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L'emergenza

Livorno, anziani sventano una nuova truffa: «La carta d’identità è qui, venga»

di Stefano Taglione
Un'anziana truffata (foto d'archivio)
Un'anziana truffata (foto d'archivio)

I malviventi, con questa scusa, sono riusciti a far uscire di casa il marito, che giunto nella caserma dei carabinieri ha messo in guardia la moglie. Per fortuna alla porta, fino a quel momento, non si era presentato nessuno

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LIVORNO. Ennesimo tentativo di truffa a una coppia di anziani livornesi, questa volta fortunatamente non andato a buon fine, anche se solo per un soffio. Una donna di 79 anni residente in via del Pallone, vicino a piazza dei Legnami, attorno alle 11 di lunedì 18 maggio è stata contattata telefonicamente da un uomo che si è spacciato per un carabiniere nel tentativo di farla rimanere sola in casa e mettere a segno un furto d’oro. Ha usato una tecnica quasi del tutto inedita.

La chiamata, come spesso accade in questi casi, è arrivata al telefono fisso dell’abitazione, da un mittente anonimo. Dall’altra parte della cornetta una persona apparentemente italiana che, con tono deciso, ha spiegato che il marito avrebbe dovuto presentarsi d’urgenza nella caserma dei carabinieri di viale Fabbricotti perché lì sarebbe stata recapitata la sua carta d’identità. Un documento che però l’uomo non aveva mai smarrito. Una scusa, questa, diversa dal solito, dato che spesso si punta sulla paura inscenando un falso incidente stradale capitato a un parente. «Diceva che era stata trovata lì e che mio marito doveva andare a ritirarla», racconta la donna. Un pretesto studiato per convincere l’anziano a uscire di casa, lasciando sola la moglie e spianando così la strada al complice.

La settantanovenne, che al Tirreno chiede l’anonimato, ha iniziato quasi subito a sospettare che qualcosa non tornasse. Secondo quanto ricostruito, i truffatori avrebbero cercato anche di capire se nell’abitazione ci fosse qualcun altro. «Mio marito aveva ricevuto una telefonata sul cellulare, che loro hanno sentito squillare. Quando mi hanno chiesto se ero sola, ho detto che era in casa. E quando gli ho passato il telefono – prosegue la signora – chi era dall’altra parte ha insistito dicendo che lui doveva andare subito in caserma».

A quel punto il genero, che nel frattempo si era presentato nell’appartamento per far visita ai suoceri, ha deciso di accompagnare l’anziano alla stazione dell’Arma. «Quando sono arrivati in viale Fabbricotti e ha parlato con i militari in servizio, mi ha richiamato chiedendomi se qualcuno avesse suonato alla porta. Ma per fortuna non era ancora venuto nessuno», spiega ancora la pensionata. Dopo l’episodio, in via del Pallone sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile, quelli veri, per raccogliere la testimonianza della coppia e ricostruire l’accaduto.

Non si esclude che i malviventi stessero controllando anche i movimenti della famiglia, «forse annotando la targa dell’auto utilizzata per raggiungere la caserma», ipotizza la signora. Ancora una volta le forze dell’ordine raccomandano la massima prudenza: nessun carabiniere o poliziotto pretende denaro o invita le persone a lasciare la propria casa per questioni simili. In caso di dubbi il consiglio, prima di aprire la porta o seguire le indicazioni ricevute al telefono dai malviventi, è sempre quello di contattare il 112, in modo da far intervenire le pattuglie e catturare i truffatori.

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