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La sentenza

Livorno, condannato per la rapina al Pallaio. Ma è di «lieve entità»: scarcerato

di Stefano Taglione
La trattoria "Al Pallaio"
La trattoria "Al Pallaio"

Il quarantacinquenne Andrea Pannocchia aveva colpito un poliziotto con un calcio. Arrestato, non era riuscito a rubare niente "limitandosi" a mangiare salami e cioccolata

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LIVORNO. Era entrato in trattoria nel cuore della notte dopo aver forzato una porta sul retro. Aveva messo a soqquadro i locali alla ricerca di qualcosa da portare via, ma il suo tentativo si era concluso nel peggiore dei modi: sorpreso dalle volanti della polizia di Stato mentre si trovava ancora all’interno del ristorante, aveva reagito colpendo un agente con un calcio all’addome nel tentativo di guadagnarsi la fuga. A distanza di oltre sei mesi dai fatti, si è concluso il processo a carico del livornese Andrea Pannocchia, 45 anni, condannato in rito abbreviato (con lo sconto automatico di un terzo della pena) dalla giudice per le indagini preliminari Francesca Mannini a un anno e cinque mesi di reclusione, a 500 euro di multa, al pagamento delle spese processuali e a quelle di mantenimento in carcere durante la custodia (ora però è stato scarcerato).

La sentenza

La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi al termine del giudizio abbreviato richiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Luciano Picchi. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena più severa, tre anni di reclusione. Il giudice ha escluso la contestata recidiva e ha unificato i vari episodi contestati sotto il vincolo della continuazione, arrivando così a una condanna sensibilmente inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa, meno della metà. Il legale, per ottenere la riduzione del quantum, si è appellato a una sentenza della Corte costituzionale.

I fatti

I fatti risalgono alla notte del 4 novembre dell’anno scorso all’interno della storica trattoria “Al Pallaio” di via Pio Alberto del Corona. A dare l’allarme era stata la famiglia del titolare Antonio Scardino, che attraverso il sistema di videosorveglianza collegato al cellulare si era accorta della presenza del ladro. La chiamata al 112 aveva consentito alla Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, diretto dal commissario capo Gabriele Nasca, di intervenire in pochi minuti, sorprendendo il quarantacinquenne ancora all’interno del ristorante. Secondo la ricostruzione confluita negli atti dell’inchiesta, l’uomo aveva fatto irruzione dal retro, mettendo a soqquadro il ristorante alla ricerca di quanto di più prezioso da rubare. Quando gli agenti lo hanno bloccato, ha reagito violentemente colpendo con un calcio all’addome un poliziotto. Una violenza che ha trasformato la vicenda in una contestazione ben più grave rispetto a un semplice tentativo di furto: la rapina impropria.

La rapina

La procura gli contestava infatti il tentativo di rapina impropria, ipotizzando che la violenza fosse stata messa in atto per assicurarsi l’impunità e tentare di sottrarsi all’arresto. Oltre a questo, Pannocchia era accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate nei confronti dell’agente e porto ingiustificato di un coltello a serramanico marca “Jaguar”, lungo complessivamente 18 centimetri e con una lama di otto, trovato in suo possesso dopo la perquisizione. L’agente colpito riportò lesioni giudicate guaribili in due giorni. Per l’uomo, che all’epoca dei fatti era già sottoposto ad altre misure restrittive per vicende diverse, scattarono l’arresto in flagranza e successivamente la custodia cautelare in carcere.

Il processo

Nel corso del procedimento penale la difesa ha sostenuto una lettura meno grave dell’accaduto. L’avvocato Picchi ha infatti evidenziato come il fatto fosse sostanzialmente di «lieve entità», sottolineando anche come Pannocchia non fosse riuscito ad appropriarsi di oggetti di valore. Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’indagine, all’interno del locale avrebbe consumato un pezzo di salame e una barretta di cioccolato prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Con la sentenza pronunciata dalla giudice per le indagini preliminari Francesca Mannini il quarantacinquenne è stato scarcerato e sottoposto alla misura cautelare della presentazione alla polizia giudiziaria. È stata inoltre disposta la confisca del coltello sequestrato all’epoca dei fatti.

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