Ponte collassato sulla Fi-Pi-Li, l’impresa di Bettarini: «Pesa 300 tonnellate»
Tre autogrù gigantesche al lavoro da decine di ore. L’imprenditore di Livorno: «Operiamo senza sosta». Ecco i dettagli dell’intervento per ridare ossigeno al traffico container del porto
LIVORNO. «Per il riallineamento del ponte bisognerà prendere ogni possibile precauzione, prevedendo e valutando i possibili spostamenti. Parliamo di 300 tonnellate, da sollevare tutte insieme e con le gru non posizionate su una piazza d’armi stabilizzata, ma su un viadotto comunque disagiato. Voglio ringraziare tutti i nostri dipendenti, che stanno lavorando 24 ore su 24. Sono persone straordinarie».
A parlare è Fabrizio Bettarini, il titolare della "Bettarini & Figli" di via Pera, il colosso livornese che solleva ogni cosa dal lontano 1950. L’imprenditore - insieme ai soci Massimo e Stefania - è alla terza generazione alla guida dell’azienda fondata dal nonno e ieri - insieme alla quarta, i figli Giorgio, Andrea, Eva e Matteo, oltre ai tecnici Stefano e Pierfrancesco – era sul cantiere allestito in somma urgenza. Le operazioni di sollevamento, dopo l’imbracatura di sabato 7 marzo, si sono poi concluse nella giornata di domenica 8.
Bettarini, agli occhi dei non addetti ai lavori state compiendo un’impresa. Che intervento è quello in corso sul ponte levatoio crollato?
«Non certo di routine, perché è stato organizzato in somma urgenza».
Cosa vuol dire?
«Non è stato facile reperire tre autogrù di capacità così elevata, ma intervenire nelle emergenze è il nostro compito. Lo abbiamo fatto subito dopo la strage di Viareggio, ma non solo: abbiamo partecipato alle operazioni di “parbuckling” della Costa Concordia e anche alla rimozione del ponte Morandi di Genova».
State impiegando tre autogrù. Sono imponenti. Che caratteristiche hanno?
«Quella lato mare da 700 tonnellate, le altre due da 300».
Quindi possono sollevare anche ponti più grandi e pesanti?
«Sì, abbiamo utilizzato mezzi con una capacità superiore a quella necessaria».
Come si sta svolgendo l’intervento?
«In nottata ci siamo stabilizzati sul posto, impiegando una quindicina di Tir per il trasporto delle zavorre e di tutta l’attrezzatura necessaria per il cantiere. Poi, dopo aver “imbracato” il ponte, inizieremo le manovre di sollevamento. Abbiamo impiegato nel complesso 12 dipendenti. Le fasi di manovra sono chiaramente le più difficili, perché il tiro è in “tandem” e bisogna essere molto accorti. Due nostri tecnici guideranno l’intervento, coadiuvando le manovre, per poi riallineare l’infrastruttura e rimetterla nella sua sede naturale».
È la prima volta che sollevate un ponte così grande?
«Così grande probabilmente sì. Nonostante tutta l’esperienza, le certificazioni e le specializzazioni di cui disponiamo, c’è sempre tanto da imparare e noi cerchiamo sempre di migliorarci».
Ora il ponte dovrà essere rimesso in sesto anche per alzarsi.
«Certamente. Ultimato l’intervento non si potrà ancora aprire, perché dovranno essere effettuati altri interventi».
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