Il Tirreno

Livorno

Il caso

Livorno, invalida dopo l’intervento: il calvario e la causa all’Asl – «Scelte mediche censurabili»

di Martina Trivigno
Livorno, invalida dopo l’intervento: il calvario e la causa all’Asl – «Scelte mediche censurabili»

Il racconto di una donna livornese di 46 anni che ha fatto causa all’Asl: udienza fissata per il 17 settembre

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Un intervento chirurgico eseguito all’ospedale di Livorno per rimuovere un tumore, le complicanze post-operatorie, la vita che cambia drammaticamente e una consulenza tecnica d’ufficio che parla di scelte «assolutamente censurabili». È al centro di una causa civile ancora in corso al tribunale di Pisa – dove ha sede l’Asl Toscana nord ovest – la vicenda di una donna livornese di 46 anni, sottoposta nel 2023 a un’operazione per una neoplasia del retto e che oggi ne sta scontando i gravi esiti.

La vita che cambia

Da quel momento, infatti, la sua esistenza è cambiata. La normalità scompare. La giornata non è più organizzata liberamente, ma attorno ai tempi della stomia, l’apertura artificiale sull’addome per poter fare i bisogni. Occorre svegliarsi molto prima, mangiare e attendere, programmare ogni spostamento con l’ossessione di avere un bagno vicino, portare con sé accessori, ricambi, indumenti di emergenza. Ogni uscita diventa una manovra da pianificare. Ogni commissione, anche la più banale, si trasforma in una fonte di tensione. La consulenza dà conto anche dell’imbarazzo continuo provocato dai rumori e dalle possibili fuoriuscite della stomia. Sedersi in un bar, entrare in banca, aspettare in un ufficio, fermarsi in un ristorante: attività semplicissime per chiunque, che qui diventano situazioni di allarme, vergogna, mortificazione.

«Scelta censurabile»

Il procedimento è scattato dopo il ricovero e l’intervento risalente all’8 giugno 2023, eseguito al termine di un percorso terapeutico avviato secondo le linee guida: diagnosi di «adenocarcinoma infiltrante», chemioterapia e radioterapia pre-operatoria, quindi l’indicazione alla chirurgia. Secondo quanto ricostruito nella consulenza tecnica disposta dal giudice, l’operazione prevedeva anche la realizzazione di una stomia di protezione, che tuttavia non venne effettuata. I periti nominati dal tribunale – il professor Giovanni Marello e il dottor Pietro Tonelli – sottolineano come, nel caso in questione, fossero presenti fattori di rischio tali da rendere quella scelta non prudenziale, arrivando a definirla «assolutamente censurabile». «Indipendentemente dalla possibilità di eseguire l’intervento di resezione anteriore del retto con o senza una stomia di protezione – si legge nella consulenza – nel caso in questione sussistevano delle condizioni per le quali la letteratura stabilisce che era opportuno eseguire una stomia di protezione. Da notare, inoltre, che tutti gli studi citati concordano sul fatto che una stomia di protezione riduce in maniera significativa la morbilità e la mortalità causate da una deiscenza anastomotica».

Le complicazioni

Nei giorni successivi all’operazione la paziente iniziò a manifestare febbre, dolori addominali e altri sintomi. Una prima Tac non evidenziò complicazioni acute, ma il quadro clinico peggiorò fino a rendere necessario un nuovo intervento il 19 giugno. In quella fase emerse una deiscenza dell’anastomosi e la presenza di materiale fecale in addome, segno di una complicanza grave. Il decorso fu complesso: nei giorni seguenti si susseguirono ulteriori interventi chirurgici, tra cui una laparotomia e, il 30 giugno, una procedura più invasiva con rimozione dell’anastomosi e confezionamento di una colostomia definitiva. La degenza si protrasse per oltre un mese, con passaggi anche in rianimazione. Uno degli elementi centrali della consulenza riguarda la fistola retto-vaginale, una comunicazione anomala tra intestino e vagina comparsa dopo l’intervento. I consulenti del giudice la ritengono compatibile con un errore tecnico nella fase chirurgica iniziale, escludendo che si tratti soltanto di una conseguenza indiretta del decorso post-operatorio. La perizia evidenzia anche criticità nella gestione successiva all’intervento. In particolare, secondo i consulenti, i sintomi manifestati nei giorni dopo l’operazione avrebbero richiesto controlli più tempestivi e approfondimenti diagnostici anticipati, che avrebbero potuto portare a un intervento precoce e contenere l’evoluzione della complicanza.

L’invalidità

Sul piano causale, la relazione esclude la presenza di fattori autonomi e indipendenti: l’intero quadro clinico – dai reinterventi fino agli esiti attuali – viene ricondotto allo sviluppo della complicanza originaria e alla sua gestione. Oggi la donna vive con stomie permanenti, esiti cicatriziali multipli e una condizione fisica che ha inciso in modo significativo sulla qualità della vita quotidiana e relazionale. Tra le conseguenze riportate nella consulenza figurano anche difficoltà nella sfera ginecologica e funzionale. «Attualmente – si legge nella consulenza tecnica d’ufficio – permangono postumi che, stante il periodo di tempo trascorso dalla guarigione clinica, possono essere considerati permanenti e che sono globalmente suscettibili di una valutazione del danno nella misura del 65% di riduzione dell’integrità psicofisica. Nel caso in esame però l’intervento è stato eseguito su una situazione di compromissione dell’integrità fisica della paziente che avrebbe potuto essere ripristinata soltanto in parte e non integralmente. Pertanto, a seguito di un percorso terapeutico congruo, l’intervento – si legge ancora – avrebbe comunque lasciato una percentuale di compromissione dell’integrità che nel caso è quantificabile nella misura del 10%, da scorporare dal danno presente».

La causa civile

Nel corso dell’istruttoria è stato tentato anche un accordo tra le parti, senza esito. I consulenti tecnici hanno inoltre confermato integralmente le proprie conclusioni dopo aver esaminato le osservazioni dei consulenti della difesa. La causa è ora nella fase di merito davanti al tribunale di Pisa. L’udienza è fissata per il 17 settembre. Saranno i giudici a stabilire eventuali responsabilità e risarcimenti. Nel frattempo, la consulenza tecnica rappresenta un passaggio chiave nella ricostruzione dei fatti e nel confronto tra le parti su una vicenda che resta aperta. 

Primo piano
Il rogo

Monte Faeta, a pranzo dopo aver bruciato gli sfalci: la catena di negligenze dei due indagati

di Pietro Barghigiani
Speciale Scuola 2030