«La protesta Pro Pal bloccò il porto». Decreti penali per 39 attivisti a Massa-Carrara
La manifestazione nel mirino risale al 22 settembre scorso: sciopero generale di Usb. Le reazioni di Usb e Sinistra Italiana
MASSA-CARRARA. Notificati 39 decreti penali di condanna sul territorio provinciale collegati alle mobilitazioni per la Palestina. Un secondo capitolo, dopo la pioggia di avvisi di conclusione di indagine (circa cinquanta) per la manifestazione del 2 ottobre 2025, quando fu occupata pacificamente la stazione di Massa; stavolta nel mirino è finita manifestazione del 22 settembre 2025, che per alcune ore bloccò l’ingresso del porto di Marina di Carrara.
I decreti
Ai 39 attivisti destinatari del decreto (di cui 38 residenti in provincia e uno a Viareggio, riconducibili a Usb e Sinistra Italiana) viene contestato di «avere impedito per circa sette ore la libera circolazione sul viale Da Verrazzano ostruendola con il proprio corpo» in base all’articolo 1 bis del decreto legislativo 66/48. Si aggiunge l’aggravante di «avere commesso il fatto in più persone riunite». Ai 39 attivisti è stata inflitta una sanzione pecuniaria di 1.800 euro (invece di una pena di tre mesi di reclusione). A dare notizia dell’invio dei decreti penali, il sindacato Usb e Sinistra Italiana.
«I decreti – spiega Usb – fanno riferimento allo sciopero generale indetto dalla nostra organizzazione sindacale il 22 settembre 2025. In quella data migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutto il Paese incrociarono le braccia e bloccarono tutto. Nonostante la campagna di diffamazione e boicottaggio messa in campo dal governo e da sindacati ambigui, quello del 22 settembre è stato il più grande sciopero generale da decenni a oggi».
La ricostruzione del 22 settembre
Davanti al porto di Carrara, il 22 settembre scorso, i manifestanti esposero striscioni e una grande bandiera della Palestina, oltre che cartelli contro la guerra e il foraggiamento di armi a Israele. «Oggi – prosegue Usb – continua la campagna repressiva voluta dal Governo Meloni per abbattere e criminalizzare ogni forma di dissenso, lotta e critica nel Paese. Sindacati conflittuali come il nostro oggi fanno paura, e non ci sorprende l'accanimento che riscontriamo contro di noi. Non ci faremo intimidire, sapevamo di essere dalla parte giusta della storia allora e lo sappiamo oggi. Con orgoglio ammettiamo di non essere riusciti a voltarci dall'altra parte mentre bambini e innocenti morivano sotto le bombe sioniste, non esserci voltati dall'altra parte mentre nostri amici, compagni e concittadini salpavano il mare e venivano attaccati e arrestati perché colpevoli di portare aiuti umanitari a chi viveva sotto le macerie, colpevoli di non voltarci mai dall'altra parte di fronte alle ingiustizie del mondo, ogni volta che un lavoratore viene sfruttato, demansionato, sottopagato o umiliato. Per ora ci limitiamo a rendere pubblica la notizia di questa nuova ondata repressiva, assieme a tutte e tutti i colpiti sapremo in futuro organizzare una risposta adeguata».
Le reazioni
Usb annuncia poi per domani, venerdì 10 aprile, una mobilitazione: «Torniamo in piazza per la giornata di Liberazione di Massa e l'inaugurazione del nuovo spazio Apuano sociale e della nostra nuova sede».
Dura anche la condanna di Sinistra Italiana, per voce di Matteo Bartolini, segretario provinciale, e Dario Danti, segretario regionale, solidali con le persone colpite. «Mentre assistiamo alla violenza delle guerre portate avanti da governanti senza scrupoli, dobbiamo assistere all'arrivo di nuovi provvedimenti contro attivisti e attiviste che nell’autunno scorso hanno manifestato contro il genocidio in Palestina – spiegano –. Trentanove uomini e donne, in larga parte giovani, colpevoli solo di aver manifestato con altre centinaia di persone di fronte al porto di Marina di Carrara durante lo sciopero del sindacalismo di base. Una protesta decisa e non violenta con cui centinaia di persone hanno messo in campo il proprio corpo, come unica “arma”, per fare sì che nessun mezzo di terra né di mare potesse contribuire ad alimentare il meccanismo di guerra e di morte che porta distruzione in Palestina e in molte altre parti del mondo».
