Il Tirreno

Livorno

L'incidente

Livorno, investita e trascinata dal bus in via Grande: aveva la mano incastrata nella porta ma il sistema non l’ha rilevato

di Stefano Taglione

	La polizia municipale sul luogo dell’incidente (foto Stick)
La polizia municipale sul luogo dell’incidente (foto Stick)

La donna rimasta gravemente ferita è stata poi trascinata e schiacciata dal mezzo. Il sistema automatico di protezione non ha avvertito l’ostacolo e l’autista è ripartito

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LIVORNO. È rimasta incastrata con la mano nella porta centrale del bus, che si è chiusa senza rilevare ostacoli. Poi, dopo che il pullman è ripartito, è stata trascinata, sbalzata sull’asfalto e investita. È questa la dinamica che sta emergendo dopo l’incidente stradale che lunedì scorso ha visto gravemente ferita un’ottantenne livornese che era appena scesa dal mezzo urbano numero “8R” di Autolinee toscane alla fermata “Via Grande 7 – Porto mediceo”. Dalle immagini interne del mezzo, scaricate dal personale dell’azienda della mobilità attraverso la sala radio e consegnate agli inquirenti che dovranno ora analizzarle nel dettaglio, quanto accaduto attorno alle 9,30 di mattina di quella maledetta giornata appare del tutto chiaro.

Stava scendendo

La donna, insomma, stava scendendo dal pullman che era partito da via Donnini e, dopo varie tappe sul lungomare e su viale del Risorgimento, avrebbe chiuso la linea cittadina in viale Carducci. Purtroppo, quando le due porte centrali dedicate allo sbarco dei passeggeri in via Grande si sono chiuse, lei era ancora nel limbo fra il pavimento del bus e il marciapiede. L’autista, una donna di 44 anni, in questo frangente non sarebbe riuscita evidentemente a vederla per tempo. Potrebbe aver guardato lo specchietto retrovisore destro, quello esterno, non vedendola. Potrebbe aver guardato quello retrovisore interno, centrale, scorgendola ancora a bordo vicino all’uscita, ma non in procinto di sbarcare. Gli interrogativi sono tanti: saranno gli agenti della polizia municipale, delegati dalla procura nelle indagini, a stabilire con esattezza cosa sia realmente accaduto e le responsabilità della conducente. E perché, soprattutto, i dispositivi di sicurezza non abbiano rilevato l’ostacolo. Troppo sottile e piccola una mano per riuscire a dare l’allarme e far riaprire le porte, evitando la tragedia? Evidentemente – analizzando quanto accaduto – sì. L’allarme, infatti, non è partito. La tecnologia, insomma, in questo senso non ha aiutato l’occhio umano.

Le condizioni di salute

L’anziana, trasportata d’urgenza (in codice rosso) in ospedale dai volontari della Misericordia di via Verdi su un’ambulanza con a bordo l’infermiere del 118, è stata operata la sera stessa dell’incidente a causa delle due fratture esposte alla gamba e al braccio destri. Al momento dell’arrivo al pronto soccorso le era stato diagnosticato anche un sospetto trauma addominale. Una ruota del mezzo urbano, infatti, le è passata sul corpo. Qualcosa di terribile, al punto che la conducente della società di trasporti, sotto choc, è stata a sua volta trasferita in viale Vittorio Alfieri dai soccorritori della Svs di via San Giovanni, giunti sul posto dopo una seconda chiamata al 112 da parte dei passanti. Poi sono sopraggiunti gli agenti della polizia municipale per i rilievi e le indagini che tuttora stanno andando avanti. Attualmente l’ottantenne è ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale, mentre la dipendente di Autolinee toscane ha potuto subito lasciare il nosocomio. La speranza è che la signora possa al più presto tornare a una vita normale, abbandonando le mura sanitarie per iniziare una lunga e complessa riabilitazione post-incidente. 


 

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