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Sanremo, Enrico Nigiotti: «In un mondo di “fra” e “bro” le mie ali sono le persone vere» – Di cosa parla la canzone

di Loredana Errico

	Enrico Nigiotti sul palco di Sanremo nel 2020
Enrico Nigiotti sul palco di Sanremo nel 2020

Al festival il cantautore livornese racconta la sua nuova consapevolezza: «Siamo in un mondo in cui si va a cento all'ora, ma a me piace ancora camminare piano»

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LIVORNO. Torna al Festival di Sanremo per la quarta volta, a cinque anni dall'ultima partecipazione, con una nuova consapevolezza. Enrico Nigiotti, cantautore livornese, si presenta sul palco dell'Ariston con il brano "Ogni volta che non so volare", un manifesto di autenticità e crescita personale.

Il brano anticipa il suo sesto album, "Maledetti Innamorati", in uscita il 13 marzo e Nigiotti si racconta mettendo l'accento su un percorso artistico e umano che ha trovato il suo equilibrio nel rallentare, nell'osservare e nel dare valore alle cose vere. «Siamo in un mondo in cui si va a cento all'ora, ma a me piace ancora camminare piano», sintetizza l'artista. Un ritorno, il suo, con uno spirito diverso. «Ogni volta a Sanremo è un po' come la prima volta, la vivi sempre in maniera diversa ma con la stessa emozione», ammette. Ma l'esperienza e i tanti live lo fanno sentire «più "saldato” sopra il palco».

L'ansia da prestazione è un ricordo lontano: «Io l'ansia la conosco, ma ce l'avevo quando non riuscivo a fare questo di mestiere. Non posso aver paura di fare quello che ho sempre voluto fare». L'emozione, oggi, è quella dell'attesa: «Come quando devi incontrare per la prima volta una persona che ti piace tanto: hai un po' di ansietta, ma non vedi l'ora».

"Ogni volta che non so volare” è un brano che parla di fragilità e della necessità di avere un supporto. Le ali, per Nigiotti, sono «i rapporti veri, le persone che ti vogliono bene». E aggiunge: «Siamo abituati a un mondo di “fra” e “bro”, ma le persone che ti stanno accanto si contano sulle dita di una mano. Sono loro che ti fanno risalire quando cadi».

Una filosofia che il cantautore riassume con un'immagine potente: «Quando andai a New York mi stufai di guardare in alto i grattacieli e volevo tornare a Livorno a guardare per terra, per non rischiare di pestare una merda». Una scelta coraggiosa, quella di un pezzo scritto con Pacifico ("Una delle penne migliori in Italia") e privo di un ritornello "sanremese". «Per me era il brano giusto perché è una cosa un po' diversa e molto libera. Io non ho schemi quando scrivo, è sempre un flusso di coscienza. A volte è meglio non mettere un ritornello, piuttosto che metterne uno brutto».

Per la serata delle cover, Nigiotti ha scelto di duettare con Alfa su "En e Xanax" di Samuele Bersani. «L'idea era quella di unire due generazioni per onorarne una precedente, visto che io sono la generazione di mezzo tra Bersani e Alfa. È un modo bello per divulgare la musica a giovani che magari non conoscono certe canzoni. Bersani è un artista che, a mio parere, avrebbe meritato anche molto più successo di quello che ha avuto. Sono proprio felic».

Ma sull'arrangiamento del brano non si sbilancia: «Facciamola rimanere una sorpresa». Il brano in gara è, per il cantautore, una delle sue creazioni più significative. «A mio parere, è uno dei brani più importanti che abbia scritto. È un viaggio mio personale che, penso, abbraccia tutti». Un sentimento che si lega alla profonda trasformazione vissuta negli ultimi anni, raccontata nel nuovo album "Maledetti Innamorati" e segnata soprattutto dalla paternità. «Da quando sono diventato babbo, tante cose le sento in maniera diversa. È come se fossi più sensibile, certe cose le sento con un'altra forza. Mi è cambiata un po' la camminata, mi è cambiato un po' il respiro».

L'album, che "per caso" uscirà il giorno del compleanno dei suoi due gemelli, è una «presa di coscienza del mio nuovo essere».

Ma chi sono i "maledetti innamorati"? «Quelli come me, innamorati della vita in ogni suo sapore. I romantici, i sognatori. Quelli che ci credono ancora, che camminano in salita ma continuano a camminare», racconta Nigiotti. All'interno della tracklist figura un solo duetto, "L'amore è / L'amore va", nato dall'unione di un suo brano con uno di Olly, a suggellare un'amicizia nata in modo spontaneo. E alla domanda se la collaborazione con Alfa potrà trovare spazio nell'album, risponde: «Anche questa potrebbe essere una sorpresa». Nessun pensiero alla gara o a un'eventuale partecipazione all'Eurovision. «Non penso assolutamente alla gara, né al podio, né a nessun premio. Vado lì per cantare la mia canzone e sono felice così», dice, aggiungendo un pensiero netto sul clima internazionale: «La guerra è una merda, te lo sottoscrivo e me lo potrei anche tatuare addosso». Dopo il Festival, lo attende il suo "habitat" naturale: il tour. «Le canzoni vanno ascoltate, ma poi bisogna anche cantarcele in faccia. Sarà una bella estate, un bell'anno. È un nuovo capitolo della mia vita musicale». La sua direzione è chiara, oggi come ieri. «Dove sto andando? Sempre con la testa fra le nuvole e la merda sotto i piedi».

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