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Livorno, bancario rapinato in via Cairoli: «Fingeva di vendere giornali» – L’identikit del ladro in fuga

di Stefano Taglione

	Il luogo della rapina
Il luogo della rapina

Il racconto della vittima: «Mi ha spinto derubandomi di un fermasoldi d'oro e dei 370 euro che avevo in tasca. Dopo due suoi complici hanno finto di aiutarmi»

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LIVORNO. Si era appostato vicino all’edicola di via Cairoli, in pieno centro, con dei fogli in mano. In mezzo anche un giornale. «Auguri, auguri», con queste parole cercava di fermare i passanti, chiedendo soldi in cambio della vendita di quello che, probabilmente, era il quotidiano che aveva fra le mani: «Anche se sembravano più dei fogli strappati». Fatto sta che poco prima delle 15 di sabato 28 marzo, quello che poteva apparire come un mendicante, si è trasformato in un rapinatore. Il giornale solo una scusa per distrarre l’interlocutore.

Cosa è successo: la testimonianza

Vittima un bancario livornese, che al Tirreno chiede l’anonimato. Il professionista, che stava passeggiando per la via centrale della città, viene avvicinato dall’uomo – descritto come «un nordafricano di circa 40-50 anni, con un cappellino grigio e un paio di occhiali da vista» – e, dopo aver cercato gentilmente di respingerlo, quest’ultimo gli va addosso, lo spinge e scappa. In questo frangente, il dipendente della banca se ne accorgerà qualche minuto più tardi, gli porta via dalla tasca del giubbotto 370 euro e il fermasoldi d’oro bianco che li teneva insieme. Una rapina, in pieno giorno e in pieno centro. La vittima è sbalordita. Si accorge di quanto accaduto e si mette a inseguire il rapinatore, che nel frattempo si è allontanato verso la sinagoga, in piazza Benamozegh. Non è, però, più alla sua vista. «All’inizio poteva sembrare una di quelle persone che, anni fa, vendevano “Lotta comunista” in mezzo alla strada – le parole del bancario – invece, probabilmente, in mano aveva solo dei fogli, forse di giornale appunto. Era sicuramente di origine nordafricana. Io ho cercato sempre di respingerlo, anche se lui tornava chiedendo soldi ed era molto insistente. Poi, all’improvviso, dopo avermi spinto è scappato. Lì ho capito che era successo qualcosa, mi sono messo la mano in tasca e non ho sentito più i soldi. Purtroppo è stato estremamente abile. Mi dispiace molto soprattutto per il fermasoldi, ce lo avevo da 40 anni e ci ero affezionato».

I complici

La vittima cerca subito di rintracciare il bandito, dirigendosi verso la sinagoga. Ma a questo punto viene avvicinato da due persone, probabilmente della stessa nazionalità del rapinatore e suoi amici o conoscenti. «Questi due ragazzi – ancora le parole del bancario – erano senz’altro africani e vedendomi spaesato mi hanno chiesto cosa mi fosse successo, fingendo di aiutarmi a trovare il bandito. In realtà credo fossero dei complici, perché poi anche loro sono spariti. Non mi hanno assolutamente dato una mano». Non lo hanno aiutato, anzi: gli hanno fatto perdere tempo. In via Cairoli, dopo la chiamata al 112, sono intervenuti gli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca, che hanno parlato con la vittima raccogliendo la sua testimonianza. «Ho fatto il verbale con la polizia di Stato, a loro denuncerò l’accaduto», conclude la vittima. Per fortuna, sta bene: non era scontato, visto che è stato aggredito.

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