Carrara, «prema “uno” per annullare» e spariscono oltre 26mila euro – Come funziona la nuova truffa e a cosa stare attenti
La vittima è una ragazza di 30 anni di Carrara: i soldi le sono spariti dal conto corrente con un bonifico senza causale
CARRARA. È a casa quando squilla il cellulare. «Sarà il solito numero sconosciuto», pensa mentre guarda svogliatamente lo schermo. Invece no: la sequenza di cifre forma il numero della sua banca, quello nazionale. Risponde. Nel frattempo, fa un rapido controllo. Vuole verificare, di truffe simili se ne sentono tante. Sì, tutto corrisponde.
La truffa
Intanto dall’altro lato è partita una voce, una di quelle registrate: «Prema il tasto 1 nel caso in cui non sia stata lei a compiere l’operazione all’estero». «Oddio, quale operazione?» pensa la ragazza di circa 30 anni, di Carrara. L’allarme è scattato e allora la giovane fa subito quanto le è stato detto. D’altronde, ha appena appurato che il numero corrisponde a quello del suo istituto. Poco dopo, ecco che la chiama un uomo. Si presenta come un operatore della banca e, per ragioni di sicurezza - spiega - le dice di disinstallare l’app della banca e di installare, al suo posto, due nuove applicazioni. Sempre per una questione di maggiore sicurezza, assicura. I contatti proseguono. A un certo punto la chiamano da un telefono cellulare perché la linea fissa cade spesso. Alla fine, tengono impegnata la 30enne per qualche ora.
Il possibile virus
Intanto si insinua il sospetto che dietro a tutto questo ci possa essere una truffa: allora la donna prova a comporre il numero ufficiale della banca ma, a ogni tentativo, cade sempre la linea. Forse, è il dubbio, è stato introdotto anche un virus che le ha impedito di raggiungere quel numero. Fatto sta che a un certo punto la richiama il sedicente operatore e la rassicura. «Macché, mica si tratta di una truffa». Non solo: la banca, aggiunge, è a conoscenza della pratica. La giovane è sempre meno convinta. Ormai è sera e, alla fine, riesce a mettersi in contatto con il call center, della propria banca e, in questo modo, blocca le carte di debito e di credito, riuscendo anche a disinstallare le due app.
La conferma
La mattina chiama subito la sua banca, che le conferma quello che ormai era più di un sospetto: sì, s’è trattata di una truffa. Dal conto corrente, infatti, mancano ben 26.800 euro. Spariti con un bonifico ordinario. «La donna si è recata subito in banca, la mattina stessa, per fare il disconoscimento e la denuncia di truffa. L’assistenza sui canali digitali, infatti, era attiva solo dalle 8 fino alle 20; per questo, una volta arrivata la sera, la cittadina ha potuto soltanto bloccare la carta, il cui servizio è disponibile h24», spiega l’avvocata di Confconsumatori di Massa-Carrara, Francesca Galloni, che sta seguendo il caso. Il raggiro è avvenuto a metà giugno. E, al momento, «non le è ancora stato restituito nulla. Quindi ora - spiega l’avvocata Galloni - abbiamo fatto il reclamo, facendo valere sia la mancanza assoluta di colpa - è la banca che deve dimostrare che la procedura di entrata nella app è regolare - sia la mancanza di colpa grave, visto che la donna non ha cliccato su link e non ha effettuato in prima persona il bonifico. Quest’ultimo è stato inviato dopo che la vittima ha installato le app fasulle, tramite le quali i truffatori sono riusciti ad appropriarsi dei soldi».
Truffe sempre più sofisticate
In più sul bonifico non era indicata alcuna causale. «Di fronte a importanti così elevati, si sarebbero dovuto attivare le procedure di contestazione da parte dell’istituto». Il punto è che le truffe, conferma l’avvocata, «sono sempre più sofisticate da un punto di vista tecnologico». Stavolta è bastata far scaricare un’applicazione per riuscire a introdursi nel conto corrente della vittima. Basti pensare poi al camuffamento del numero: quello che appariva sullo schermo corrispondeva a quello della banca, anche se dall’altra parte c’era un finto operatore. Truffe, quelle bancarie, che sono tra le tipologie più frequenti che arrivano agli sportelli di Confconsumatori. Tanto che l’associazione dei consumatori ha realizzato alcune infografiche per sensibilizzare i cittadini a fare particolare attenzione. Si riceve una chiamata - in apparenza - dal proprio istituto? È bene fermarsi un attimo, perché - spiega Confconsumatori - potrebbe trattarsi di vishing, ossia una truffa al telefono: il finto operatore finge di chiamare da una banca o da un altro ente per rubare codici e soldi. A livello psicologico, si punta sull’urgenza o sul creare allarme - come in questo caso - a causa di un’operazione bancaria sospetta. Da qui il consiglio: oltre a non fornire mai i propri codici, è importante anche non prolungare la chiamata, qualora ci si senta sotto pressione.
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