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Tribunale

Lucca, ciclista si schianta in una buca: Comune condannato a risarcirlo

di Pietro Barghigiani

	Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale

Valutata la mancata manutenzione della strada e l’assenza di cartelli

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LUCCA. Una buca profonda, ma soprattutto non segnalata. Il ciclista se ne accorge solo quando la ruota anteriore si pianta nella piccola voragine che diventa la causa di una caduta che mette ko l’atleta e danneggia la bici.

Per quel volo con lesioni medicate al pronto soccorso, il Comune è stato condannato a risarcire un ciclista, allora tesserato per la società sportiva Asd Abetone Gravity, con circa 8mila euro.

L’episodio risale alla mattina del 14 febbraio 2020. Il ciclista professionista si stava allenando da solo quando, arrivato in località Nozzano, in corrispondenza del civico 2340 (circa 50 metri prima dell’incrocio con via Parti), finì con la ruota anteriore in una stretta e profonda buca presente sul margine destro della carreggiata. Un attimo dopo rovinò a terra procurandosi una serie di contusioni tra braccia e schiena. Portato al San Luca e sottoposto ad esami radiografici, l’atleta venne dimesso con diagnosi di “contusione emicostato destro”. Nei giorni successivi il dolore alla mano destra lo costrinse a fare ulteriori visite dalle quali venne fuori anche una frattura dello scafoide carpale. Di qui l’azione legale per una richiesta di risarcimento.

Per il Tribunale (giudice Anna Martelli) va riconosciuta la responsabilità del Comune nella mancata manutenzione della strada e l’assenza di indicazioni sull’esistenza di fonti di pericolo. Tuttavia, a carico del ciclista è stato ravvisato un concorso di colpa del 30 per cento.

Un testimone in aula ha ricostruito l’episodio: «Il giorno dei fatti ero a bordo della mia macchina, ero dietro ad un ciclista a una distanza di circa 80 metri, ad un certo punto ho visto il ciclista cadere, mi sono fermato per chiedergli se si fosse fatto male. Mi vengono mostrate le foto di cui al documento e riconosco i luoghi in cui si è verificato il fatto e la buca in cui è caduto il ciclista, riconosco anche la bici del ciclista che vedo raffigurata nella foto mostratami, ricordo che la ruota davanti era danneggiata». E ancora: «Ho visto il ciclista cadere e ribaltarsi e mi sono fermato perché vedendolo cadere in quella maniera pensavo si fosse fatto male assai. Non ho visto la buca davanti a lui ma ho visto il ciclista cadere. La bicicletta quando mi sono fermato era piantata nella buca e lui era per terra».

Una dinamica chiara e con un testimone ritenuto affidabile. Ma per il giudice non tutta la colpa va ascritta all’inerzia del Comune nella cura della strada. «Si ritiene che la condotta della vittima abbia avuto anch’essa una determinante, ma non esclusiva, incidenza causale nella produzione del sinistro – si legge nella sentenza – e ciò in considerazione del fatto che la buca era sufficientemente visibile al momento della caduta, avvenuta pacificamente in orario diurno e cioè a metà mattinata; che la sconnessione stradale interessava un tratto stradale verosimilmente conosciuto all’attore, quale ciclista professionista abituato ad allenarsi assiduamente sulle strade della provincia; che l’attore, non avendo veicoli o altri ciclisti avanti a sé che potessero ostacolare la propria visuale, poteva avere una completa percezione della strada; che l’anomalia stradale riguardava una piccola porzione della carreggiata e poteva essere evitata con una semplice manovra. Tutto ciò anche in considerazione della qualità di ciclista professionista dell’attore». l




 

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