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Lucca

L’incendio dell’autobus è partito dalla trasmissione

Luigi Spinosi
L’incendio dell’autobus è partito dalla trasmissione

Borgo a Mozzano: questa l’ipotesi più probabile al momento, ma anche per i sindacati il vero problema è l’eccessiva anzianità dei pullman

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BORGO A MOZZANO. Un incendio insolito, non perché i pullman non siano mezzi a rischio, anzi (e del resto le cronache nazionali lo testimoniano spesso), ma per l’origine. Il bus devastato dalle fiamme martedì mattina a Corsagna si trova attualmente all’officina pisana di Autolinee Toscane, per essere esaminato alla ricerca delle possibili cause del rogo. Una ricerca non facile, viste le condizioni in cui il fuoco ha ridotto il mezzo, del quale è rimasto sostanzialmente solo lo scheletro. Però, stando alle indiscrezioni, qualche elemento sarebbe comunque emerso.

In particolare sembrerebbe che, contrariamente a quanto sarebbe facile pensare, l’incendio non sarebbe partito dal motore, fra l’altro revisionato molto recentemente (nei veicoli più vecchi, come questo appunto, il motore viene sottoposto a verifiche ogni 8mila chilometri). L’ipotesi al momento più probabile è che le fiamme si siano sviluppate partendo dal meccanismo della trasmissione, un tipo di incendio possibile, anche se davvero molto raro (nella maggior parte dei casi un guasto alla trasmissione comporta “solo” il blocco del mezzo).

Di tutte le possibili cause a decretare la fine tra le fiamme del bus è stata la più insolita, anche in un panorama che, parlando dei pullman in generale – al di là del caso specifico di Corsagna o di Autolinee Toscane – si scopre non essere dei più tranquillizzanti. Mediamente, infatti, a ogni anno in Italia un migliaio di pullman vengono danneggiati o distrutti dal fuoco, soprattutto per un particolare, la presenza di chilometri di cavi elettrici che, pur con tutte le tecnologie e i materiali moderni possono diventare silenti inneschi di incendi. Ma, come detto, non sarebbe questo il caso del bus distrutto a Corsagna.

Certo però che il fattore età pare aver inciso: il mezzo infatti aveva 23 anni di servizio sulle sue “spalle”, e anche se sulla carta aveva ancora parecchia strada da fare rispetto al milione di chilometri che ci si attendono da un bus Mercedes come era quello, era pur sempre un mezzo del secolo scorso. Anzi, del millennio scorso. E non è nemmeno l’unico visto che, come evidenziato più volte dalla stessa At, la nuova compagnia ha ereditato un parco macchine decisamente agée, anche per i ritardi nella gara per l’affidamento del servizio, con il tempo che passava e con il vecchio gestore che non aveva interesse a rinnovare un parco macchine di un’attività che avrebbe dovuto lasciare. Un punto condiviso anche dai sindacati, che adesso sperano in un colpo di reni del nuovo titolare: «Autolinee Toscane a breve dovrebbe fare un punto sugli investimenti, e speriamo che ci sia un’accelerata sul rinnovo del parco macchine, dopo i danni provocati dalla gara ritardata», commenta Leonardo Andreozzi della Filt Cgil.

Un’accelerata di cui si avverte un gran bisogno, visto che il caso di Corsagna è, per quanto clamoroso, solo l’ultimo di una lunga serie, iniziate già da prima del passaggio di consegne, tra freni guasti, rotture dello sterzo, pneumatici scoppiati, solo per restare ai casi di cronaca, e che solo per un puro caso fortuito non si sono trasformati in qualcosa di più grave. Una fortuna che ha assistito anche il caso di Corsagna, con solo un passeggero e l’autista al momento dell’emergenza: «Immaginate che cosa sarebbe potuto accadere se fosse successo su un pullman pieno, con i passeggeri che avrebbero potuto farsi prendere dal panico – aggiunge il sindacalista – la realtà è che, come abbiamo ripetuto tante volte, nel bacino di Lucca viaggiano troppi pullman che hanno più di 20 anni. In particolare alle sedi di Camaiore, Castelnuovo, Mologno, Piazza al Serchio e Fornoli (e proprio da Fornoli arrivava il bus bruciato a Corsagna ndr). Io che sono entrato a lavorare in azienda nel 1997 a Camaiore mi trovo a salire anche su pullman del 1995 o del 1996».

Insomma, la speranza è che l’episodio di martedì serva a cambiare le cose in fretta.

«Ora diventa importante – ha commentato anche il sindaco di Borgo a Mozzano Patrizio Andreuccetti – capire bene il perché dell’accaduto per scongiurare simili problematiche. Di quanto successo ho informato anche il Prefetto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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