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La riflessione

Marino Biancotti (Piloti): «Il porto di Livorno regge alle crisi internazionali»

di Iacopo Simoncini

	Biancotti
Biancotti

Il capo pilota della Corporazione: «Traffici stabili nel primo semestre 2026. Il Mar Rosso pesa più dello Stretto di Hormuz, ma la vera sfida sarà gestire la crescita quando finiranno i conflitti»

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Il porto di Livorno continua a dimostrare una buona capacità di tenuta nonostante il contesto geopolitico internazionale ancora segnato dalle tensioni in Medio Oriente. A tracciare il bilancio dei primi sei mesi del 2026 è Marino Biancotti, capo pilota della Corporazione dei Piloti del porto di Livorno, che evidenzia un andamento sostanzialmente stabile delle attività e guarda con cauto ottimismo alla seconda parte dell'anno.

«Nei primi sei mesi del 2026 il numero delle prestazioni di navi soggette a pilotaggio nel porto di Livorno, rispetto al primo semestre dello scorso anno, è sostanzialmente invariato», spiega Biancotti. Anche il dato relativo alla stazza complessiva delle navi registra «una leggera crescita, ma con percentuali minime», segnale di un comparto che, pur senza particolari accelerazioni, mantiene i propri livelli operativi.

Secondo il capo pilota, gli effetti delle crisi internazionali si riflettono sullo scalo labronico soprattutto attraverso le difficoltà nel Mar Rosso, più che attraverso le tensioni nello Stretto di Hormuz. «Livorno risulta più influenzata dalla crisi nel Mar Rosso che non dallo Stretto di Hormuz. Il passaggio dal Capo di Buona Speranza anziché dal Canale di Suez aumenta la navigazione di un paio di settimane, con il conseguente aggravio dei costi, e rende più appetibili i porti del Nord Europa rispetto al rientro nel Mediterraneo attraverso Gibilterra».

Diverso, invece, l'impatto delle tensioni che interessano il Golfo Persico. «La riconversione della raffineria Eni, che da tempo non riceve più petrolio greggio ma prodotti già raffinati, fa sì che le difficoltà della navigazione nello Stretto di Hormuz abbiano effetti più contenuti sul porto di Livorno», osserva Biancotti.

A fare la differenza è soprattutto la versatilità dello scalo livornese. «La capacità del porto di Livorno di accogliere tutte le tipologie di navi e di merci fa sì che al calo di un determinato traffico corrisponda spesso l'incremento di un altro, consentendo allo scalo di mantenersi a regime anche durante i periodi difficili che abbiamo attraversato negli ultimi anni».

Per il secondo semestre del 2026 non sono attese variazioni significative. «Personalmente non mi aspetto grandi cambiamenti fino alla fine dell'anno», conclude Biancotti. L'unico scenario che potrebbe modificare sensibilmente il quadro sarebbe una distensione delle crisi internazionali: «In caso della fine di questi conflitti, le variazioni potrebbero essere positive. Paradossalmente, però, proprio in quel momento, in attesa delle nuove infrastrutture, la vera difficoltà sarà riuscire a far fronte all'incremento dei traffici».

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