Livorno, il ponte collassato sulla Fi-Pi-Li torna in linea: impresa compiuta
Le manovre agli ultimi dettagli grazie all’impresa di sollevamento Bettarini e a tutti i tecnici. L’obiettivo riaprire il traffico per martedì 10 marzo. Tempi un po’ più lunghi per farlo tornare mobile. Compensazioni economiche per i cantieri pisani
LIVORNO. Il ponte mobile sulla Fi-Pi-Li, quello collassato che collega la strada di grande comunicazione alla Darsena Toscana del porto di Livorno, è tornato in asse. Attorno alle 11,15 di domenica 8 marzo, dopo la ripresa dei lavori avvenuta attorno alle 9,30 di mattina, i tecnici dell’impresa labronica di sollevamento “Bettarini” – insieme al personale della Città metropolitana di Firenze e all’Avr, la società romana che gestisce il “global service” della Firenze-Pisa-Livorno – sono riusciti a riposizionare il viadotto collassato venerdì 6 marzo durante l’apertura, rimasto poi in equilibrio precario su un pilastro.
Gli interventi erano a buon punto già nel tardo pomeriggio di sabato 7 marzo, con il sindaco Luca Salvetti che aveva ringraziato tutti gli enti coinvolti per il cronoprogramma celere, considerando che il riallineamento è avvenuto a meno di 48 ore dall’incidente, che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche se solo il pistone che ha ceduto si fosse staccato mentre l’arcata, come anticipato in apertura per far transitare uno yacht al di sotto, fosse stata in quel momento a un’altezza maggiore.
I lavori chiaramente continuano: al momento i tecnici stanno definendo gli ultimi dettagli sulla rimessa in asse, poi dovranno iniziare gli interventi per la riapertura al transito dei veicoli. Il presidente Eugenio Giani, al Tirreno, ha ventilato la possibilità di una limitazione sul traffico dei Tir, probabilmente in base al peso, ma tutto sarà comunicato nel corso delle prossime ore. L’obiettivo è rendere nuovamente fruibile la Darsena Toscana nelle prossime ore: attualmente, il principale terminal container del porto (Tdt), è collegato alla viabilità dal ponte (più piccolo) di viale Mogadiscio, che assolutamente non basta per renderlo pienamente fruibile.
Più complicata la questione del transito delle barche verso il canale dei Navicelli: manca ancora il pistone per rendere il viadotto, ora riallineato, di nuovo mobile. La cantieristica pisana – così come l’azienda di serbatoi criogenici “Gas & Heat” – è quindi isolata dal mare, visto che l’unico modo per raggiungere i Navicelli è attraversare i quattro ponti mobili (quello crollato, viale Mogadiscio, il terzo ferroviario e infine le “porte vinciane” chiuse per evitare l’insabbiamento del porto dallo Scolmatore) racchiusi nel groviglio dei pochissimi metri della sponda est della Darsena Toscana. In questo senso, la Port Authority di Pisa, studierà compensazioni per gli imprenditori della nautica dei Navicelli: verrà proposto l’azzeramento dei canoni di sosta in acqua per chi, al 7 marzo, aveva già comunicato alla società di gestione gli spostamenti dei mezzi nautici. Un modo per alleviare i fortissimi disagi che il cedimento del ponte sta provocando ai costruttori dei panfili, fiore all’occhiello della nautica italiana e non solo.
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