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A Livorno sempre più musulmani all’ora di religione. L'istituto Nautico «Modello virtuoso di integrazione»

di Francesca Suggi
A Livorno sempre più musulmani all’ora di religione. L'istituto Nautico «Modello virtuoso di integrazione»

Parte una lettera aperta alle comunità islamiche d'Italia. Il prof: «Fate come noi, l'ora di religione ha un taglio culturale, non si fa catechismo»

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LIVORNO Quasi tutti gli studenti musulmani della scuola frequentano la cosiddetta “ora di religione”. Addirittura dalla terza classe in poi, su 178 alunni iscritti al Nautico, tutti e sette la scelgono. Sono numeri che fanno del Cappellini un modello interreligioso. Un esempio virtuoso di integrazione possibile, a livello nazionale. «I ragazzi e le ragazze musulmane e con essi anche i loro genitori si sono fidati del patto educativo, del fatto che la mia materia ha un taglio culturale e non catechistico», così Giovanni Stellati, insegnante di religione da 20 anni alla scuola di piazza Giovine Italia e ideatore nell’aprile scorso del “manifesto dei docenti”.

Dalla sua mente illuminata, con l’aiuto di 2 studenti di nazionalità tunisina, arriva l’idea di una lettera aperta alle comunità islamiche italiane. Una proposta che parte da Livorno rivolta alle comunità musulmane, approvata dal collegio docenti (una sessantina di prof). È il collegio di una scuola dove su 354 studenti in totale, 278 si avvalgono dell’ora di religione: tra questi ci sono 9 alunni di fede islamica su 14 complessivi (quasi il 65%) .

Noi, esempio virtuoso

«Questa nostra lettera aperta - continua Stellati - emerge da un’attività laboratoriale in atto, nata dalla scelta di quasi tutti gli allievi musulmani della scuola di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica: la nostra scuola può essere un esempio virtuoso di integrazione che, se diffusa nel mondo scolastico, può portare frutti di rispetto e amicizia, fondati sul relazionarsi insieme nel rispetto delle differenze. Chi vuole dire un no alla solitudine e all’esclusione deve essere capace di dire un sì al rispetto delle differenze altrui».

Al Cappellini quasi il 65% degli allievi musulmani iscritti (9 su 14) si avvalgono dell’insegnamento della religione (la parola cattolica deriva dal greco katholik, significa “universale”, e porta in sé l’idea dell’universalità della fede in Dio aperta a tutti). Col prof si scopre, in occasione della festa della patrona Santa Giulia, che la santa proviene da Cartagine, l’attuale Tunisia. «Una santa straniera in una città che nasce tra il 1575 e il 1606 per un progetto politico del Granduca Francesco I de’ Medici, che attirò a Livorno persone da tutte le parti del mondo», va avanti. Nella lettera aperta emergono riflessioni: “che le origini multietniche della città sono visibili non solo nei volti delle persone, ma anche nell’incredibile numero di cimiteri storici dedicati a comunità straniere e a fedi diverse”. E ancora: “Il profondo legame con Livorno, nella quale sono cresciuti, studiano e dove sperano di costruire la loro famiglia - e si rimarca - questa strada si chiama integrazione”.

L’appello degli allievi

Nella lettera aperta sono direttamente gli allievi musulmani che frequentano religione a esortare i compagni d’Italia delle comunità islamiche di scegliere l’insegnamento della religione cattolica. “Questa scelta non converte nessuno - si sottolinea - rafforza la conoscenza della religione prevalente della città e della nazione nella quale hanno scelto di vivere. La natura della materia non è catechistica, ma culturale”.

Si va nello specifico: “La partecipazione di un alunno musulmano è un dono anche per gli altri studenti, che imparano che Gesù per i musulmani è una figura sacra, ma non è Dio e non è Figlio di Dio: è uno dei più grandi profeti inviati all’umanità e occupa un posto altissimo e profondamente rispettato nell’Islam. Ed è bene che i cristiani sappiano che per i musulmani Gesù è un profeta importantissimo”.

La conoscenza che abbatte i muri. Nel percorso scolastico del Nautico si impara che i 25 profeti biblici citati per nome dal Corano hanno qualcosa da insegnare a tutti. Si scorrono. “Adamo introduce a una riflessione potente sulla struttura del desiderio umano. Il bene e il male sono “universali ed eterni”, mai “particolari e contingenti”; Abramo ha portato a riflettere su cosa significhi crescere; Mosè ci ha mostrato che, come non esiste divertimento in un gioco senza regole, non esiste possibilità di convivere senza regole o “comandamenti” comuni”.

La lista è lunga. Si arriva a Gesù “figura centrale nella rivelazione divina, nasce per volontà di Dio. Nel Corano è una figura altissima, sacra e profondamente rispettata: un grande profeta e messaggero. Compie miracoli straordinari, tornerà alla fine dei tempi, sconfiggerà il male, ristabilirà la giustizia e preparerà il giudizio finale”. E ancora: “Maria, la donna vergine che concepisce per intervento divino, con il suo libero “sì” alla volontà di Dio — manifestata tramite l’angelo Gabriele — dice un sì alla vita che cambia la storia e la trasforma”. «I miei allievi musulmani - scrive ancora Stellati - sono così stati chiamati a scoprire che le Beatitudini possono essere considerate la magna carta dell’umanità; che il perdono richiesto da Gesù genera vite nuove e serenità interiore; che l’amore cristiano invita ad amare una persona, quell’amore può renderla migliore».

No catechismo ma cultura

La lettera aperta del Cappellini chiude sottolineando ancora quanto sia prezioso il dialogo interreligioso. «I mie alunni - si legge - sono stati chiamati a confrontarsi con i percorsi di una religione — cristiana — che rappresenta certamente un arricchimento per ogni cuore umano, qualunque sia la religione alla quale ciascuno ritiene di appartenere».

E chiude: «Creare relazioni significative, imparare a conoscersi e a rispettarsi è una sfida che va vissuta e iniziata fin dai banchi di scuola, scoprendo che la religione musulmana, come quella cristiana, è unita dal fatto che tutti siamo chiamati a diventare persone belle, sane, oneste, libere, vive nella vita spirituale — che diventa tale solo se impariamo ad amare, solo se impariamo ad avere un atteggiamento morale, misericordioso, giusto e compassionevole verso gli altri».l


 

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