SuperEnalotto, dopo dieci anni il mistero resiste: ma i 147 milioni sono stati incassati da una persona
Viaggio a Bagnone, dove fu jackpot al Superenalotto. Mai scoperto il fortunato, anche se in paese sono convinti che i soldi siano rimasti allo Stato
«’A vint il Governo». Lo disse Nelso alla moglie Vanda (entrambi bagnonesi da sempre, ndr) dieci anni fa, a tavola, mentre il telegiornale annunciava la clamorosa notizia. «Non ha vinto nessuno, ’a vint il Governo». Lo dicono oggi, nel centro di Bagnone, i clienti irriducibili del bar di Anna Maria Ciampini. Quell’angolo di Lunigiana arredato da tavolini e sedie in cui, dieci anni fa esatti, è stato scritto un pezzi di storia del Superenalotto. E dove, nello stesso momento, ha preso vita una favola fatta di misteri e indizi, di riti e voci paesane. Che non è ancora finita. Anzi.
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Dopo dieci anni Bagnone cerca ancora l’uomo, o la donna, che con una schedina da due euro ha incassato la terza vincita più alta del concorso nazionale: 147.8 milioni di euro. Dieci anni fa, quando il mondo pose la lente d’ingrandimento su quel paesino incastonato tra i monti divenuto improvvisamente fonte della fortuna più pura, partì subito la caccia sfrenata al vincitore. Qualche pettegolezzo, un paio di sospetti più “strutturati” degli altri, ma nulla di più. Oggi, quel ritornello in pieno dialetto bagnonese - «’A vint il Governo» - sembra più un modo per giustificare l’assenza di un vincitore riconosciuto, che una reale convinzione collettiva.
Ma anche il sindaco attuale, Carletto Marconi, all’epoca dei fatti assessore, insiste sulla solita strada: «Io dico che c’è molto di strano in quella maxi vincita. Non escludo che ci sia lo zampino dello Stato. Non mi è mai parso troppo chiaro quell’episodio. Se avesse vinto uno di noi - dice - lo avremmo saputo». Da Roma, però, gli uffici della Sisal non alimentano la leggenda.
Non «’A vint il Governo». Un maxi milionario c’è. E si è fatto anche vivo velocemente per ritirare i soldi. «La vincita è attribuibile a una sola persona - spiega l’ufficio stampa Sisal - ed è stata regolarmente incassata».
E se il benefattore non si è mai fatto vivo con Bagnone - nonostante gli appelli del sindaco dell’epoca, Gianfranco Lazzeroni, che dopo l’alluvione del 2011 chiese un aiuto al “misterioso vincitore”, senza risposta, ovviamente - il paese ha comunque tratto benefici dal mega bacio della Dea bendata. «I numeri dicono che c’è stata un’impennata di presenze turistiche, in molti, addirittura -ricorda Marconi - subito dopo l’episodio fortunato venivano a Bagnone per giocare la schedina del Superenalotto. Oggi, quando un visitatore arriva in paese, come prima tappa ha proprio il bar di Anna Maria Ciampini». Anche lei, titolare del bar più fortunato della Toscana, e non solo, è stata al centro del gossip paesano, designata come possibile ultramilionaria.
Oggi, Anna Maria è ancora lì. Come dieci anni fa. Dietro al bancone, a servire cappuccini, caffè e prosecchi. «Non li ha vinti nessuno quei soldi, inutile cercare il vincitore. Ci ricordiamo di chi ha giocato in quei giorni e nessuno ha cambiato stile di vita», dice.
È quasi rassegnazione quella degli abitanti di Bagnone. Il vincitore rimane un mistero. Oppure, se si trattasse di un paesano, è stato bravo a nascondersi, a passare inosservato. «Non credo che quei soldi siano finiti di nuovo nelle casse dello Stato - dice l’ex sindaco Lazzeroni - secondo me sono stati vinti da qualcuno di passaggio. Che magari ha anche ascoltato i miei appelli affinché donasse qualcosa al paese e al territorio, specie dopo l’alluvione, ma non l’ha fatto per non uscire allo scoperto. Peccato, perché il bilancio corrente di Bagnone, dieci anni fa, era di due milioni e mezzo di euro. Col 10% della vincita - conclude Lazzeroni ridendo - avremmo potuto ricoprire d’oro il paese».
