«Biglietti gratis in cambio di favori»: la Cassazione annulla il sequestro – Colpo di scena sull’inchiesta “Traghettopoli”
Le forze dell’ordine avrebbero viaggiato in modo agevolato su Moby-Cin e Toremar. Secondo i giudici «manca la descrizione del presunto accordo corruttivo contestato»
LIVORNO. Colpo di scena sull’inchiesta "Traghettopoli", quella della procura di Genova che vede coinvolte le compagnie di navigazione Moby, Cin e Toremar per aver elargito - secondo l’accusa - biglietti gratis alle forze dell’ordine in cambio di favori. Sono quasi cento le persone indagate.
La Cassazione, infatti, ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro probatorio disposto dal pubblico ministero il 22 luglio dell’anno scorso nei confronti di un dirigente delle società di navigazione del gruppo guidato dalla famiglia Onorato. I giudici hanno ordinato la restituzione del materiale informatico sequestrato - in particolare il contenuto delle caselle di posta elettronica aziendali - senza possibilità di trattenere copia dei dati, che è stato già distrutto o riconsegnato.
L’inchiesta
L’indagine ipotizza il reato di corruzione per l’esercizio della funzione in relazione al rilascio di biglietti gratuiti o fortemente scontati a circa 70 pubblici ufficiali in servizio alla capitaneria di porto di Genova. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori erano finiti dipendenti e funzionari delle società Moby, Compagnia italiana di navigazione e Toremar, oltre agli stessi ufficiali destinatari dei titoli di viaggio. Secondo l’ipotesi accusatoria, i militari avrebbero viaggiato tra il 2020 e il 2024 senza pagare il prezzo del biglietto o versando solo tasse e diritti. Il sequestro, eseguito nel novembre del 2024 e poi ribadito nel luglio dell’anno scorso dopo una serie di pronunce del tribunale del riesame e della stessa Cassazione, aveva riguardato il contenuto integrale di dieci caselle professionali di dipendenti e dirigenti aziendali.
La sentenza
Accogliendo il ricorso della difesa, la Cassazione ha ritenuto fondate le censure sull’«incompiutezza» e indeterminatezza della notizia di reato iscritta a carico dell’indagato. «L’incompiutezza della notizia di reato iscritta a carico del ricorrente si è materializzata, quanto al decreto di sequestro probatorio, nella sua redazione sotto forma di elenchi (un primo elenco, contenente i nominativi dei pubblici ufficiali indagati sulla base della sola circostanza di essere stati destinatari di biglietti gratuiti o a prezzi scontati; un secondo separato elenco i soggetti indagati per la dazione o promessa di utilità e un terzo elenco contente i nominativi delle società indagate) senza che sia possibile individuare - rispetto agli elementi costitutivi del reato di corruzione per l’esercizio della funzione - né l’atto di ufficio o la generica funzione asservita agli interessi delle società di navigazione, se non per l’appartenenza di parte dei beneficiari a uffici che potevano svolgere ruoli di interesse in senso lato delle società di navigazione; né sono indicate le condotte dei singoli agenti pubblici o privati essendosi limitata alla generica indicazione della fruizione dei biglietti di favore (verosimilmente estratti da un file Excel) o la loro attività, quali dipendenti e funzionari delle società, ai fini della emissione dei titoli di viaggio». Nel caso concreto, scrive la Corte, manca la descrizione dell’accordo corruttivo. La mera fruizione di biglietti gratuiti non basta, da sola, a integrare l’ipotesi di corruzione senza l’indicazione dell’atto o della funzione "asservita"».
«È sproporzionato»
L’acquisizione massiva di tutte le comunicazioni elettroniche - senza indicazione di parole chiave, limiti temporali stringenti o criteri di selezione - è stata ritenuta sproporzionata. Per la Cassazione, un sequestro probatorio non può trasformarsi in un’attività esplorativa alla ricerca di una notizia di reato ancora da definire. Occorre invece una motivazione puntuale sul «fumus delicti» e sulla pertinenza dei dati rispetto ai fatti contestati.
Cosa succede
L’annullamento senza rinvio comporta il venir meno del decreto del pubblico ministero e dell’ordinanza del tribunale del riesame che lo aveva confermato. I dati informatici, nel frattempo, sono stati restituiti integralmente alle società o distrutti. La decisione non chiude l’inchiesta sui presunti favori ai militari, ma impone un nuovo passaggio investigativo nel rispetto dei criteri fissati dalla riforma e ribaditi nella pronuncia in questione dalla Suprema Corte. Per la procura si tratta ora di ridefinire, con maggiore precisione, l’eventuale quadro accusatorio.
