È arrivata la droga della risata: anche in Toscana approda l’ultimo “sballo” fra i giovanissimi
L’ultimo caso e le immagini da Marina di Carrara: gonfiano di protossido d’azoto palloncini e aspirano. Il direttore dell’area Dipendenze e responsabile del SerD: «Una moda pericolosa»
CARRARA. Pare che neppure faccia sbellicare, ma viene chiamata Droga della risata. Non si ingerisce e non si inietta. Si inala. Sul mercato dello sballo non è “roba” nuova: la novità è che ne facciano uso i giovani, anzi, i giovanissimi carraresi. Immagini catturate da telecamere di videosorveglianza che riprendono le gallerie della Movida – siamo a Marina di Carrara, tra via Rinchiosa e via Genova – testimoniano che la “pratica” c’è. E chissà se ha i requisiti per diffondersi: dipenderà dalle “performance” attribuite ad essa da social network “frequentati” dai teenager locali. Così è.
Come funziona
Prendi una bomboletta che contiene protossido di azoto – che è un anestetico – ci gonfi un palloncino e te lo aspiri. Fatto. Non resta che lasciarsi andare allo stordimento. «È una moda pericolosa», commenta Maurizio Varese, direttore dell’area Dipendenze e responsabile del SerD (un tempo si chiamava Sert) dell’Asl nord ovest, che al Tirreno spiega anche il perché lo è.
Il video
Siamo nella galleria commerciale lato Sarzana che si apre tra via Rinchiosa e via Genova. È la notte tra venerdì 7 e sabato 8 marzo, manca una manciata di minuti all’una. Occhi elettronici riprendono un gruppetto di ragazzi: avranno 15-16 anni. Ai loro piedi c’è una bomboletta. Chiacchierano e intanto gonfiano palloncini neri: quando uno è pieno di gas – “pronto” – lo aspirano. A turno. Ce n’è per tutti.
Ad un certo punto arrivano altri amici, coetanei, e tutti stanno intorno al recipiente. E fin qui ci sono le immagini. Domenica mattina una residente trova un flacone pressurizzato nelle scale del condominio in cui abita: sembra vuoto e lo getta nel bidone della raccolta differenziata dei rifiuti.
I genitori
Succede che una parola tira l’altra – la comunità marinella è piccola – e quella bomboletta ritrovata casualmente viene accostata (è corretto) alle immagini del video della notte del 7-8 marzo. Cosa contiene quella specie di serbatoio portatile? Alcuni genitori temono che sia l’ultima frontiera della ricerca dell’euforia a tutti i costi.
Mistero svelato
Basta fare qualche ricerca in Rete e si trova il medesimo prodotto: serve per fare cocktail. Il problema è che i giovanissimi nel video ne fanno un uso diverso rispetto a quello per cui viene venduto. Si scopre che quella bomboletta contiene protossido di azoto: in medicina viene usato come anestetico e come analgesico. E allora Il Tirreno ha sottoposto il caso a Maurizio Varese che da più di 30 anni si occupa di dipendenze da droghe e non solo.
Il medico
«È il gas della risata – conferma – e a oggi non ho esperienza diretta» del fenomeno, dice, il che farebbe pensare che lo sbarco in terra apuana della Droga della risata sarebbe recente. Il gas con cui vengono gonfiati quei palloncini, inalato, «provoca vertigini, stordimento, euforia – spiega Varese – e senza dubbio è una pratica estremamente pericolosa, sia a breve che a lungo termine». A lungo andare, può causare finanche «danni neurologici permanenti», spiega il direttore del Serd.
Sniffato, il protossido di azoto può garantire quel “senso di leggerezza” che i giovanissimi oggi cercano forse più di altro, per sentirsi all’altezza delle situazioni, per godere al massimo della nottata. «Mi viene in mente quando negli Anni Settanta e Ottanta c’era chi respirava la benzina per provocarsi allucinazioni – racconta Varese – O quando si bollivano le pile esauste e poi si facevano (in dialetto si dice) “i fumenti” sempre per ottenere il medesimo effetto, o, ancora, quando si riempiva un sacchetto di plastica con il gas dei fornelli della cucina e poi ci si metteva la testa dentro per stordirsi». Da quelle passate a quelle all’ultima moda, sono «tutte pratiche – mette in guardia il medico – molto pericolose».
E non solo
Non resterebbe che vigilare e/o spiegare a questi giovani a cosa vanno incontro. Intanto, nelle immagini dei video di quella notte tra il 7 e l’8 marzo le telecamere per la sicurezza non hanno ripreso solo i palloncini neri che si riempiono di gas esilarante. Ci sono passaggi di mano. Soldi e oggetti di piccole dimensioni che vengono scambiati, sempre tra giovanissimi. E non occorre essere un poliziotto o un carabiniere per rendersi conto che lì, sotto la galleria, c’è chi piazza droga e chi la consuma. E capita che siano coetanei.
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