Lucca, nella casa di Claudio concentrazioni di gas fino 650 ppm: «Così si perde conoscenza in meno di un’ora». I valori e come funziona il rilevatore domestico
Il monossido di carbonio (CO) si misura in ppm, parti per milione: indica quante “particelle” di gas sono presenti in un milione di particelle d’aria
LUCCA. Quando sono entrati nell’abitazione di Claudio Tori i vigili del fuoco indossavano le maschere collegate alle bombole di ossigeno e ovviamente avevano addosso i rilevatori di monossido di carbonio che sono dati loro in dotazione. «Hanno subito rilevato la presenza del gas – dice un pompiere –. Al piano terra c’erano circa 350 ppm di monossido mentre al piano superiore il livello era vicino ai 650», racconta uno dei vigili del fuoco. Sono livelli elevati.
Ma cosa significano quei numeri? Il monossido di carbonio (CO) si misura in ppm, parti per milione: indica quante “particelle” di gas sono presenti in un milione di particelle d’aria. È una scala che sembra piccola, ma basta pochissimo per fare danni. Il CO è inodore, incolore, insapore: non si vede e non si sente. E quando ci si accorge che qualcosa non va, spesso è tardi.
I valori
Già a 35 ppm, se l’esposizione dura diverse ore, possono comparire mal di testa e vertigini. È il valore massimo consentito per un’esposizione prolungata negli ambienti di lavoro. A 100 ppm i sintomi diventano più evidenti: nausea, stanchezza, difficoltà di concentrazione. Con 200 ppm dopo due o tre ore possono insorgere forte mal di testa, confusione e perdita di lucidità.
A 400 ppm si può perdere conoscenza in meno di due ore. A 800 ppm lo svenimento può arrivare in 45 minuti, con rischio di morte entro due ore. A 1.600 ppm bastano venti minuti per perdere i sensi. I livelli rilevati nell’abitazione – 350 e 650 ppm – rientrano in una fascia in cui l’esposizione prolungata può diventare rapidamente letale.
Il motivo è biologico: il monossido si lega all’emoglobina del sangue con un’affinità oltre 200 volte superiore a quella dell’ossigeno. In pratica “ruba” spazio all’ossigeno e impedisce ai tessuti di respirare. Il cervello è il primo a soffrire. Si diventa confusi, assonnati, poi si perde conoscenza senza quasi rendersene conto.
Secondo le stime della Società italiana di medicina ambientale (Sima), il CO causa tra 350 e 600 decessi ogni anno in Italia, con oltre 6.000 ricoveri ospedalieri per intossicazione, e l’80% degli episodi si verifica all’interno delle abitazioni. La prevenzione, però, è semplice e costa poco. In commercio esistono rilevatori domestici di monossido di carbonio certificati, alimentati a batterie o collegati alla rete elettrica, che costano meno di 30 euro.
Funzionano con sensori elettrochimici: quando il gas supera una certa soglia, scatta un allarme sonoro potente. Alcuni modelli hanno anche un display che indica i ppm presenti nell’aria. Non evitano la fuga di gas, ma avvisano in tempo per aprire le finestre, uscire di casa e chiamare i soccorsi. Un oggetto piccolo ma che può fare la differenza tra un malore e una tragedia.
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