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Tribunale

Livorno, deve realizzare 13 villette al Nuovo Centro, ma il progetto è sbagliato: geometra condannato al risarcimento

di Stefano Taglione

	Il cantiere di via dei Pelaghi (foto Stick)
Il cantiere di via dei Pelaghi (foto Stick)

Il tribunale ha condannato un progettista - il livornese Umberto Longobardi - e dato ragione alla cooperativa "Borgo San Martino" che lo aveva trascinato in giudizio

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LIVORNO. Doveva essere il sogno di 13 famiglie: una villetta per ognuna di loro col giardino, da costruire nel cosiddetto "Nuovo centro" di via dei Pelaghi. Quel sogno, però, si è infranto contro la dura realtà dei regolamenti urbanistici. A distanza di anni dall’avvio della disputa, il tribunale ha condannato un progettista - il livornese Umberto Longobardi - e dato ragione alla cooperativa "Borgo San Martino" che lo aveva trascinato in giudizio. Il giudice Alberto Cecconi ha accolto le tesi del collettivo degli abitanti - assistito dall’avvocato Marco Musotto - dichiarando la risoluzione del contratto con il geometra settantaduenne per inadempimento e accertando la responsabilità del professionista per presunti errori di progettazione. Sul piano economico, però, la cooperativa ha ottenuto meno di quanto chiedeva: a fronte di pretese risarcitorie ben più consistenti, il tribunale ha riconosciuto un risarcimento di 50.879,52 euro, oltre agli interessi, respingendo le altre voci di danno e compensando integralmente le spese di lite. Ad oggi, comunque, quel piano è naufragato, anche per effetto del rincaro dei costi di costruzione e dei dissidi interni alla compagine sociale, con diversi soci che hanno abbandonato la coop.

Il piano e il "no" comunale

La vicenda inizia fra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020. Longobardi propone ad alcuni cittadini la costituzione di una cooperativa edilizia per realizzare un complesso di villette. I soci aderiscono, rassicurati sulla fattibilità. Nel settembre 2020 la coop, spinta dalle rassicurazioni del tecnico, arriva ad affidare l’appalto a un’impresa edile per un corrispettivo di un milione e 530mila euro. La doccia fredda un anno dopo: il 30 settembre 2021 il Comune nega il permesso a costruire. Il motivo? Il progetto viene giudicato errato, incompleto e difforme dalle normative edilizio-urbanistiche. Un blocco che fa saltare l’appalto e innesca la fuga di alcuni soci, costringendo la coop a restituire le quote iniziali e a pagare i primi costi di accantieramento. Per uscire dall’impasse, il collettivo è costretto a ripartire da zero: ingaggia un nuovo ingegnere, ridisegna il piano (scendendo a 12 villette per rispettare i vincoli) e ottiene, finalmente, il via libera del Comune nel 2022. Ma nel frattempo i costi delle materie prime sono schizzati alle stelle e il nuovo preventivo di spesa sfiora i tre milioni di euro.

La battaglia legale

Davanti al giudice, il geometra - difeso dagli avvocati Francesco Campora e Nicola Vironetti - si è difeso rigettando le accuse, attribuendo i ritardi alla burocrazia del Comune e alle continue richieste di personalizzazione dei soci. Non solo: il professionista ha chiesto alla coop il pagamento di una parcella da 94.100 euro per prestazioni aggiuntive. In subordine, ha chiesto di essere garantito dalla propria assicurazione. Il giudice ha dichiarato risolto il contratto per grave inadempimento di Longobardi, accertandone la responsabilità civile, respinto la richiesta di pagamento dei 94.100 euro avanzata ed escluso la copertura assicurativa: la compagnia chiamata in causa è stata liberata da ogni obbligo di indennizzo. Le testimonianze dei soci hanno confermato il clima di costante rassicurazione in cui avevano vissuto prima del diniego del Comune. Sul fronte del risarcimento, però, la coop ha ottenuto solo una minima parte di quanto chiedeva. Il tribunale ha infatti respinto le voci di danno più consistenti: nessun ristoro per il mancato guadagno legato alla differenza di costi tra i due progetti, ritenuti non comparabili e fondati, quanto al secondo, su costi «tutti ipotetici» e mai sostenuti; nessun rimborso delle quote restituite ai soci usciti, i cui recessi - secondo il giudice - non risultano riconducibili al geometra bensì alle incomprensioni interne con il consiglio di amministrazione; nessun risarcimento, infine, per i maggiori oneri finanziari legati all’aumento dei tassi. Al professionista sono stati addebitati i costi vivi del vecchio progetto (8.127,52 euro) e quelli della riprogettazione (42.752 euro): poco più di 50mila euro in tutto, una frazione delle pretese sostenute all’inizio.

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