Da Lucca il gelato da giro del mondo che conquista tutti: papi, vip e bambini
La forza di una storia di migrazione e lavoro che si rinnova con sapori sempre nuovi: oggi al profumo di zabaione, caffè e crumble candito
LUCCA. “Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati”…La strofa iconica de “I giardini di marzo”, brano cult di Lucio Battisti datato 1972, ben si addice a una storia d’amore lunga 70 anni con quel dolce alimento amato da grandi e piccini che è stato fonte di lavoro e di successo per la famiglia Pacini, una dinastia di gelatieri che hanno fatto fortuna nella Mitteleuropa, e oggi festeggia offrendo gratuitamente la sua arte golosa. Ai “Gelati di Piero” in via Roma dalle 15 alle 16,30 la clientela e i tanti turisti – che affollano il locale con unanimi consensi e apprezzamenti – sono invitati a celebrare degnamente l’avvenimento: l’inizio, nel 1955, da Bielefeld nel Nord Reno-Westfalia della splendida avventura che prosegue nel tempo con inalterata passione. Piero e Caroline Pacini, maestri gelatieri, omaggiano la città e a chi ha dato vita al sogno di una generazione di un’altra nuova creazione: il gelato “Grazie Nonna”. «Si tratta – dice Piero Pacini, cuore italiano, testa teutonica – di un mix di zabaione con crema di caffè e crumble candito al cioccolato. Offriremo il nuovo gelato e gli altri gusti gratuitamente dalle 15 alle 16,30».
Le origini
La storia dell’affermazione della famiglia Pacini tra i gelatieri d’Europa e la storia di una sfida di persone che si sono rimboccate le maniche e hanno lasciato l’Italia in cerca di un futuro migliore: dal Brasile all’Olanda sino alla Germania con il ritorno definitivo a Lucca dove tutto aveva avuto origine. Perché i Pacini – Lucchesi nel Mondo e premiati con la medaglia d’oro – sono originari di Crasciana di Bagni di Lucca dove partirono come figurinai alla fine dell’Ottocento. A Piero Pacini, artigiano del gelato capace di conciliare tradizione e innovazione alla continua ricerca dell’originalità, si illuminano gli occhi ricordando le tappe salienti di una sfida generazionale tramandata da padre in figlio: «Mio bisnonno Eugenio partì assieme ai fratelli per San Paolo del Brasile. Loro rimasero in Sudamerica e i loro nipoti sono affermati imprenditori nel settore del rame. Lui invece soffriva il clima caldo-umido e dopo qualche anno rientrò a Bagni di Lucca». Ma alla fine della Grande Guerra, Eugenio Pacini si ritrovò in ristrettezze economiche. Così, con moglie e figli, proseguì il suo cammino di migrante con una diversa destinazione: il Nord Europa: «Sbarcò a Rotterdam in Olanda. E dalle statuine di gesso passò ben presto ai gelati aiutato dai figli tra cui mio nonno Piero. Fondamentale fu l’incontro, prima della Seconda Guerra mondiale, a Dresda con un gelatiere, Mosena, originario di Ponte delle Alpi nel bellunese con cui instaurò un’amicizia fraterna tanto da iniziare a lavorare con lui trasportando il gelato, villaggio per villaggio, con il carretto a mano. Con il sudore della fronte riuscì a mettersi in proprio acquistando il carrettino a spinta e l’attrezzatura necessarie. Nel 1927 era nata la prima di figli: Dosolina. Nel Dopoguerra sposò Adelmo Betti gelatiere italiano che aveva fatto fortuna nei Paesi Bassi».
Tedeschi presi per la gola
Ma il secondo conflitto mondiale era alle porte e la Germania non era più sicura: «Mio nonno Piero, sposato con nonna Chiara Nardi, assieme a mio babbo Celestino e mio zio Alberto e altri tre figli, rientrarono a Crasciana. Grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca venne chiamato a fungere da interprete dei nazisti nel momento peggiore del conflitto con il pericolo di rastrellamenti e fucilazioni. Con malcelato orgoglio dico che a nessun abitante di Crasciana venne mai torto un capello». Ma nel 1949 il sogno di prendere per la gola i tedeschi e imporre il gelato come il dessert ideale riprende e la famiglia Pacini si sposta a Bielefeld. «Con il dialogo, l’educazione e le buone maniere, marchio di fabbrica di famiglia, riescono nel 1955 ad ottenere il primo locale in affitto e aprirono la prima gelateria. Fu un successo nonostante le poche risorse. E dopo Bielefeld ecco le sorbetterie a Darmstadt, Amburgo e Karlsruhe». E accanto ai gusti tradizionali ecco la cassata, lo zuccotto e il semifreddo crema-cioccolata con panna a decoro ribattezzato “Fiorentina” che fece impazzire i tedeschi.
