Il Tirreno

Livorno

Il personaggio

Francesco Luongo, il musicista fotografo che guarda Livorno dall'obiettivo

di Francesca Suggi
Francesco Luongo, il musicista fotografo che guarda Livorno dall'obiettivo

Pregi e difetti: «Mare e labronicità cose belle, ma pochi spazi espositivi e per suonare. Si può fare di più»

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LIVORNO La sua Livorno è artistica. Fotogenica. Il mare, la costa, la livornesità sono spunti continui per lui. Per il suo obiettivo. Da quello, ormai da 8 anni, Francesco Luongo guarda alla sua città: lui fotografo e musicista. Anzi prima musicista e poi fotografo. Due anime che convivono e che permettono al 43enne di raccontare Livorno con le sue foto. E il suo spirito fuoriesce anche con la musica. Lui, un dna artistico “nonostante” il suo diploma Iti da informatico. «Sono perito informatico, ma dopo il diploma ho approfondito molto la musica e in seguito la fotografia, inoltre sono un accanito lettore. La mia passione più grande è in realtà il cinema, che in qualche modo racchiude tutte le arti».

Un diploma di perito informatico all’Iti, ma ha scelto di seguire le sue passioni.

«Con la musica ho iniziato da adolescente ed è sempre stata parte integrante della mia vita, non sempre si riesce a farne un lavoro solo con i live per cui negli anni l’ho affiancata a lezioni, direzioni artistiche di locali o eventi, e anche fonico. Con la fotografia ho iniziato circa 8 anni fa, è stato tutto non così cercato e voluto come nella musica».

Come fotografo è molto ricercato e apprezzato.

«È una cosa nata e cresciuta rapidamente come passione e si è presa sempre più spazio nella mia vita, poi renderla un lavoro è cosa molto varia. Non ho mai pensato di aprire uno studio o fare foto su commissione, a me piace improvvisare con quello che vedo, raccontare la vita quotidiana, incastrare le cose che ho davanti con inquadrature particolari, tutte cose che difficilmente possono essere retribuite. Però è successo che dopo poco che facevo foto hanno iniziato a chiamarmi per dei servizi, soprattutto band, festival, ma anche coppie, persone singole o anche riviste che avevano apprezzato quello che facevo, questo ha reso la passione anche lavoro saltuario».

Cosa prova quando suona e cosa le trasmette una foto?

«Entrambe le cose sono iniziate per necessità, in tempi diversi ma avevo una voglia estrema di entrare in quei mondi. Le sensazioni che ho mentre suono o mentre faccio foto sono molto diverse, la musica è spesso anche un interplay, in genere nei live non suono da solo, ho almeno un’altra persona vicina con la quale insieme creiamo qualcosa e ti accorgi subito quanto funziona e quanto senti quello che suoni. Per la fotografia è diverso, di solito sono da solo e molto concentrato su quello che succede davanti a me, che sia una piazza o un palco, al punto che gli altri sensi diversi dalla vista sono come depotenziati. Spesso inoltre mi capita solo in fase di post produzione di capire che foto ho fatto, a volte i migliori scatti non ricordavo nemmeno di averli fatti».

La foto più bella che ha fatto (per lei). E quella ancora da fare.

«Questa è difficile, non saprei quale sia la foto più bella, ce ne sono molte fatte a Livorno o a Berlino alle quali sono legato, altre a Lisbona o in Islanda, molte altre ai concerti, e molte durante manifestazioni, queste più significative di altre. Poi la foto migliore è sempre quella che non si è riusciti a fare e si spera si riuscirà a fare prima o poi».

Livorno è una città fotogenica?

«Livorno è molto fotogenica, in ogni luogo poi è importante saper vedere, ma Livorno aiuta per molti aspetti. Il mare, la costa e la livornesità sono già cose super fotogeniche, spesso anche la luce e come colpisce la città aiuta. Io magari cerco più una foto fatta a un pescatore solitario o a ragazzi che giocano per strada piuttosto che le tante foto-cartoline, ad esempio del Castel Boccale che vediamo spesso».

Piu fotografo o musicista? Progetti futuri?

«Le due cose convivono e continueranno a farlo sempre nella mia vita, negli ultimi anni più fotografo ma tra live, busking, jam e open mic alla fine c’è sempre stata anche tanta musica. Fino ai primi di giugno sono in mostra dentro al mercato, organizzata insieme alle Vettovaglie, posto in cui suono spesso tra l’altro».

Pregi e difetti di Livorno.

«Livorno è una città piuttosto aperta che è già un pregio, oltre al mare, il Romito, la terrazza, il 5e5, la Venezia, le fortezze, c’è la gente, le storiche leggi Livornine in cui si rispecchia la città e gran parte delle persone che la abitano. Il riutilizzare luoghi abbandonati per farne spazi culturali o dare un tetto a chi non ne ha, anche questo è un pregio di Livorno. Livorno per me ha tanti luoghi del cuore, Quercianella su tutti è il posto dove sono cresciuto e col quale ho un legame particolare, poi il Romito, il lungomare, poi ovviamente la Terrazza infatti abito lì a due passi non a caso. Tra i difetti, anche quelli sono tanti, il degrado e la piccola criminalità di certe zone, che non si risolve certo con le zone rosse o limitando le attività culturali di quartiere, poi abbiamo i difetti tipici della città di provincia dove c’è spesso invidia e poca collaborazione».

Visto che siamo una città di giovani (e non solo) creativi, questo lato potrebbe essere valorizzato meglio?

«Sì, Livorno è sempre stata piena di artisti, anni fa ricordo bene che è stata anche una delle città con più band in Italia rispetto alla popolazione, moltissimi sono anche i fotografi. Riguardo ai giovani gli spazi ci sono ma non sono molti sia espositivi che per suonare. Quei pochi però fanno un buon lavoro, ho la fortuna di collaborare da anni col Surfer Joe, ad esempio, dove i progetti musicali emergenti hanno grande spazio ».l
 

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