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Livorno, invalida dopo un intervento per un tumore: l’Asl valuta una nuova proposta risarcitoria

di Stefano Taglione
L'ospedale di Livorno
L'ospedale di Livorno

Già in corso il riesame del comitato sinistri dell'azienda sanitaria alla luce della consulenza tecnica d'ufficio disposta dal giudice

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LIVORNO. L’Asl Toscana nord ovest sta valutando di risarcire la donna livornese di 46 anni che, dopo un intervento chirurgico eseguito all’ospedale di Livorno per un tumore al retto, ha riportato conseguenze permanenti che hanno radicalmente cambiato la sua vita. Il caso – riportato dal Tirreno – era già nuovamente all’esame del comitato sinistri, chiamato a valutare il caso anche alla luce della consulenza tecnica disposta dal tribunale nell’ambito della causa intentata dalla paziente.

Una vicenda delicata, che riguarda un singolo percorso clinico e che – va precisato – si inserisce in un contesto in cui la stragrande maggioranza degli interventi oncologici viene affrontata e conclusa positivamente grazie al lavoro quotidiano del personale sanitario. Il procedimento nasce da un ricovero del giugno 2023. La donna, dopo la diagnosi iniziale, aveva affrontato il percorso terapeutico con chemio e radioterapia pre-operatoria, arrivando all’intervento l’8 giugno. Secondo la consulenza tecnica, l’operazione avrebbe dovuto prevedere una stomia di protezione, una derivazione temporanea dell’intestino utile a ridurre i rischi di complicanze. Una scelta che invece non venne adottata. Ed è proprio questo uno dei punti centrali della perizia. I consulenti parlano di una decisione «assolutamente censurabile», evidenziando come fossero presenti fattori di rischio tali da suggerirla. Nei giorni successivi all’operazione, la paziente iniziò ad accusare febbre, dolori addominali e un progressivo peggioramento delle condizioni cliniche.

Una prima Tac non evidenziò complicazioni acute, ma la situazione precipitò fino a rendere necessario un nuovo intervento il 19 giugno. Fu allora che emerse una grave deiscenza dell’anastomosi. Da quel momento il decorso si trasformò in un percorso complesso: ulteriori operazioni chirurgiche, una laparotomia, ricoveri ripetuti e passaggi anche nel reparto di rianimazione. Il 30 giugno i medici furono costretti a eseguire un intervento più invasivo, con la rimozione dell’anastomosi e il confezionamento di una colostomia definitiva. Fra gli aspetti più delicati la comparsa di una fistola retto-vaginale, una comunicazione anomala tra intestino e vagina che, secondo i consulenti, sarebbe compatibile con un errore tecnico nella fase chirurgica iniziale.

La perizia individua inoltre criticità nella gestione post-operatoria. Secondo i consulenti, i sintomi dopo l’intervento avrebbero richiesto approfondimenti più tempestivi e controlli anticipati, tali da consentire un intervento precoce e limitare l’evoluzione delle complicanze. Oggi la donna vive con esiti fisici che incidono pesantemente sulla sua esistenza. La consulenza attribuisce alla paziente una riduzione dell’integrità pari al 65%, precisando tuttavia che una quota del 10% sarebbe comunque dipesa dalla patologia oncologica originaria. Nel corso della causa era stato tentato un accordo fra le parti, senza esito. Adesso il caso è stato nuovamente portato al vaglio del comitato sinistri per il nuovo esame della documentazione e degli esiti della consulenza al fine di valutare la proposta di una nuova offerta risarcitoria.

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