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Ora il Livorno s’attacca alla matematica ma per vincere la D serve un miracolo – Il punto

Alessandro Cesarini il mago fermato da un brutto infortunio nel suo momento migliore (Silvi)
Alessandro Cesarini il mago fermato da un brutto infortunio nel suo momento migliore (Silvi)

Gli amaranto si avviano alla terza stagione fallimentare dopo il 5° posto con Toccafondi

30 marzo 2024
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LIVORNO. «Le speranze ci sono se c’è una squadra. Il Livorno visto contro il Cenaia di rischia di non andare ai playoff, altroché campionato».

Mister Fabio Fossati nel post partita di Pontedera ha risposto così alla domanda se il Livorno dovesse definitivamente dire addio a speranze di promozione, mentre Esciua ha parlato di «mandare in campo tre-quattro juniores» e di «un periodo finale per valutare chi dovrà restare e chi no».

I numeri parlano chiaro: servirebbe un miracolo, forse anche qualcosa di più, con Pianese e Gavorrano che dovrebbero suicidarsi, vedendo anche il calendario dei maremmani. Per questo, dopo il quinto posto dello scorso anno (settimo senza il ricorso di Seravezza), la strada è quella dell’ennesimo fallimento sportivo in fila. Tre anni nei dilettanti, tre anni senza conquistare una promozione sul campo. I motivi? Svariati. L’unica speranza è che la lezione possa servire, altrimenti la via per uscire dall’inferno resterà ancora sconosciuta al Livorno.

Scelte sbagliate

In estate il casting infinito. Prima il diesse: Giovannini, Obbedio, Mussi e altri ancora. Il primo fa faville in C con l’Arezzo, il secondo va bene ad Albinoleffe, il terzo se lo è preso il Trapani ammazza campionato in D. Quindi la scelta dell’allenatore: da Tabbiani a Pagliuca, da Maccarone a Gaburro. Alla fine? Favarin. Calcio antico, rapporto complicato con i senatori dopo poche giornate e un esonero – parole di Esciua – che sarebbe dovuto arrivare anche prima. In un calcio, quello italiano, dove in Serie A negli ultimi 15 anni chi ha vinto più scudetti non è una società, bensì un dirigente, Beppe Marotta, il Livorno non ha trovato in tre anni una figura di alto livello per la gestione tecnica. “Uno come Giovannini”, hanno chiesto i tifosi la scorsa estate. Invece in questi tre anni ci sono stati Pinzani, Califano e ancora Pinzani. Ogni anno una marea di giocatori, sessioni di mercato infinite e risultati scadenti. La lezione? Per il prossimo anno serve un uomo con competenze e conoscenze assolute a cui dare carta bianca.

Tabù attaccante

Quando si costruisce una casa si parte dalla fondamenta. Quando si costruisce una squadra per vincere si parte dall’idea di avere un centravanti che possa fare 15-20 gol. Uno che nella partita sporca trovi la zampata da tre punti. Uno che il Livorno non ha dai tempi di Vantaggiato in Serie C, tanto per intendersi.

Dal 2017-18 in poi per gli attaccanti amaranto andare in doppia cifra è stata un’impresa. Il massimo è stato raggiunto negli ultimi due anni. Lo scorso anno top scorer Frati con 6 gol stagionali, quest’anno c’è Giordani a 6 e la doppia cifra è di nuovo distante.

Le scelte offensive di quest’anno, a esclusione di Cesarini (qui la sfortuna ha colpito duro) e Giordani per larghi tratti, sono state disastrose. Male Cori, malissimo Tenkorang, per cui è stato fatto anche un investimento oneroso e Luis Henrique non è uno da 20 gol. Altro appunto per la prossima stagione sarà quello di trovare un Bomber con la “B” maiuscola.

Tante dimissioni

Più indizi fanno una prova. Il Livorno lo scorso anno aveva come società una macchina perfetta. Un gruppo di lavoro da professionismo prestato ai dilettanti. Una struttura che in Serie D non c’entra niente. Da inizio anno c’è stato l’addio di Protti, ferita mai ricucita nel cuore dei tifosi, quindi Discalzi, Bacciardi e ora Tacchi. In mezzo anche le dimissioni di Pinzani e Palumbo. Insomma, lavorare nel Livorno appare impresa ardua. La società non ha un responsabile marketing, un responsabile della comunicazione e vari collaboratori del settore (grafici e video) e come diesse ha Alessandro Doga ad interim che era partito con la juniores.

Tutti temi fondamentali per guardare al futuro e cercare di costruire un domani migliore visto che Esciua ha ribadito il suo obiettivo di riportare il Livorno in B entro il 2028. Passando per un finale a cui va trovato un senso. Perché adesso un senso non ce l’ha.
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