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Livorno, tenta la rapina al corriere Sda ma resta chiuso dentro al furgone: arrestato

di Stefano Taglione
I carabinieri e un corriere Sda
I carabinieri e un corriere Sda

Il trentaduenne fermato dai carabinieri in via Masi: quando si è introdotto nel van per aprire i pacchi la portiera si è chiusa. In passato era stato espulso dall'Italia, ma è rientrato

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LIVORNO. Si era nascosto nel furgone di un corriere espresso della Sda approfittando di una consegna. Il suo obiettivo? Rubare i pacchi destinati ai clienti. Ma una volta rimasto chiuso all’interno del van, invece di aspettare di poter uscire, avrebbe tentato di aprire alcuni scatoloni. Poi, quando il conducente è ripartito senza accorgersi della sua presenza, avrebbe iniziato a urlare e a minacciarlo, costringendolo a fermarsi. È così che per il trentaduenne albanese Elvis Cullaj, residente in città, sono scattate le manette per tentata rapina. Un arresto che, insieme a un precedente procedimento per il rientro illegale in Italia dopo un’espulsione, lo ha portato a varcare l’ingresso del carcere delle Sughere. L’episodio è avvenuto di pomeriggio, nei giorni scorsi, in via Masi. Siamo nella zona della stazione ferroviaria di Livorno centrale.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia di Livorno, comandati dalla maggiore Federica Burzio, il corriere della Sda aveva lasciato il mezzo aperto per effettuare una consegna a pochi metri di distanza. Sarebbe stato proprio in quel momento che Cullaj si sarebbe introdotto all’interno del van con l’intenzione di impossessarsi di parte della merce trasportata. Mentre il dipendente della società di spedizioni era impegnato nella consegna, il trentaduenne avrebbe iniziato a rovistare tra i colli nel vano di carico, cercando anche di aprirne alcuni.

Pochi istanti dopo, però, la portiera del mezzo si è richiusa. Il corriere, ignaro della presenza dell’intruso, è risalito al posto di guida ed è ripartito per proseguire il giro. A quel punto, resosi conto di essere rimasto chiuso, Cullaj avrebbe iniziato a gridare e a colpire la carrozzeria, intimando all’autista di fermarsi e rivolgendogli pesanti minacce. Il conducente, spaventato da quanto stava accadendo alle sue spalle, ha arrestato immediatamente la marcia. Una volta aperto il portellone, il trentaduenne è sceso continuando a urlare. Nel frattempo attraverso il 112 è stato richiesto l’intervento dei carabinieri, arrivati in pochi minuti sul posto con una pattuglia.

I militari dell’Arma hanno ricostruito la dinamica dei fatti e, alla luce degli elementi raccolti, hanno arrestato Cullaj in flagranza con l’accusa di tentata rapina. Nei giorni successivi il cittadino albanese è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Gianfranco Petralia per la convalida dell’arresto, assistito dall’avvocata livornese Alessandra Natale. Il magistrato ha inizialmente disposto nei suoi confronti i domiciliari. La misura cautelare, tuttavia, non ha potuto essere eseguita perché l’uomo non disponeva di un domicilio ritenuto idoneo. Per questo il provvedimento è inizialmente stato sostituito con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria che, di fatto, già gravava su di lui nell’ambito di un altro procedimento penale.

L’altra vicenda giudiziaria di Cullaj, infatti, era iniziata alcune settimane prima. Il 30 aprile era stato rintracciato e arrestato perché, nonostante fosse già stato espulso dall’Italia, era rientrato illegalmente a Livorno. Durante il controllo avrebbe inoltre fornito delle false generalità. La normativa sull’immigrazione prevede infatti la possibilità dell’arresto per chi venga sorpreso dopo essere rientrato nel Paese in violazione di un precedente decreto. Così è stato. Anche in quell’occasione, infatti, il trentaduenne era stato accompagnato davanti al giudice per la direttissima. In un primo momento era stata disposta la custodia cautelare in carcere. Successivamente, però, il tribunale del riesame, accogliendo l’istanza presentata dalla difesa, aveva sostituito la misura con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Culla, attualmente, si trova però alle Sughere in quanto il tribunale ha aggravato la misura cautelare relativa all’arresto per il rientro illegale in Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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