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Il caso

Omicidio di Livorno, interrotte le ricerche di Zehra. Ma la Scientifica setaccia il bosco

Un volontario impegnato nelle ricerche (foto Stick)
Un volontario impegnato nelle ricerche (foto Stick)

Ancora nessuna traccia della fidanzata trentaduenne del curdo assassinato al Castellaccio. Scappata, uccisa o complice? Le piste degli inquirenti

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LIVORNO. Sono state interrotte le ricerche della donna svanita nel nulla dal Castellaccio dopo la barbara esecuzione di Yilmaz Tas, il trentenne curdo ucciso con due colpi di pistola fuori dal centro sociale “Fabrizio Gioli”. Zehra Dogan, fidanzata 32enne della vittima nata a Istanbul e residente in Germania, è scomparsa dalla serata di domenica scorsa. Da allora nessun contatto, nessun segnale, nessuna traccia diretta che possa indicare una direzione precisa. La sua auto, una Mercedes grigia di grossa cilindrata, è stata rinvenuta e sequestrata dagli investigatori nel giardino della villa con piscina affittata dalla coppia appena due giorni prima, in una traversa di via di Quercianella, dove i due avrebbero dovuto restare (stando alla prenotazione) un mese.

Nel frattempo, il lavoro della Scientifica si è concentrato anche su un’altra area sensibile: intorno alle 13,30 di venerdì 12 giugno, lungo la strada per il Castellaccio, in località Pian della Rena, gli agenti hanno recuperato alcuni oggetti dalla macchia, utilizzando un telo azzurro per isolare la zona. Un intervento rapido, quasi chirurgico, che ha lasciato intendere la possibile presenza di elementi ritenuti utili all’inchiesta, anche se al momento non filtrano conferme ufficiali sulla natura dei reperti.

Sul fronte giudiziario, la macchina investigativa resta pienamente operativa: la procura labronica, guidata da Maurizio Agnello, lavora in stretta collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, con il supporto dello Sco, il Servizio centrale operativo della Direzione nazionale anticrimine. Un lavoro senza sosta per mettere al suo posto tutti i tasselli di questo intricato puzzle in cui lei, Zehra Dogan, potrebbe essere una vittima, proprio come il fidanzato Yilmaz Tas, o complice del suo omicidio.

E al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi. In altre parole, la donna scomparsa potrebbe essere stata uccisa, potrebbe essere fuggita scegliendo però di non rivolgersi alle autorità italiane, oppure potrebbe avere un ruolo nella vicenda, magari come presenza costretta o condizionata all’interno di un contesto più ampio. Insomma, tutte le piste vengono battute, mentre ogni spostamento, ogni contatto e ogni frammento della sua vita recente viene ricostruito con attenzione millimetrica. Le ricerche sul territorio erano andate avanti per ore nella giornata di giovedì scorso, con il supporto delle associazioni della Protezione civile impegnate tra aree impervie e zone di difficile accesso, coinvolgendo oltre 50 volontari, poi lo stop.

E proprio gli interrogativi restano il centro della vicenda. Cosa è stato trovato nella macchia del Castellaccio? È collegato direttamente alla scomparsa di Zehra Dogan o a un passaggio precedente? E soprattutto, dove si trova ora la donna? Domande che restano sospese, mentre l’indagine si stringe attorno a una rete di eventi che, a distanza di giorni, continua a non restituire un quadro definitivo.


 

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