Lucca, botte e calci al figlio di dieci anni: chiesta la condanna della mamma
Due anni di pena nel processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia
LUCCA. Se ne accorsero a scuola. E non rimasero in silenzio nel vedere il bimbo che mostrava un disagio evidente.
L’origine, scoprirono poco dopo, andava ricercata nel contesto familiare. Una segnalazione necessaria per cogliere i primi segnali di un malessere che, dopo gli accertamenti delle forze dell’ordine, nel tempo ha imboccato la strada giudiziaria.
La mamma, poco meno di 60 anni lucchese, (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr) è finita a giudizio davanti al primo collegio del Tribunale per maltrattamenti in famiglia e nell’ultima udienza il pm Vito Bertoni ha chiesto una condanna a 2 anni con la sospensione condizionale.
I fatti risalgono a un periodo che va dal 2020 al 2021. Il papà del bimbo non si è costituito parte civile e, grazie al lavoro dei servizi sociali, la situazione familiare pare rientrata con il piccolo che non è mai stato tolto ai suoi genitori.
Restano, per l’accusa, gli episodi violenti, anche con percosse e calci al bambino che all’epoca aveva 10 anni. Un crinale di precario equilibrio tra severità della mamma nell’educazione del figlio e i maltrattamenti veri e propri.
In un primo momento l’ipotesi da contestare poteva essere quella dell’abuso dei mezzi di correzione, ma nella valutazione dei comportamenti della donna, a cui il marito non si opponeva, è prevalsa la linea del profilo penale più grave.
Quegli eccessi nel rimproverare il bambino o imporgli una educazione da caserma e anche peggio, non potevano essere derubricati alla voce di una generica rigidità nella donna nel crescere il figlio. C’era dell’altro che, secondo l’accusa, è deragliato nella violazione del codice penale.
Uno degli aspetti emersi durante le indagini, e poi confermato nel corso dell’istruttoria dibattimentale, e che potrebbe essere una chiave di lettura sulle presunte violenze della donna sul figlio è quello della religione.
La coppia segue il credo della religione egizia con regole e princìpi che nel periodo finito sotto la lente degli investigatori potrebbero aver influito in un’educazione rigorosa, oltre ogni misura, ai danni del bambino.
Un ambiente familiare con la mamma a imporre un sistema pedagogico sui generis sfociato in una richiesta di condanna con l’accusa di aver maltrattato il figliol
P. B.
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