alla realizzazione degli interventi. Aveva inoltre chiesto di considerare limitata la gravità delle opere, richiamando la presenza di altri manufatti nella stessa zona. Contestate anche la demolizione e la mancata concessione delle attenuanti.
La Cassazione
La Cassazione ha respinto tutte le contestazioni. I giudici hanno sottolineato che le opere si trovavano su un terreno di proprietà della donna, che vi risiedeva e che durante il procedimento aveva ammesso di aver realizzato i manufatti senza i titoli necessari.
Quanto alla possibilità di regolarizzare le costruzioni, la sentenza evidenzia che l’area è sottoposta a diversi vincoli: si trova in zona sismica, in una fascia a elevato rischio idraulico e nella zona di rispetto autostradale. Condizioni che impediscono di ottenere il permesso per sanare gli interventi. La Cassazione ha quindi confermato la condanna e l’obbligo di demolizione.
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