Il Tirreno

Lucca

La sentenza

Lucca, gravi errori nelle cure dentali: dentista condannata a risarcire la paziente

di Pietro Barghigiani
Lucca, gravi errori nelle cure dentali: dentista condannata a risarcire la paziente

Un conto di oltre 45mila euro per le negligenze accertate della professionista

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LUCCA. Una sequela di errori nella cura dei denti al punto da doversi rivolgersi ad altri professionisti per sistemare una bocca danneggiata e con una certificazione medica di danni permanenti.

Dallo studio dentistico al Tribunale, il calvario di una lucchese, all’epoca dei fatti 30enne, è passato dal fronte sanitario a quello legale con la condanna dell’odontoiatra lucchese a un risarcimento che supera i 45mila euro. Un conto da suddividere tra il danno da pagare alla paziente, da tempo ex, la restituzione dei soldi versati al tempo delle cure oltre alle spese legali e delle consulenze. Tutto a carico della professionista la cui negligenza è stata censurata dal collegio peritale nominata dal giudice Maria Giulia D’Ettore.

La paziente con gravi problemi dentali era stata seguita dalla professionista dalla fine del 2009 al novembre 2014. Quando aveva iniziato a perdere i denti, a fronteggiare infiammazioni e a vedere gli impianti non più stabili si era rivolta ad altri studi.

I consulenti del Tribunale hanno esaminato radiografie e paziente; la conclusione è alla base della sentenza: «Gli interventi e le terapie indicate in ricorso non sono stati eseguiti nel rispetto delle regole della scienza medica, e vi fu imprudenza, imperizia e negligenza in quanto la tipologia di riabilitazione protesica pianificata (fissa + mobile) era priva di indicazione in considerazione della giovane età della periziata e della sua condizione sociale, la protesizzazione eseguita è risultata difforme, per confezione, dagli usuali canoni di congruità a riguardo di adattamento, morfologia, estetica e rapporti occlusali ad esito delle cure endodontiche eseguite, e della confezione delle protesizzazioni, si sono instaurati fenomeni flogistici infiammatori periodontali rilevanti a carico di tutti gli elementi dentari presenti».

In sostanza, per i periti, erano praticabili altre soluzioni riabilitative che sarebbero risultate più consone e meno invasive, «dovendosi le conseguenze dannose riscontrate ascrivere alla scelta terapeutica praticata, inadeguata al caso specifico e non correttamente praticata». Alla paziente hanno dovuto estrarre almeno tredici denti, quasi la metà di quelli che la riabilitazione implanto-protesica avrebbe dovuto ripristinare con un costo stimato in 14mila euro. A quello vanno poi aggiunte altre voci di risarcimento che la dentista è stata condannata a pagare, compresi i 9mila euro incassati per un’attività odontoiatrica definita negligente e dannosal


 

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