Lucca, la Trebesto dopo i Daspo: «Intimidazioni fasciste contro la nostra società»
Il sodalizio denuncia le minacce ricevute per mesi. «Ci dissociamo da chi ha ricevuto i Daspo, ma va chiarito il contesto»
LUCCA. Lo scontro del 3 gennaio nel dopo gara di Asd Popolare Trebesto-San Vito va oltre le scaramucce sportive. Ci sarebbe una matrice politica dietro ai fatti conclusi con una denuncia ai carabinieri e due Daspo della questura per il giocatore 32enne di Lucca (un anno) e l’ex dirigente, coetaneo, di San Pietro a Vico (3 anni) , entrambi della squadra locale.
La società di Sorbano del Giudice, il cui spirito antifascista e antirazzista è nel Dna costitutivo di chi ne fa parte e ne difende i valori, premette che «già a suo tempo ha preso le distanze dal comportamento dei suoi associati, non ritenendo le loro azioni riconducibili all’espressione collettiva della società». Detto questo prende parola per dare la sua versione su cosa è successo il 3 gennaio dopo la partita di Terza categoria. E parla apertamente di provocazioni non estemporanee, ma quasi pianificate.
Durante la gara «la tifoseria ospite ha tenuto dei gravi comportamenti antisportivi, intimidatori e violenti. Tra le cose più gravi si segnalano: cori ripetuti di marcata natura fascista come “Boia chi molla”; bicchieri lanciati sul terreno di gioco durante la gara; ripetute offese e minacce ai nostri giocatori e tifosi, tra cui l’intimidazione a una ragazza di 12 anni, a cui il gruppo di tifosi ha intimato di togliersi la sciarpa della Trebesto».
Il sodalizio aggiunge anche diversi episodi che nei mesi precedenti hanno scandito in un clima intimidatorio la vita della società e dei suoi associati.
Il campo sportivo “Stadio Bardo” e le macchine di alcuni soci della Popolare Trebesto sono stati più volte danneggiati con simboli che inneggiano al fascismo e al nazismo (svastiche, croci celtiche, fascio littorio e varie frasi tipiche degli ambienti di estrema destra) . «Situazione che si è riproposta prontamente la notte del 3 gennaio 2026 – aggiungono dalla società – . Alla fine della partita il giocatore, poi oggetto di Daspo, ha accompagnato la sua compagna e le loro figlie piccole alla vettura. In tale occasione un gruppo di tifosi ospiti si è avvicinato e uno di loro ha chiesto a gran voce di fare le “foto alle macchine dei giocatori Trebesto”, lasciando chiaramente intendere che dovevano essere in seguito ben identificabili. Solo a questo punto, il giocatore ha deciso di richiamare il presidente del San Vito, persona conosciuta e stimata da diversi soci della Trebesto, alla responsabilità rispetto alle azioni della sua tifoseria».
La Trebesto fa una parziale autocritica sui toni adottati dal giocatore che «sono stati agitati e alti ma senza un intento minatorio, anzi, la conversazione fra il giocatore e il presidente ha previsto uno scambio di opinioni in cui lo stesso presidente condivideva parzialmente le ragioni del tesserato». In quel momento l’ex dirigente, presente al campo sportivo, ha cercato il confronto con il presidente del San Vito dicendogli che, «se i tifosi gli avessero spaccato la macchina, avrebbe dovuto assumersi la responsabilità. A quel punto, il presidente della squadra ospite ha lanciato la propria carta di identità in faccia all’ex dirigente della Popolare Trebesto, che ha risposto con una reazione fisica la cui entità verrà discussa nelle sedi opportune, sicuramente non riconducibile alla gravità di due pugni come apparso sui giornali». Sulla prognosi di 15 giorni certificata dal pronto soccorso per il 35enne presidente del San Vito, la Trebesto nutre forti dubbi.
«Una malattia di tale gravità non appare congruente con i fatti, ma anche queste saranno valutazioni che verranno affrontate nelle sedi competenti» conclude la società che precisa di «non intende difendere il comportamento del proprio ex dirigente. Entrambi i soggetti coinvolti, nonché la Trebesto stessa, hanno tempestivamente indirizzato le proprie scuse sia al presidente che ad altre persone indirettamente coinvolte e il dirigente ha rassegnato le dimissioni il 7 gennaio 2026, ben prima di conoscere dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico».l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
