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cronaca

La picchiava, la minacciava di morte e la costringeva a prostituirsi: ma lei scappa con lui in Romania

Lui, 20 anni, è a processo ma i due coniugi oggi risultano irreperibili in patria. Il processo è ancora in corso


22 giugno 2022 Manuela D’Angelo


MASSA. È a processo per maltrattamenti e sfruttamento della prostituzione della sua compagna: la picchiava, la costringeva alla strada, la minacciava anche di morte, ma nessuno dei due si è presentato in aula ieri mattina. L’ultima volta che la donna ha risposto ad uno degli avvocati che le era stato affidato d’ufficio, pare abbia detto di essere tornata in Romania, insieme a lui, e di averlo anche sposato. Insomma, un ritorno di fiamma che però non “concede” alla giustizia italiana di “passare oltre” e dunque il processo all’uomo si farà. In aula c’è soltanto l’avvocato d’ufficio dell’uomo (Corrado Ceccarelli), un cittadino rumeno di soli 20 anni, perché nessun altro avvocato ha ricevuto l’incarico per la costituzione di parte civile.

Erano stati chiamati a testimoniare alcuni parenti sia di lei che di lui, ma nessuno si è presentato, se non l’agente della Scientifica che raccolse la denuncia della donna nel 2017 e fotografò i segni di alcune percosse. È in quell’atto che la Procura di Massa vide tutto l’orrore di un uomo violento, spesso ubriaco, che maltrattava la sua compagna e anche il loro figlio; inveiva contro di lei, picchiandola con calci, pugni e schiaffi; una volta la minacciò di morte con un coltello alla gola; la controllava nei suoi spostamenti, pretendendo che non uscisse di casa di giorno se non per fare la spesa e di notte per prostituirsi. Si faceva consegnare dalla compagna tutto il denaro che guadagnava sulla strada e che poi destinava al gioco d’azzardo, o all’acquisto di bevande alcoliche o gratta e vinci. In un altro episodio se la prese con il bambino ancora minore, perché piangeva e non voleva dormire e lo chiuse in bagno insieme alla madre, così da non essere più disturbato. Lei si prostituiva per lui e anche alla sua presenza: si legge nella denuncia, infatti, che l’uomo la accompagnava sul marciapiede e aspettava che la compagna consumasse i rapporti con clienti occasionali, per prelevare subito la somma ed evitare che lei ci facesse la “cresta”. Questi i fatti che dovevano essere provati in aula durante il processo, apertosi ieri davanti alla giudice Valentina Prudente. Invece, probabilmente, non se ne farà nulla: né l’uomo, né la donna infatti sono più reperibili.

In aula, ieri, l’avvocato d’ufficio che la donna si era vista assegnare come parte lesa nel processo, ha spiegato: «L’ultima volta che siamo riusciti a parlarle, tempo fa, ci disse che era tornata in Romania e che si erano sposati».

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