Promotrice finanziaria abusiva: scatta il sequestro di beni per 100mila euro
Lunigiana: la decisione del Tribunale dopo la richiesta di un creditore che ha perso i suoi soldi
COMANO. Isole Marshall, minuscolo Stato nell’Oceano Pacifico, un puntino invisibile sulla cartina geografica. Lunigiana, territorio cerniera tra Liguria e Toscana. A unire i due luoghi, lontani non solo per la smisurata distanza, era una 54enne di Comano. Ma soprattutto il collante erano i soldi in una triangolazione movimentata per via telematica con scambi tra Oceania, Londra e gli uffici della presunta broker.
Denunciata dalla Guardia di finanza e finita a giudizio, la donna nel 2024 ha patteggiato 10 mesi (pena sospesa) per abusivismo finanziario. Non era iscritta all’albo dei promotori finanziari e l’attività di raccolta dei risparmi è stata disconosciuta dalla Consob (autorità che vigila sui mercati finanziari): nessuna autorizzazione a fare intermediazione tra investitori locali e i trader sui mercati esteri.
Un fronte chiuso quello penale che, però, non mette una pietra sopra le operazioni che i finanzieri contestarono alla 54enne per un ammontare di oltre 300mila euro. È apertissima la trincea nel civile dove la donna è alle prese con le azioni di rivalsa avviate dagli ex clienti. Un risparmiatore, 74enne, residente sempre a Comano, che le aveva affidato 65mila euro, poi svaniti, ha ottenuto dal Tribunale un sequestro conservativo per 100mila euro. L’ordinanza conferma il provvedimento a tutela del creditore, i cui timori, già evidenziati con manovre della donna di mettere al sicuro la propria casa, sono quelli di non trovare beni da aggredire.
Scrive il giudice Ilario Ottobrino che «a fronte del contegno tenuto in passato dalla signora (il riferimento è non solo alle condotte rilevanti in ottica penalistica, ma anche alla costituzione di un vincolo di destinazione sui propri beni immobili) sussiste il fondato timore che sottragga le residue disponibilità economiche ai propri creditori ponendo in essere condotte distrattive, avendo questa richiesto ed ottenuto il dissequestro in sede penale». Di qui la conferma del sequestro fino a 100mila euro «in considerazione del danno prospettabile in capo al risparmiatore, pari a 65mila euro oltre interessi e rivalutazione dalla data dei fatti (quantificabili in ulteriori 20mila\25mila) e delle probabili spese connesse tanto al procedimento principale che a quello cautelare in corso di causa, nonché a quelle correlate all’esecuzione del procedimento di sequestro».
La società delle isole Marshall, contattabile su Internet, con cui lavorava la 54enne, non era autorizzata dalla Consob alla raccolta di fondi in Italia. Il sistema prevedeva che i risparmiatori dovevano registrarsi sul sito, poi versare il denaro su conti correnti o carte ricaricabili estere; quindi acquisivano la possibilità di operare su strumenti finanziari rischiosi. Quei risparmiatori, però, non avevano le competenze per decidere e seguire gli investimenti e gli andamenti borsistici soggetti a oscillazioni continue e molto dolorose se affrontate senza conoscenze professionali. E così delegavano i consulenti stranieri. A quel punto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, entrava in gioco la donna: era lei che, dietro provvigione, faceva da tramite tra gli investitori locali e i consulenti esteri, proponendo investimenti, raccogliendo e trasmettendo ordini di acquisto e di vendita di strumenti finanziari su conti di trading online. Soldi partiti dalla Lunigiana che, dopo aver fatto il giro del mondo attraverso i click dei computer, non sono più tornati a casa.
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