Livorno calcio, Nardi: «Ho visto la palla entrare e ho sentito un boato»
Amaranto: Niccolò racconta il gol, l’esultanza e la corsa verso Favarin. «Prima della partita mi ha detto di incidere, sento la sua fiducia»
LIVORNO. Niccolò Nardi non è una sorpresa, perché il suo percorso a livello giovanile con la Fiorentina è stato di altissimo livello, ma in questi anni di ragazzi usciti da vivai importanti che poi però hanno deluso ne abbiamo visti molti. La stagione è ancora lunghissima e il giudizio non può che attenersi a queste due prime uscite ufficiali, ma, per adesso, il ragazzo gioca bene. E la prestazione, con gol, a Poggibonsi ne è la conferma. «È stata una bella azione corale – esordisce il numero 7 –. Giordani e Mutton sono stati bravi a crederci, io mi sono inserito in area al momento giusto e ho cercato di piazzarla al meglio. Il mister mi dice di ragionare da trequartista e di inserirmi più spesso, ha avuto ragione».
E poi quella corsa verso la curva.
«Quando ho visto la palla entrare ho sentito un boato impressionante. Non mi era mai capitato ed è come se fossi andato in blackout. È stato naturale andare sotto la curva, non potevo fare altrimenti».
Ha celebrato il gol scoccando una freccia, è la sua esultanza?
«A dir la verità no, però sabato pomeriggio dentro di me mi ero detto che sei avessi segnato avrei fatto quel gesto. E così è stato».
Abbiamo visto anche un bell’abbraccio con mister Favarin.
«Prima della partita mi ha detto che avrei dovuto incidere perché potevo farlo. Sta apprezzando tanto le mie qualità e sento tutta la fiducia che ha in me, per questo l’ho ringraziato con quel gesto. È passato solo un mese e mezzo, ma ha cambiato la mia mentalità e il modo di approcciare la fase difensiva. La sua idea è di rendermi un centrocampista più completo».
Gioca da mezz’ala, anche se di solito faceva il trequartista.
«Sì, nasco trequartista, ma sento che questo è il mio ruolo. Ho più visione e tempi di gioco e mi permette di arrivare da dietro con gli inserimenti. Mi piace attaccare gli spazi».
Ha un giocatore a cui si ispira?
«Il mio idolo di sempre è l’ex Real Madrid Isco, mentre in Serie A guardo tanto i centrocampisti offensivi come Luis Alberto e Zielinski».
Che cambiamento ha notato nel calcio dei grandi?
«L’impatto è diverso. Me lo immaginavo e ho cercato di farmi trovare il più pronto possibile. Il gioco è meno fluido, ci sono meno tempi per pensare e si basa più alla sostanza. Anche l’intensità è altissima. Però per adesso mi trovo bene e non mi sono mai sentito così tanto in fiducia. Sono contento».
Quest’estate aveva tante richieste, perché Livorno?
«Perché la piazza non devo certo raccontarla io e poi sia il diesse Pinzani che mister Favarin mi hanno fatto sentire importante fin da subito. È un’opportunità unica».
Tra le pretendenti c’era anche il Grosseto. Domenica per lei sarà un derby nel derby.
«È una partita di grande spessore, sentita dalle due tifoserie e anche a livello personale avrò qualche stimolo in più. Va affrontata come una partita normale, senza troppa pressione. Dall’altra parte ho amici come Macchi e Aprili con cui abbiamo condiviso insieme l’esperienza nel settore giovanile. Per novanta minuti però saremo nemici».
Chissà se segnasse ancora...
«Sarebbe il massimo».
Un’ultima cosa. Per adesso un grande Livorno: dov’è il segreto?
«Nel gruppo. Siamo tutti uniti verso lo stesso obiettivo. E questo viene confermato anche in campo. Lavoriamo bene insieme nelle due fasi e siamo tutti pronti alla battaglia. Questa squadra lotta per la maglia e anche a Poggibonsi si è visto».
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