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Lucca

Un tecnico sanguigno votato al gioco offensivo e in cerca di un rilancio

Luca Tronchetti
Un tecnico sanguigno votato al gioco offensivo e in cerca di un rilancio

Guido Pagliuca, 45 anni, di Cecina, due campionati vinti in serie D  il condottiero della memorabile impresa di sette anni fa a Correggio  

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Organizzazione di gioco, compattezza in fase di recupero della palla e continui movimenti fatti di uscite con rientri dalle posizioni e sfruttamento degli spazi. Questo il credo tattico di Guido Pagliuca (in foto), 45 anni, candidato a ricoprire il ruolo di allenatore della Lucchese in serie D nella stagione 2021-22. Un tecnico "operaio", maniacale, grande lavoratore, che si alza la mattina presto per andare sui cantieri nell'azienda edile di famiglia. Un trainer legato a filo doppio con la parte più calda del tifo per quella vittoria epica datata 4 maggio 2014: l’impresa di Correggio che riportò, dopo il secondo fallimento, la Lucchese in C. Quella vittoria resta il punto più alto della sua carriera iniziata nel 2007-2008 a Cecina in sostituzione di Roberto Galbiati. In D ha vinto due campionati: oltre a quello celebrato con i rossoneri, il primo nella stagione 2010-11 a Borgo a Buggiano portato nella prima volta nei professionisti.

PREGI E DIFETTI

Alla meticolosità nel lavoro sul campo, all’autorevolezza con i giocatori, al carisma nello spogliatoio e alla contagiosa empatia con i tifosi fanno da contraltare l’eccessiva aggressività con gli avversari, lo scarso feeling con gli arbitri e i loro collaboratori come dimostrano le espulsioni in panchina rimediate nella sua carriera e un carattere “fumantino” anche nel rapporto con la sua dirigenza che l’ha portato in questi anni troppo spesso all’esonero o, come dice lui, alle dimissioni. Prima di Lucca era capitato a Gavorrano e Bogliasco, nei sette anni successivi a Imola (ma lì si trattò di uno spiacevole equivoco) a Forte dei Marmi, a Ghivizzano e a Piancastagnaio. A pensarci bene la sua carriera e il suo percorso professionale, se solo lui avesse avuto un carattere più malleabile e almeno leggermente più incline al compromesso, sarebbe stata identica a quello di Massimiliano Alvini. Perché sul piano dello sviluppo delle idee e del gioco, Pagliuca ha mostrato concetti interessanti. La sua Lucchese sul piano dell’aggressività e del pressing era propositiva e faceva divertire i tifosi. Il quesito che si pongono in molti è presto detto: sul piano caratteriale Pagliuca si è evoluto oppure è rimasto lo stesso di sette anni fa? Vero che il presidente Bruno Russo, (ma anche il direttore generale Mario Santoro che lo aveva cercato a ottobre 2019 dopo il ko con il Casale in D alla sesta di campionato) è tra i pochi che riesce a tenerlo a bada e frenare i suoi bollenti spiriti. Ma la speranza oggettiva è che l’esperienza di Cremona in B (stagione 2019-20) come vice di Marco Baroni gli sia servita per migliorare il carattere e riuscire a gestire meglio l’emozione e soprattutto le avverse decisioni dei direttori di gara.

IL MODULO

A inizio carriera e a sue spese per due mesi ha studiato gli allenamenti di Zdenek Zeman quando guidava il Lecce e quelli di Marco Giampaolo quando allenava il Cagliari. Maestri di calcio e con identica impostazione tattica: 4-3-3 o al massimo 4-3-1-2. Tridente offensivo di stile zemaniano e difesa a quattro ispirata alla tattico di mister ex Milan e Torino e in procinto di firmare due stagioni con il Sassuolo. Lui, al momento preferisce non rilasciare dichiarazioni. Ma è chiaro che spera in cuor suo in una chiamata (c’è già stata?) del suo mentore Bruno Russo o del dg Mario Santoro. Sa bene che per lui questo è l’ultimo treno utile per poter riaffacciarsi al calcio che conta. Se dovesse firmare porterebbe come collaboratore tecnico il fedele Stefano Fracassi per tutti «Il Nero» . —

Luca Tronchetti

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