Il Tirreno

Lucca

La ricostruzione

«Vieni, ti do 3mila euro», poi la pugnalata mortale: la trappola e gli attimi del femminicidio di Barga

di Luca Tronchetti

	Vittorio Pescaglini, l’omicida reo confesso della moglie. Maria Batista Ferreira, la vittima dell’ennesimo femminicidio. I resti di Maria Batista Ferreira nascosti sotto una coperta.
Vittorio Pescaglini, l’omicida reo confesso della moglie. Maria Batista Ferreira, la vittima dell’ennesimo femminicidio. I resti di Maria Batista Ferreira nascosti sotto una coperta.

La confessione del femminicida davanti al pubblico ministero e al gip del marito della donna uccisa: «Ho perso la testa quando lei mi ha scritto che non voleva più la separazione»

28 febbraio 2024
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LUCCA. Le ha teso una trappola inviandole un messaggio in cui le dava un appuntamento sotto l’hotel Gorizia, dove la moglie era andata a vivere da novembre, per consegnarle i soldi che lei le chiedeva con insistenza: tremila euro. In realtà aveva deciso di ammazzarla e si è presentato con un’arma da taglio ritenuta micidiale e appena la donna si è avvicinata non ha avuto pietà e l’ha colpita con alcuni fendenti perforandole il polmone destro e causandole una morte praticamente istantanea.

Davanti al pm e al gip
Scosso, affranto, prostrato, ma lucido e perfettamente consapevole di aver ucciso la donna che aveva condiviso con lui 20 anni di vita insieme. È uscita alle 2 di notte dalla caserma della Compagnia dei carabinieri di Castelnuovo – l’unica nel territorio attrezzata con sistemi di videoregistrazione – il sostituto procuratore Paola Rizzo, titolare dell’inchiesta. Vittorio Pescaglini, 56 anni, di Fabbriche di Vallico, dipendente della cooperativa di facchinaggio Aurora che si occupa della raccolta dei rifiuti, adesso si trova rinchiuso nel penitenziario di San Giorgio con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e porto abusivo di arma da taglio, ha impiegato oltre due ore e mezzo per raccontare al magistrato la sua verità. Una verità poi ripetuta per oltre 90 minuti – con modi e toni differenti e tra la lacrime, sintomo di un pentimento latente – nel pomeriggio di martedì 27 febbraio in carcere davanti al giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri nel corso dell’udienza di convalida. «Sì l’ho uccisa, ma non volevo farlo, sono pentito. Sono un uomo distrutto», la frase pronunciata di fronte al suo legale Mara Nicodemo. Appena entrato nella casa circondariale l’omicida, che non è sorvegliato a vista dalla penitenziaria, è stato preso in carico dal medico e dallo psichiatra.
La molla dell’omicidio
A far scattare la molla dell’omicidio un sms che lunedì 26 febbraio la moglie Maria Batista Ferreira, 51 anni, originaria di Recife (Brasile) aveva inviato al coniuge in cui le faceva sapere che non voleva più firmare la separazione. La coppia – che si era conosciuta nel 2002 in Sudamerica e si era sposata nel 2004 – era già stata dal sindaco Giannini per un primo incontro e proprio martedì 27 febbraio avrebbero dovuto firmare la fine del rapporto. Lui voleva chiudere quel capitolo della sua vita, ma lei invece non era affatto convinta: aveva paura di perdere i diritti sulla casa (la coppia era in comunione dei beni), l’eventuale pensione di reversibilità e temeva anche di perdere la cittadinanza e tornare in Brasile, dove vive la figlia avuta da una precedente relazione. Infine il lavoro di badante non andava bene e il marito era l’unica fonte di sostentamento. Quel rifiuto a firmare la separazione è stato il detonatore del femminicidio. Probabilmente ci ha rimuginato per un’intera notte e poi ha messo in piedi quella macchinazione: ha caricato in auto l’arma adatta, ha consegnato i cani a un amico sostenendo che sarebbe partito per un viaggio e ha inviato quel messaggio alla moglie per incontrarla consegnandole quel denaro con la scusa di convincerla a ritornare sui suoi passi. E la trappola ha funzionato.

Il racconto al magistrato
Ai carabinieri e al pubblico ministero ha raccontato i momenti precedenti al delitto. «Quel sms in cui mi diceva che non voleva più separarsi mi ha mandato in tilt», ha detto al magistrato. Così poco prima delle 17,30 di lunedì 26 febbraio Pescaglini è arrivato a bordo della sua Fiat Punto blu in via Cesare Battisti a Fornaci di Barga parcheggiando l’utilitaria ai lati della strada accanto all’albergo. A quel punto ha invitato la moglie a uscire dalla sua stanza e raggiungerlo in strada. Fuori stava piovendo a dirotto e lei si è infilata un giaccone ed è uscita arrivando sino al marciapiede dove l’attendeva il marito con i fari dell’auto accesi. «Quando l’ho vista non ci ho visto più: ho afferrato il pugnale e le ho dato due coltellate». Il femminicida ha usato il leggendario First Blood Survival Knife, lama di 18 centimetri, conosciuto come il coltello di John Rambo protagonista del film cult con Sylvester Stallone. Un’arma micidiale e utilizzata per la caccia, la pesca e l’attività di sopravvivenza e guerriglia. Per la consorte non c’è stato scampo. A quel punto l’assassino ha gettato a terra l’arma nelle vicinanze del cadavere e ha atteso l’arrivo del 118 e dei carabinieri consegnandosi senza opporre resistenza. Prima ha mandato un messaggio a una conoscente scrivendo «Stavolta ho fatto una c.....a». 

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