Il Tirreno

Livorno

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Livorno, povero lungomare: imbrattato ovunque – Discese, spallette e spiagge gridano vendetta

di Francesca Suggi

	Alcuni esempi di scritte sui muri del lungomare
Alcuni esempi di scritte sui muri del lungomare

Accademia-Antignano: tra scritte e macchie di colore che rovinano luoghi e fanno degrado. Guai a confondere vandalismi con arte urbana: dietro ai murales c’è bellezza, contenuto e visione

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LIVORNO. Se questa è arte. Servirebbe anche a Livorno un Ghost Pitùr, il giustiziere bresciano dei graffiti. "Cancello il degrado per restituire la bellezza" è il mantra dell’ imbianchino senza nome e senza volto che di notte esce nelle strade di Brescia per ripulire i muri vandalizzati da scritte, tag e scarabocchi. La grande bruttezza che sta fagocitando sempre di più anche il nostro bellissimo lungomare.

Lungomare imbrattato

Dall’Accademia ad Antignano, giusto per fare un esempio concreto: passeggiare e rendersi conto di quanto siano colpite le nostre discese a mare. Le scalette. Le spallette. I cartelli turistici. I muri di ogni spiaggia. La scalinata dei ricordi. Persino alcuni angoli da cartolina come il tavolino e le panche vista mare al distributore di Antignano. I vandali della bomboletta selvaggia sono scatenati. Si scarabocchia con fare spasmodico. Si sfotte con scrittacce a caratteri cubitali. Così si urla l’amore. Vandalizzando. Imbrattando. Spazi pubblici o privati, poco interessa.

L’intervento dell’assessora

Guai a confondere vandalismi con arte urbana. Dietro ai murales c’è bellezza. Contenuto. Visione. Bravura. Professionalità in tanti casi (come il murale -ricordo dedicato a Pippi e Odu davanti alla baracchina Nicla). E la città di Livorno - il Comune in primis e associazioni dedicate - supporta questi progetti (autorizzati). Dietro c’è voglia di esprimersi e di esprimere che non fa degrado. Un altro esempio? "In fondo al mare" il super murale del liceo artistico Cecioni al moletto di Ardenza. «I muri possono dare messaggi bellissimi. I nostri tanti murales lo dimostrano, e sono visitati da molti turisti ogni anno. La street art è una cosa seria e complessa, e come tale va governata e gestita. Diverso è il discorso delle scritte sui muri fini a stesse, che danno quasi sempre un aspetto trasandato e abbandonato ai luoghi. Ciò che non vogliamo, visto che l’abbandono chiama degrado e disinteresse», così l’assessora Giovanna Cepparello. Le sue parole ben rendono quello che Il Tirreno sta raccontando. Un reportage per richiamare la necessità di arginare questa corsa a imbrattare, in questo caso il nostro lungomare (ma i casi in città si sprecano).Così l’amministrazione ha fatto: nel 2025 i soldi pubblici (i nostri soldi, per capirsi) spesi per sistemare beni pubblici imbrattati sono stati quasi 30mila euro. Così divisi: circa 2500 euro per il Ponte di Marmo in Venezia; 15mila euro per rimettere in sesto gli sfregi al Mercato Centrale; attraverso SegnalaLi spesi 1200 euro per ripitturare scarabocchi in edifici non storici e ben 10mila euro per ripristinare lo storico Palazzo De Larderel dalle scritte. «E mi dicono - va avanti l’assessora - che queste spese stanno crescendo».

Gli altri luoghi “segnati”

Potrebbero essere spesi meglio i nostri soldi? Certo che sì. E allora più controlli? Più amore per la propria città? Più progetti strutturati di arte urbana?Pure i cartelli turistici comunali sul lungomare - quelli nuovi - sono imbrattati. Così le spallette sono vergate da rigurgiti di fanta-identità stile "zona sud" (vicino alla statua del Marinaio, bagni Fiume e altre parti). Che dire della quasi saga del povero "Vinz" declinata in tutte le salse e in tante pareti cittadine (alla spiaggia delle ville domina un orrendo "Vinz bugiardo"). Per non parlare di chi addirittura ha deciso di imbrattare quasi "dall’acqua", dagli scogli e dall’arenile i muraglioni che vanno dalla spiaggia della Vela all’ Accademia. Affacciarsi per credere.Alla Vela pure la discesa che porta alla spiaggia è completamente imbrattata. Così il muro dei confinanti bagni Fiume. Qui, come lungo la discesa per per il moletto di Antignano: passato il murale dedicato ai giovani livornesi che non ci sono più firmato Ninjart c’è un cacciucco di macchie di colore e scritte confuse che rovinano anche quello che di buono è stato disegnato. Procedendo, così la prima parte del moletto altezza Circolo velico.Un occhio al muro degli scogli dell’Accademia. Non sarebbe bello un murale vero? Con una visione? Frutto di una call di artisti? Della collaborazione degli studenti? E invece no, macchie di colore, lettere, cuori, numeri. Sen’anima.Per carità la storia dell’uomo è anche la storia del suo bisogno di lasciare un segno. Dalle incisioni rupestri alle firme sui muri delle città contemporanee: il problema nasce quando il bisogno di lasciare il segno diventa anarchia. Senza il minimo rispetto per i luoghi si scrive ovunque. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Anche di chi fa spalluccia e si gira dall’altra parte come filosofia di vita. Eppure il nostro bellissimo lungomare quello che ha ispirato pittori Macchiaioli e non solo merita di più. Soprattutto così facendo di mettono in ombra i veri murales. Quelli che impreziosiscono. Che caratterizzano. Che simboleggiano. Che esprimono storie, personaggi, identità.

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