Omicidio di Livorno: la fidanzata di Yilmaz svanita del nulla. Uccisa, scappata o complice?
Di Zehra Dogan, questo il suo nome, nessuna traccia: era insieme al trentenne curdo giustiziato. La polizia dopo il sequestro dell’auto ha esteso le ricerche in tutta Europa
LIVORNO. Ha un volto e un nome la donna svanita nel nulla dal Castellaccio dopo la barbara esecuzione di Yilmaz Tas, il trentenne curdo ucciso con due colpi di pistola fuori dal centro sociale “Fabrizio Gioli”. Si chiama Zehra Dogan, è nata a Istanbul il 2 novembre del 1993 e risiede in Germania. Di lei, dalla serata di domenica 7 giugno, nessuna notizia. La sua auto, una Mercedes grigia di grossa cilindrata, è stata trovata e sequestrata lunedì 8 dagli inquirenti nel giardino della dimora da sogno, con tanto di piscina, che la coppia aveva preso in affitto da due giorni, per la durata di un mese, in una traversa di via di Quercianella, in mezzo alla bellissima campagna della frazione labronica.
La sparizione
Zehra – omonima di una giornalista curda e cittadina turca, nota per essere stata arrestata e condannata per aver pubblicato sui social un suo dipinto in cui raffigura la distruzione di Nusaybin, una città del Paese ponte fra Europa e Asia, dopo gli scontri tra le forze di sicurezza e gli insorti curdi – è stata uccisa, è riuscita a scappare (pur decidendo di non avvertire le forze dell’ordine italiane) o è complice del delitto, magari per costrizione, del suo fidanzato? Sono queste le piste battute dalla procura labronica, guidata dal magistrato Maurizio Agnello, che in collaborazione con i colleghi della Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha delegato gli accertamenti ai poliziotti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, coadiuvati dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Direzione nazionale anticrimine, dopo che inizialmente erano intervenuti insieme alle volanti e alla scientifica.
Le ricerche europee
Le ricerche di Dogan si sono ormai estese a tutta Europa e in Turchia, con Roma che indaga fianco a fianco alla questura di Livorno, guidata dalla questora Giusy Stellino. Un’indagine complessa, impegnativa, dove quasi ogni giorno spunta fuori un nuovo elemento. Forse ancora più inquietante di quello precedente. Le autorità turche parlano del fratello di Yilmaz – Ramazan Tas, il suo nome – come di una persona legata a una presunta organizzazione criminale implicata – secondo l’accusa – in tentati omicidi e spaccio di droga. L’avvocato Roberto Ghini, che assiste i familiari, spiega che la vittima – incensurata in Italia – «è totalmente estraneo a qualsivoglia dinamica malavitosa, in Turchia come nel resto del mondo». Alcuni media del Paese guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan si spingono a identificare il delitto come «un’imboscata terroristica» per colpire in realtà il fratello di Yilmaz, Ramazan, soprannominato Ümit. Quest’ultimo «rimane detenuto – spiega al Tirreno lo scrittore ed esperto di criminalità organizzata turca Celil Turani – in attesa del procedimento giudiziario in corso». Riscontri investigativi e collegamenti eventuali che la polizia italiana dovrà ancora vagliare con estrema attenzione, ben sapendo che i curdi in Turchia vengono comunque perseguitati, motivo per il quale nel nostro Paese ottengono facilmente protezione internazionale.
Le certezze
Una certezza granitica riguarda però Zehra: i suoi familiari, pur non avendo mai sporto denuncia di scomparsa in Germania per decisione del padre, la cercavano da giorni, da prima dell’omicidio del compagno. E non sapevano né che fosse in Italia né che fosse fidanzata con lui, tantomeno dell’uccisione di quest’ultimo. Il cognato, seguendo la traccia gps della Mercedes grigia con targa tedesca di sua proprietà, con la sua piccola Suzuki Wagon R+ è partito dalla Germania verso Livorno, arrivando per cercarla davanti al circolino. È giunto in via di Quercianella nella tarda serata di martedì scorso. Ha parcheggiato l’utilitaria, si è incamminato verso la villa da sogno e non trovando nessuno, dopo essersi consultato con alcuni residenti della zona, ha chiamato il 112. Poi è arrivata la polizia, che in questura lo ha ascoltato. Per ora, il mistero del delitto al Castellaccio, finisce qui. Con la speranza che non si registri una seconda vittima.
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