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Disastro Livorno, addio sogni. Caos negli spogliatoio, con dimissioni: cosa è successo

di Alessandro Lazzerini

	I giocatori del Livorno a fine partita (foto Franco Silvi)
I giocatori del Livorno a fine partita (foto Franco Silvi)

A Pontedera pari imbarazzante contro il fanalino Cenaia davanti a 400 tifosi amaranto Rabbia Esciua: «Una vergogna, chiedo scusa, nessuna tolleranza per chi non ha animo»

29 marzo 2024
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PONTEDERA. Disastro totale. A Pontedera contro il Cenaia il Livorno offre una delle prestazioni più brutte della propria storia. Contro una squadra, con tutto il rispetto, con un piede e mezzo già in Eccellenza, imbottita di ragazzini, di giocatori che la Serie D non l’avevano mai fatta e un budget dieci volte inferiore, gli amaranto non riescono a portare a casa i tre punti.

Non riescono neanche a tirare in porta con 25’ di superiorità numerica. È la fotografia di un fallimento tecnico che non permette al Livorno di approfittare di un campionato di livello a dir poco mediocre. Il Gavorrano pareggia, poteva essere il giorno del -3. E invece il Livorno tocca il fondo. Esciua tuona in conferenza stampa e promette cambiamenti. La realtà, però, dice che la sua prima stagione in amaranto è insufficiente.

Partita imbarazzante

La traversa di Tenkorang seguita dal gol di Luci al 17’ avevano illuso tutti. Livorno in vantaggio e l’idea di una partita in scioltezza. E invece col finire del primo tempo gli amaranto calano, prima di giocare una ripresa indegna. Il pareggio di Bartolini rinvigorisce definitivamente il Cenaia che al 72’ resta in dieci. Ma l’assalto finale del Livorno è un caos totale. Palloni lunghi, errori macroscopici e cross dritti sul fondo. Finisce 1-1 e i 400 tifosi arrivati al Mannucci cantano “il Livorno siamo noi”. Senza contestare, nell’indifferenza, il peggiore dei mali.

Esciua tuona

Tempo per analizzare la stagione del Livorno ce ne sarà abbastanza. Gli errori della società sono evidenti fin dall’inizio, dalle prime scelte. Il presidente Joel Esciua non si nasconde dietro un dito e si prende le sue responsabilità in una conferenza stampa schietta, senza mezzi termini. «Solo due parole mi vengono a mente: scusa e vergogna. Possiamo solo chiedere scusa ai tifosi che hanno sostenuto la squadra in modo commovente. Ho visto giocatori senza voglia. E l’apice della vergogna si è raggiunto quando il Cenaia è rimasto in 10, a tratti in 9 per un giocatore infortunato. E noi litigavamo col pallone senza riuscire a costruire neanche un arrembaggio di carattere».

Ecco la prima analisi della stagione: «Non salvo nessuno della squadra. Abbiamo sbagliato, prendendo giocatori senza voglia, con la pancia piena e senza volontà. Sono estremamente deluso e non è la prima volta. Fosse per me metterei in campo i ragazzi della Juniores per vedere se almeno loro fanno meglio. Da qui in avanti gioca chi ha voglia, non ci sarà tolleranza per chi dimostra di non avere animo».

A fine partite negli spogliatoi ci sono state scintille tra il presidente amaranto e il responsabile della comunicazione Gianni Tacchi che nel post partita ha rassegnato le dimissioni, accettate dalla società. «È un qualcosa che dovevamo fare prima – commenta Esciua –. Ci saranno cambiamenti. Non ci sarà più spazio per superficialità, arrendevolezza e per chi non ha abbastanza voglia di fare. Abbiamo sbagliato le scelte e per il prossimo anno dovremo capire chi potrà far parte della squadra, e anche dello staff. È stato un suicidio sportivo, spettacolo indegno per una squadra che vuol vincere la D».

Fallimento tecnico

Esciua nel finire dell’intervista conferma che «i miei progetti di portare il Livorno in B in cinque anni non cambiano. Se non andiamo su è “solo” un anno perso». E se le speranze di promozione ormai sono quasi nulle serve prendere la lezione per il prossimo anno. Il Livorno, per l’ennesimo anno consecutivo, ha sbagliato tutto dal punto di vista tecnico. Esciua aveva promesso ds e allenatore di Serie C, sono arrivati Pinzani e Favarin, due scelte di ripiego. E poi una squadra che non ha mai brillato. 40 giocatori impiegati e tanto caos dentro e fuori dal campo. Tutto da rifare.


 

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