Ospedale Versilia, accoltella a morte l’ex moglie e poi si toglie la vita – Video: la ricostruzione
Lido di Camaiore, un uomo di 86 anni si è recato nel reparto dove era ricoverata la donna (67 anni compiuti oggi) malata e l’ha uccisa con una coltellata. La coppia abitava a Viareggio
CAMAIORE. Omicidio-suicidio all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore. Poco prima di mezzogiorno di venerdì 3 luglio un uomo di 86 anni si è recato nel reparto di riabilitazione dove era ricoverata l'ex moglie, di 67 anni (compiuti proprio oggi), da tempo malata, e l'ha uccisa con una coltellata.
Cosa è successo
Sono le 11,38 quando Franco Rossi, 86 anni, entra nel reparto di Riabilitazione dell'ospedale Versilia per andare a trovare l'ex moglie Myria Dini, 67, in stato vegetativo da una ventina di giorni, come fa tutti i giorni. Poi la coltellata alla gola della donna, e il balzo nel vuoto dalla finestra del terzo piano. Così in pochi minuti si consuma un omicidio-suicidio all’interno dell'ospedale Versilia. Mentre un oss del reparto assiste dalla porta aperta, lanciando l'allarme. La coppia abitava a Viareggio.
Le indagini
Sul posto, oltre al personale sanitario dell’ospedale versiliese, è intervenuta la polizia che sta cercando di ricostruire nel dettaglio l’accaduto. Secondo l’Asl non c’era stata alcuna avvisaglia: «L’uomo era sempre stato tranquillo e nulla lasciava presagire quello che poi è accaduto». Da quanto emerge, la donna era stata inserita in un percorso di riabilitazione perché la sua situazione non era definita irreversibile.
Il messaggio dell’arcivescovo
«Questo episodio di omicidio-suicidio, al di là dei precisi contorni motivazionali, che spetta agli inquirenti chiarire, ci mette ancora una volta dinanzi al mistero del male – si legge nel messaggio dell’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti –. Quando il dolore si fa grande, e magari è vissuto nella solitudine, ci si illude di risolverlo togliendo di mezzo le persone. La risposta alla sofferenza non è questa, anche quando si ammanta di pietà: è la vicinanza umana, che consola e conforta chi è nel dolore; è la speranza cristiana, che riconosce il valore di ogni istante di vita, nella prospettiva del destino eterno dell'uomo. Non ci rimane altro che affidare la vittima e il suo assassino alla misericordia di Dio, sperando che questa vicenda apra gli occhi di tutti a riconoscere la sacralità e l'inviolabilità della vita umana», conclude l’arcivescovo.
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