Lucca, massacrato da un 16enne per aver chiesto meno rumore: brutte notizie dall’ospedale per Elia Bertolini
Il 42enne di Pontetetto colpito selvaggiamente da un ragazzino. La moglie: «Nessuno ci ha chiesto nemmeno scusa»
LUCCA. Da una parte le indagini, che hanno già portato gli investigatori a identificare come presunto responsabile dell’aggressione, un 16enne, che sabato 30 maggio è stato accompagnato in questura insieme alla madre. Dall’altra le condizioni di Elia Bertolini, il quarantaduenne di Pontetetto pestato nella sera di venerdì 29 maggio dopo aver richiamato alcuni ragazzi che scorazzavano in motorino sotto casa. Condizioni che continuano a preoccupare medici e familiari, in particolare per quel che riguarda l’occhio colpito – molto probabilmente con un casco – che Bertolini rischia di perdere.
Le indagini
Il presunto aggressore – uno studente di 16 anni che era in compagnia di altri due coetanei – è stato subito individuato dalla polizia. E nella mattina di sabato 30 maggio gli agenti sono andati a prenderlo a scuola. Il ragazzo era tranquillamente a lezione e in un momento successivo è giunta in questura anche la madre informata dagli inquirenti. Gli atti sono stati subito trasmessi alla procura dei minori di Firenze che, al momento, non ha preso alcun provvedimento immediato. Neanche la misura di prevenzione dell’obbligo di firma in questura magari dopo le 19 che avrebbe imposto allo studente e ai suoi due amici di presentarsi negli uffici di polizia per firmare nell’apposito registro. E in un momento in cui si registra una crescita esponenziale dei reati commessi da minorenni tanto da aprire un dibattito sulla loro punibilità, tra esigenze di sicurezza sociale da un lato e tutela rieducativa dall’altro, un segnale di fermezza e rigore sarebbe stato quantomai opportuno viste anche le condizioni della vittima dell’aggressione.
Le condizioni di Bertolini
«Siamo continuamente tra casa e ospedale – racconta la moglie Stefania Floris – Un giorno sì e uno no dobbiamo tornare per controlli e medicazioni. L’occhio è abbastanza compromesso e l’oculista non si pronuncia ancora. È questa la cosa che ci preoccupa di più». Bertolini è stato dimesso, ma il percorso di recupero si annuncia lungo. Le conseguenze del colpo ricevuto sono pesantissime. «Le fratture vanno dall’orbita dell’occhio allo zigomo, passando per il naso fino all’attaccatura della mandibola. Non riesce praticamente a masticare e anche alimentarsi è diventato difficile». La donna parla con una stanchezza che traspare da ogni parola. Da giorni si divide tra le cure al marito, il lavoro e una montagna di documenti da sistemare. «Non ho ancora avuto il tempo di rendermi conto di quanti giorni siano passati. Mi sembra di vivere in una bolla. Mi sono seduta dieci minuti prima della vostra telefonata».
Porgere le scuse
Almeno per ora, nessuno si sarebbe fatto avanti per porgere le scuse alla vittima dell’aggressione. Né il ragazzo individuato dagli investigatori, né la sua famiglia. «Personalmente non abbiamo ricevuto nulla. Né in ospedale né a casa. Poi magari ci avranno cercato e noi non c’eravamo, questo non lo posso escludere. Però, ad oggi, nessuno ci ha contattati». Un’assenza che Stefana non commenta con rabbia. Semmai con disincanto. «Per certe riflessioni non esiste una scadenza. Non sono yogurt che dopo un po’ scadono. Sarà una questione di coscienza. Ognuno farà i conti con la propria». Sorprende il tono con cui parla dei ragazzi coinvolti. Nessun desiderio di vendetta, nessuna invettiva. «Io non provo rabbia. E neppure mio marito. Ci fanno pena, questo sì. Molta pena. Quello che hanno fatto dovranno portarselo dentro loro, non io».
Colpito dal casco
Resta però lo sconcerto per una violenza che appare sproporzionata rispetto a quanto accaduto. Con il passare delle ore prende corpo anche un’ipotesi precisa sulla natura del colpo che ha devastato il volto di Bertolini. «Molto probabilmente è stato un casco. Dai riscontri che abbiamo avuto sembra questa la spiegazione più plausibile. I traumi riportati non sono compatibili con un semplice pugno. È stato un colpo violentissimo». Anche la dinamica continua a presentare zone d’ombra. «Mio marito aveva un ragazzo davanti, ma è convinto che non sia stato lui a colpirlo. Dice che se avesse ricevuto un pugno se ne sarebbe accorto. Chi lo ha colpito potrebbe essere arrivato lateralmente. Sono cose che forse riusciranno a chiarire gli investigatori». Adesso la famiglia prova a guardare avanti. «Una lezione l’abbiamo imparata – conclude Stefana – in situazioni del genere bisogna sempre chiamare le forze dell’ordine. Mio marito è uscito perché la situazione era diventata esasperante per tutti quelli che abitano nel nostro palazzo. Ma nessuno immaginava che sarebbe finita così. È andata male a lui, ma è andata male anche a quei ragazzi. Perché una cosa del genere non doveva succedere e ora si faranno carico delle conseguenze».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=ffcda45)