Il Tirreno

Livorno

l "segreti" del prof di religione: «Imparare a rispettarsi, conoscersi e dialogare. La vera sfida parte proprio dai banchi di scuola»

di Francesca Suggi
l "segreti" del prof di religione: «Imparare a rispettarsi, conoscersi e dialogare. La vera sfida parte proprio dai banchi di scuola»<br>

Giovanni Stellati qualche tempo fa ha ideato il "manifesto dei docenti" che ha fatto il giro d'Italia

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LIVORNO Dialogo interculturale. Integrazione interreligiosa. Al Nautico la strada dell’inclusione parte da Maometto e da Gesù. «Il nostro percorso di integrazione non è un gesto isolato di alcuni alunni, ma una scelta di molti: credo che questa strada sperimentata nella nostra scuola possa essere un tassello di un percorso più ampio, coerente, che possa diventare modello di inclusione possibile in molti altri istituti», il professore di religione Giovanni Stellati insegna religione cattolica in piazza Giovine Italia. Spiega come si è arrivati a questo progresso culturale che arricchisce tutti. A centrare la vera sfida: che l’integrazione, il rispetto per le differenze, si fa sui banchi di scuola. In un contesto dove spesso sono proprio le differenze religiose all’origine di barriere. Che al Nautico si abbattono.

Prof come è riuscito, insieme all’istituto, a raggiungere questo importante risultato di integrazione nelle sue ore, tra studenti di fede cattolica e di fede islamica?

«In classe è grazie alla presenza degli alunni musulmani che si sviluppano discussioni più interessanti, più stimolanti, più ricche di contenuti e confronti autentici».

Lei parla di patto educativo e formativo di rispetto con le famiglie. In cosa consiste?

«Io sono un in-segnante di religione, colui che è chiamato a lasciare un segno dentro l’essere: non sono un insegnante che tratta altri temi apparentemente suggestivi. La Bibbia è una sorgente meravigliosa di temi coinvolgenti che spiegano all’uomo che la vita senza una vita interiore legata all’amore, non merita di essere vissuta. Ci vuole vita per amare la vita».

L’ora di religione che è facoltativa, grazie a lei, al Nautico, è molto frequentata, aspetto che va controcorrente, nel contesto di oggi. Su 354 alunni è scelta da 278: quasi l’80%. E da quasi il 65% di ragazzi islamici. Quale è il suo segreto?

«Non ho segreti. Mi impegno a creare relazioni autentiche, camminare accanto ai ragazzi, far sentire loro che sono unici, irripetibili, degni di essere amati. La nostra scuola già adottando un codice etico che non è solo un insieme di norme ma un orientamento culturale ed etico, anche con questa strada di inclusione nell’ora di religione cattolica indica e presenta una comunità educativa che sceglie consapevolmente relazioni rispettose, dialogiche e mature con tutte le differenze, comprese quelle religiose».

La vera sfida dell’integrazione parte sui banchi di scuola?

«Creare relazioni significative, imparare a conoscersi e a rispettarsi è una sfida che va vissuta e iniziata fin dai banchi di scuola, scoprendo che la religione musulmana, come quella cristiana, è unita dal fatto che tutti siamo chiamati a diventare persone belle, sane, oneste, libere, vive nella vita spirituale — che diventa tale solo se impariamo ad amare».
 

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