Livorno, con un tombino spacca l'ingresso della pizzeria "Charleston"
L'amarezza di uno dei soci della pizzeria di viale Alfieri, Antonio Cataldo: «Settecento euro di danni per non rubare niente»
LIVORNO. Nuova spaccata alla pizzeria Charleston di viale Alfieri. È l’ennesimo furto subìto da Antonio Cataldo e Amedeo Simeone, conosciutissimi ristoratori livornesi. Nella notte fra venerdì 10 e sabato 11 luglio il locale è stato preso di mira da un ladro che prima ha cercato di fare irruzione dal retro, bloccandosi di fronte a un cancelletto, poi ha sollevato la saracinesca anteriore e mandato in frantumi il vetro antisfondamento con un tombino riuscendo nell’intento. Alla fine non è riuscito a portare via praticamente nulla, ma ha lasciato dietro di sé danni per diverse centinaia di euro e il locale completamente a soqquadro.
A raccontare quanto accaduto è Cataldo, che da anni convive con il timore di ritrovare il ristorante devastato dopo una notte di lavoro. «Ho chiuso verso le 23 – racconta – e intorno a mezzanotte e 40 mi ha telefonato il vicino del piano di sopra. Mi ha detto che avevano sfondato tutto e sono corso immediatamente in pizzeria. Quando sono arrivato i danni erano evidenti».
Secondo la ricostruzione del ristoratore, il malvivente avrebbe prima tentato di accedere dal retro. «Ha provato a entrare da dietro – spiega – ma c’è il cancello e allora mi ha sfondato la porta. Poi è andato davanti, ha aperto la saracinesca e ha spaccato il vetro con un tombino preso da terra. Ci rendiamo conto dove siamo arrivati? ». All’interno l’uomo ha cercato denaro, senza però trovare nulla di significativo. «Ha spaccato la cassa, ma dentro c’erano solo pochi centesimi. Ha buttato tutte le fatture e le ricevute all’aria, ha devastato il locale, ma non ha rubato niente. Cercava soltanto soldi». Il conto, però, resta pesante. «Solo il vetro mi costerà tra i 400 e i 500 euro. Complessivamente i danni sono fra i 500 e i 700».
Cataldo è convinto di avere riconosciuto il responsabile del colpo. «Questa persona l’avevo già vista nei giorni precedenti in zona. Avrà avuto 23 o 24 anni. Girava sempre nei giardinetti di fronte con una borsa arancione e per due o tre giorni ha perfino dormito lì, questa borsa fra l’altro l’ho trovata sul retro dopo il colpo. I carabinieri hanno rinvenuto due grossi cacciaviti e un pezzo di ferro che poteva servire per sfondare. Io sono convinto che sia lui. A me sembrava italiano, era scuro di pelle ma non mi pareva nordafricano. Se lo rivedessi in giro sarei in grado di riconoscerlo, gli chiederò chiaramente spiegazioni».
Al di là del danno economico, resta soprattutto l’amarezza. «Era qualche anno che non subivamo furti. C’era stata un po’di pace, ma purtroppo la situazione è tornata difficile. Questa è diventata una brutta zona».
Per il Charleston, purtroppo, non è una novità. La pizzeria in passato è stata infatti una delle attività più bersagliate della città. Già nel giugno del 2020 Cataldo e il socio denunciarono il settimo furto in appena un anno e mezzo. In quell’occasione i ladri erano entrati dal retro dopo aver danneggiato alcune finestre e avevano portato via un televisore da 43 pollici acquistato da pochi giorni per trasmettere la finale di Coppa Italia tra Napoli e Inter. Anche allora il locale era stato messo completamente a soqquadro e il registratore di cassa, lasciato volutamente vuoto, era stato forzato.
Pochi mesi dopo, quello che avrebbe potuto essere l’ottavo colpo si concluse invece con l’arresto in flagranza di due diciottenni. Erano stati alcuni residenti a sentire rumori sospetti intorno alle 3,20 del mattino e ad avvertire il 112. Le volanti della questura arrivarono in pochi minuti sorprendendo i due giovani mentre stavano uscendo dal cortile interno con bibite, vino, profiteroles e altri prodotti alimentari.
Ora l’incubo è tornato. L’ennesima spaccata riapre il problema della sicurezza lungo viale Alfieri, dove commercianti e residenti denunciano da tempo episodi di microcriminalità e degrado. «Ci sono parecchie persone che spacciano, alla luce del sole – conclude il ristoratore – e bisognerebbe intervenire».
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