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Cimarosa, piovono “multe” in serie: «Prese di sera con i negozi chiusi»

di Juna Goti
Cimarosa, piovono “multe” in serie: «Prese di sera con i negozi chiusi»

Chi non si è accorto subito delle regole sta ricevendo più avvisi da 54 euro l’uno

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Livorno Non smette di far discutere il parcheggio dell’area commerciale di via Cimarosa, che da inizio marzo è sorvegliato dalle telecamere della società Parkdepot. Molti di coloro che a inizio aprile avevano ricevuto direttamente a casa la prima salata lettera di pagamento (34 o 54 euro) per avere sforato i nuovi limiti di gratuità dell’area di sosta privata (45 minuti), ora hanno iniziato a ricevere anche il secondo avviso di violazione e, in qualche caso, sanno che arriverà pure il terzo. “Multe” in serie, insomma, che potenzialmente per qualcuno superano già i 160 euro.

Il Tirreno lo ha raccontato pochi giorni fa, dal 6 marzo il parcheggio dell’area commerciale di via Cimarosa è gestito dalla tedesca Parkdepot. Il parcheggio è privato, di proprietà della stessa società che dà in affitto i fondi ai negozi. Sono quattro, molto frequentati: Cascoasi, Bau Bau settete, NaturSì e Penny market, con il centro carni.

Come già riferito dal legale della proprietà, il problema si è presentato quando clienti e lavoratori di questi negozi hanno cominciato a non trovare più posti liberi, perché gli stalli venivano usati soprattutto da non-clienti che parcheggiavano la macchina per poi andare nella vicina palestra, aperta 24 ore su 24, o in altre attività della zona. Da qui la decisione di affidarsi a Parkdepot. Che però sta scatenando non poche polemiche.

È il primo caso di questo tipo in città: al parcheggio si accede senza sbarra, non ci sono parcometri o addetti alla sosta, sono le telecamere a inquadrare le targhe delle auto che entrano e che escono. I cartelli indicano che fino a 45 minuti si sosta gratis, dopo si pagano 34 euro (se si sta un’ora in più) o 54 euro (se si sfora di oltre un’ora). Chi è cliente può stare gratis quanto vuole, purché lo comunichi agli addetti dei negozi, che in teoria possono inserire il numero di targa nel sistema. Per gli altri la lettera salata arriva a casa.

È bene precisare che non sono multe fatte dalla polizia municipale, che in questo caso non c’entra nulla: sono “violazioni delle condizioni di parcheggio”, “penali contrattuali”. I soldi non vanno ai commercianti, ma direttamente a Parkdepot (che nelle lettere ha indicato per pagare gli estremi di un suo conto bancario).

Così la domanda che in parecchi stanno facendo è: dobbiamo effettivamente pagare? Perché somme così alte a fronte di uno sforamento minimo? «Il mio legale ha detto che si è obbligati a pagare solo gli atti delle amministrazioni pubbliche e mi ha consigliato di aspettare che venga intentata l’azione civile», ha raccontato uno dei livornesi che si sono rivolti al Tirreno.

Lui, come altri, ha già ricevuto due “multe”, una dietro l’altra, e si sta preparando a ricevere la terza. La prima violazione gli è stata contestata per l’ingresso nel parcheggio proprio pochi giorni dopo la messa in funzione delle telecamere. «Non tutti – sottolinea – si sono accorti subito che c’erano regole nuove. È vero, ci sono i cartelli, ma ce ne sono anche molti altri in quella zona e chi era abituato a parcheggiare di sera, come me, non ci ha fatto subito caso. Ora per tre ore di sosta mi viene chiesto di pagare 108 euro, nemmeno in centro a Firenze... è possibile?». Come lui anche una cliente del supermercato, che a marzo ha sforato i 45 minuti per fare la spesa e che non ha chiesto alla cassa di essere “graziata”.

Da Parkdepot stanno iniziando ad arrivare le risposte scritte ai reclami di chi – a decine – sta ricevendo le lettere. «A differenza di un parcheggio a pagamento, dove l’utente acquista il diritto alla sosta tramite una tariffa oraria – si legge in una delle email di risposta – l’area in oggetto è un parcheggio privato ad uso esclusivo dei clienti dell'esercizio commerciale e la concessione della sosta gratuita per un tempo limitato non configura un servizio pubblico, bensì un agevolazione volta a garantire la rotazione degli stalli a beneficio della clientela». Il superamento di quel limite, si legge ancora, non comporterebbe l'applicazione di una tariffa fuori mercato, «ma l’attivazione di una penale contrattuale volta a sanzionare l'occupazione indebita dello stallo oltre i termini consentiti, a tutela della proprietà privata e del diritto degli altri consumatori di trovare parcheggio».

Ma perché somme così alte? «L’entità della penale – è stato risposto ai “multati” – è stata stabilita e applicata in virtù del principio di proporzionalità, in conformità con le clausole del regolamento contrattuale che il fruitore del parcheggio accetta tacitamente al momento dell'utilizzo. L’importo rappresenta la quantificazione del potenziale danno economico subito dall’esercizio commerciale a causa dell'inadempimento per aver disatteso il tempo massimo di sosta indicato nella segnaletica». Insomma, la logica è: l'occupazione di uno spazio di sosta per un periodo superiore a quello consentito, o in assenza di titolo, «configura un potenziale danno diretto per l’attività».

«Ma quale danno avrei fatto ai negozi se ho parcheggiato sempre dopo le 22 di sera, quando le attività erano già chiuse?», ribatte al Tirreno chi ha ricevuto le lettere: «Allora meglio mettere una sbarra all’ingresso e un parcometro, così chi entra non può sbagliare enon si crea confusione». l

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