Italia andata e ritorno
Nel 1962 i fratelli Celestino e Alberto si staccano dal padre Piero e si mettono in proprio aprendo una gelateria a Bunde, 19 chilometri più a Sud, sempre in Renania settentrionale: «Nascono tre Ice Caffè Roma, tutti a livello artigianale, e mio padre e mio zio diventano monopolisti assoluti del settore in quella cittadina di 30mila abitanti. Oggi lì sorge la gelateria Roma di mio cugino Roberto che è stata ristrutturata nel 2015. Nel 1972 a Luebbecke apre l’Ice Caffè Pacini, un altro locale storico e di grande appeal ancora oggi gestito da mio fratello Fabio». Negli anni Ottanta, Celestino Pacini e sua moglie Rossana, i genitori di Piero, decidono di rientrare con la famiglia a Lucca: «Nel 1983 acquistano lo storico bar Lazzari in piazza Napoleone che diventerà bar Pacini. Un’esperienza che si concluse in un anno in mezzo: abituato all’efficienza tedesca mio padre mal sopportava la burocrazia italiana».
Clienti vip
La famiglia riparte per la Germania: destinazione Monaco: «La scelta cadde su Erding, un paese della Baviera. Era il 1985 e decise che lì avrebbe realizzato il nuovo locale: l’Ice Caffè Firenze. Lui, grande appassionato di sport e come me tifoso dell’Inter, era affascinato dalle Olimpiadi. Nel 1972 era andato in treno a vedere il villaggio degli atleti a Monaco notando che l’ultima fermata era proprio Erding, cittadina termale visitata giornalmente da 5000 persone: fu un autentico boom». La gelateria di Erding diventa meta dei calciatori del Bayern Monaco, il più titolato dei club tedeschi: «Da noi sono passati l’immenso kaiser, Franz Beckenbauer, Sepp Maier, Uli Hoeness, Lothar Matthaus e soprattutto Karl Heinz Rummenigge habitué del locale. Un buon cliente era anche il golfista Bernhard Langer e soprattutto il grande attore Peter Ustinov». C’è poi la storia con Papa Ratzinger, Benedetto XVI: «Per due volte abbiamo portato la nostra vaschetta di limone all’allora cardinale, divenuto il 256esimo Papa, che era stato arcivescovo di Monaco e Frisinga».
Gli anni Duemila
Celestino Pacini alla fine degli anni Novanta lascia la guida dei locali ai figli Piero e Fabio. Ma agli inizi del Duemila arriva una proposta indecente e la famiglia decide di vendere la gelateria di Erding. Racconta Piero Pacini: «Sono bilingue: nella mia infanzia ho vissuto sei mesi in Germania e altrettanti in Italia e dopo il matrimonio nel 1995 con Caroline (padre statunitense e madre tedesca) conosciuta all’aeroporto di Monaco ho padronanza dell’inglese. Dopo la cessione dello storico locale io e Caroline avevamo visto una gelateria a Salisburgo proprio davanti alla casa di Mozart. A un passo da stipulare il contratto i miei genitori decidono di rientrare a Lucca. Era il 2011 e il primo ottobre 1998 avevo avuto il più bel regalo di compleanno: mia figlia Chiara, che un giornale tedesco ribattezzo “la principessa del gelato”. Nel 2013 passando per piazza San Michele si paventò l’opportunità di rilevare un fondo e non ebbi esitazioni. Poi nel dicembre 2017 il trasferimento in via Roma accanto a Canto d’Arco. In città possiamo vivere di turismo, gastronomia e valorizzazione del patrimonio culturale e artistico».
Tutti i gusti
Un maestro gelatiere è come un grande interprete della musica leggera. E come nel 1978 Paolo Conte interpretava “Gelato al Limon”, negli anni Ottanta il toscano Pupo furoreggiava con “Gelato al Cioccolato” ecco che Piero Pacini crea una linea di gelati innovativi con accostamenti speciali e unici. Si va dal Gusto del Maestro, dedicato a Giacomo Puccini (crema, cioccolato fondente e goccio di rum), al Gusto del Presidente, in onore del Capo dello Stato, Sergio Mattarella (base di ricotta, crema di liquore Strega e aggiunta di gelato fondente a goccia), dal Girone dei Golosi, in omaggio ai 500 anni dalla nascita del sommo poeta Dante Alighieri (cioccolato tre volte extra fondente variegato con marmellata di arancia e una cascata di arancia candita) al Caravaggio, in ricordo dello straordinario pittore della luce (crema di torrone con aggiunta di arancia, crema, granella di nocciole, tutto rigorosamente senza glutine) sino al Burlamacchi (farina di castagne, caramello salato e granella di cioccolato). Eppoi i gelati della tradizione, i senza glutine, quelli dedicati a personaggi o eventi (Bob Dylan, il Giro d’Italia, Pokemon). Insomma ce n’è per tutti i gusti: «Devo ringraziare la mia Caroline e le sue straordinarie papille gustative. È lei che assaggia per prima, giudica, decide e suggerisce. E non sbaglia un colpo». E “I Gelati di Piero” sono meta di artisti (Dustin Hoffman e Giacomo Storti i più recenti), imprenditori (John Elkann) e cantanti. Proprio ieri si sono svolte nella gelateria di via Roma le riprese del videoclip "Mi amiga Miranda" con le piccole Matilde Donati (cantante) e Miranda Laginja (ballerina).
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=f46202b)