Serie A
Sanremo, Enrico Nigiotti: «In un mondo di “fra” e “bro” le mie ali sono le persone vere» – Di cosa parla la canzone
Al festival il cantautore livornese racconta la sua nuova consapevolezza: «Siamo in un mondo in cui si va a cento all'ora, ma a me piace ancora camminare piano»
LIVORNO. Torna al Festival di Sanremo per la quarta volta, a cinque anni dall'ultima partecipazione, con una nuova consapevolezza. Enrico Nigiotti, cantautore livornese, si presenta sul palco dell'Ariston con il brano "Ogni volta che non so volare", un manifesto di autenticità e crescita personale.
Il brano anticipa il suo sesto album, "Maledetti Innamorati", in uscita il 13 marzo e Nigiotti si racconta mettendo l'accento su un percorso artistico e umano che ha trovato il suo equilibrio nel rallentare, nell'osservare e nel dare valore alle cose vere. «Siamo in un mondo in cui si va a cento all'ora, ma a me piace ancora camminare piano», sintetizza l'artista. Un ritorno, il suo, con uno spirito diverso. «Ogni volta a Sanremo è un po' come la prima volta, la vivi sempre in maniera diversa ma con la stessa emozione», ammette. Ma l'esperienza e i tanti live lo fanno sentire «più "saldato” sopra il palco».
L'ansia da prestazione è un ricordo lontano: «Io l'ansia la conosco, ma ce l'avevo quando non riuscivo a fare questo di mestiere. Non posso aver paura di fare quello che ho sempre voluto fare». L'emozione, oggi, è quella dell'attesa: «Come quando devi incontrare per la prima volta una persona che ti piace tanto: hai un po' di ansietta, ma non vedi l'ora».
"Ogni volta che non so volare” è un brano che parla di fragilità e della necessità di avere un supporto. Le ali, per Nigiotti, sono «i rapporti veri, le persone che ti vogliono bene». E aggiunge: «Siamo abituati a un mondo di “fra” e “bro”, ma le persone che ti stanno accanto si contano sulle dita di una mano. Sono loro che ti fanno risalire quando cadi».
Una filosofia che il cantautore riassume con un'immagine potente: «Quando andai a New York mi stufai di guardare in alto i grattacieli e volevo tornare a Livorno a guardare per terra, per non rischiare di pestare una merda». Una scelta coraggiosa, quella di un pezzo scritto con Pacifico ("Una delle penne migliori in Italia") e privo di un ritornello "sanremese". «Per me era il brano giusto perché è una cosa un po' diversa e molto libera. Io non ho schemi quando scrivo, è sempre un flusso di coscienza. A volte è meglio non mettere un ritornello, piuttosto che metterne uno brutto».
Per la serata delle cover, Nigiotti ha scelto di duettare con Alfa su "En e Xanax" di Samuele Bersani. «L'idea era quella di unire due generazioni per onorarne una precedente, visto che io sono la generazione di mezzo tra Bersani e Alfa. È un modo bello per divulgare la musica a giovani che magari non conoscono certe canzoni. Bersani è un artista che, a mio parere, avrebbe meritato anche molto più successo di quello che ha avuto. Sono proprio felic».
Ma sull'arrangiamento del brano non si sbilancia: «Facciamola rimanere una sorpresa». Il brano in gara è, per il cantautore, una delle sue creazioni più significative. «A mio parere, è uno dei brani più importanti che abbia scritto. È un viaggio mio personale che, penso, abbraccia tutti». Un sentimento che si lega alla profonda trasformazione vissuta negli ultimi anni, raccontata nel nuovo album "Maledetti Innamorati" e segnata soprattutto dalla paternità. «Da quando sono diventato babbo, tante cose le sento in maniera diversa. È come se fossi più sensibile, certe cose le sento con un'altra forza. Mi è cambiata un po' la camminata, mi è cambiato un po' il respiro».
L'album, che "per caso" uscirà il giorno del compleanno dei suoi due gemelli, è una «presa di coscienza del mio nuovo essere».
Ma chi sono i "maledetti innamorati"? «Quelli come me, innamorati della vita in ogni suo sapore. I romantici, i sognatori. Quelli che ci credono ancora, che camminano in salita ma continuano a camminare», racconta Nigiotti. All'interno della tracklist figura un solo duetto, "L'amore è / L'amore va", nato dall'unione di un suo brano con uno di Olly, a suggellare un'amicizia nata in modo spontaneo. E alla domanda se la collaborazione con Alfa potrà trovare spazio nell'album, risponde: «Anche questa potrebbe essere una sorpresa». Nessun pensiero alla gara o a un'eventuale partecipazione all'Eurovision. «Non penso assolutamente alla gara, né al podio, né a nessun premio. Vado lì per cantare la mia canzone e sono felice così», dice, aggiungendo un pensiero netto sul clima internazionale: «La guerra è una merda, te lo sottoscrivo e me lo potrei anche tatuare addosso». Dopo il Festival, lo attende il suo "habitat" naturale: il tour. «Le canzoni vanno ascoltate, ma poi bisogna anche cantarcele in faccia. Sarà una bella estate, un bell'anno. È un nuovo capitolo della mia vita musicale». La sua direzione è chiara, oggi come ieri. «Dove sto andando? Sempre con la testa fra le nuvole e la merda sotto i piedi».
