Lucca, morto sul lavoro: nessuna responsabilità per la fine di Luca Giannecchini
Disposta l’archiviazione per l’infortunio mortale del 2024, l’impegno della moglie Lucia per la sicurezza sul lavoro
LUCCA. Sabato saranno due anni che Luca non c’è più. Sposato e padre di due figli, Luca Giannecchini aveva 51 anni quando la mattina del 21 marzo del 2024 rimase sepolto sotto quintali di terra in uno sbancamento stradale a Sant’Alessio. Stava lavorando per realizzare un allaccio alle fognature. Le chiamano morti bianche, quelle in cui si perde la vita sul posto di lavoro. A volte per responsabilità di chi dovrebbe garantire la sicurezza e non lo fa per avidità o cialtroneria, a volte per un destino che non può essere modificato.
Per la morte di Luca Giannecchini la risposta giudiziaria è stata quella dell’archiviazione. Nessuna responsabilità penale all’esito delle indagini svolte dal servizio di sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl. Agli avvisi di garanzia iniziali, firmati per consentire la nomina di legali e medici in occasione dell’autopsia, non è seguito un riscontro che portasse a contestazioni di rilievi penali verso datore di lavoro o committente. L’approfondimento del personale deputato a chiarire il rispetto delle regole di un cantiere all’aperto, come quello in cui è morto Giannecchini, non ha portato all’individuazione di una figura a cui addossare, in via colposa, l’epilogo per quello che è accaduto. Una morte senza responsabili. Alla famiglia resta il dolore per la perdita di un padre e un marito amorevole. E il ricordo di una persona che continua a vivere non solo nella memoria dei suoi cari. Per volontà della moglie (rifiuta l’aggettivo vedova) Lucia Sarconio è nata l’associazione “Super papà Luca Giannecchini Aps”. È una tappa di un percorso iniziato fin dai giorni della tragedia per proteggere i figli Viola e Fausto, 4 e 7 anni, e per divulgare la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.
La storia di Luca è una delle 14 raccolte nel libro “Ti sentirai sicuro come prima? ” Una piccola antologia di chi, uscito di casa dopo aver salutato i familiari, è finito all’obitorio.
Riportiamo alcuni stralci del libro riferiti a quel tragico 21 marzo 2024. Una vita distrutta, altre condannate a reinventarsi e a fare i conti con un’assenza senza ritorno.
«Quella mattina del 21 marzo, solo due giorni dopo la festa del papà, Luca uscì di casa come sempre. Salutò Lucia con un bacio sulla fronte e lei gli diede un pezzo della torta rimasta della sera prima: “Portala ai colleghi vedrai che la finiranno in un attimo”. Poco dopo Luca le scrisse un messaggio: “Amore, la torta è super buona. Metà è già sparita”».
L’incidente.
Il lavoro prevedeva lo scavo sulla strada profondo circa due metri per accedere a una valvola difettosa.
«La trincea era stata aperta il giorno prima, ma le condizioni del terreno erano critiche: aveva piovuto a lungo nei giorni precedenti e la terra era diventata pesante, umida, instabile. Nonostante ciò per Luca – esperto e meticoloso – si trattava di un lavoro già affrontato decine e decine di volte. Una routine. Poco prima della pausa caffè, Luca, preciso come sempre, decise di fare un ultimo controllo. Voleva verificare che tutto fosse a posto, che la valvola funzionasse correttamente. I colleghi stavano uscendo dallo scavo, ma lui si voltò e disse: “Aspettate un attimo, voglio dare un’ultima occhiata”. Fu in quell’istante che la terra crollò. Una prima frana improvvisa travolse Luca mentre era ancora dentro lo scavo. Le pareti laterali collassarono, facendo cadere su di lui un’enorme quantità di terra e pietra. I colleghi scavavano a mani nude. Lo chiamavano per nome. Lui rispondeva. Stringeva le mani di chi riusciva a toccarlo. Era cosciente. Ma il peso della terra era troppo. Aveva le clavicole e lo sterno rotti, il torace compresso».
Luca lottò fino all’ultimo respiro in mezzo al fango e con i colleghi impegnati nel tentativo disperato di salvarlo.
«Mancò fra le braccia dei suoi colleghi con la mano di Piero (un amico, ndr) stretta nella sua – è il ricordo affidato al libro – Una stretta che, a un certo punto, si sciolse. Lucia lo aveva sentito pochi minuti prima».l
