Livorno, l’azzardo online cresce tra i giovani: l'analisi dello psicologo e i servizi gratuiti in supporto
Mauro Pini (cooperativa San Benedetto): «Tanti progetti e sportelli di ascolto per chi ha la dipendenza, per i familiari e gli amici della persona interessata»
LIVORNO Nel tunnel del gioco d’azzardo. Un allarme sociale anche in città, come racconta il dottor Mauro Pini, psicologo e collaboratore della coop sociale San Benedetto. «Dal tunnel si può uscire, c’è chi ha la mano tesa e le dovute competenze per aiutare chi si è perso nei labirinti dell’azzardo a venirne fuori e riprendere il controllo della sua vita. La base di partenza è la motivazione al cambiamento, che può e deve essere favorita e sostenuta sia da chi sta intorno al giocatore e spesso ne subisce in prima persona le conseguenze, sia dalle istituzioni e dagli enti preposti», sottolinea l’esperto. Che subito va nei dettagli concreti descrivendo i canali di supporto sul territorio livornese, rispetto alle dipendenze da gioco d’azzardo. Ovvero sportelli di ascolto gratuiti aperti sia ai diretti interessati affetti da questa dipendenza comportamentale, sia ad amici e familiari che vogliono informarsi per essere indirizzati nei luoghi giusti. Anche grazie all’impegno della coop sociale attiva sul territorio dal 2002, attraverso campagne e iniziative di prevenzione e sensibilizzazione, nonché la realizzazione di programmi terapeutici individualizzati di tipo semiresidenziale e di progetti attivi su invio del Serd (comprendono vari interventi, tipo psicoterapia individuale e di gruppo, gruppi di sostegno, consulenza ai familiari, tutoraggio economico, attività artistiche e culturali).
Dottore quali sono i canali di sostegno sul territorio?
«Sul territorio livornese è attualmente attivo il progetto “Vinciamo insieme contro l’azzardo 1,2,3 fate il nostro gioco”, inserito nel Piano di contrasto al gioco d’azzardo della Regione. I titolari del progetto sono la Zona Distretto Livornese, il Ser.D., mentre gli enti attuatori sono San Benedetto coop sociale onlus come capofila, Ceis Livorno Ets - Impresa Sociale e associazione Sestante Solidarietà. Questo progetto prevede diverse azioni fra cui le unità territoriali con sportelli di ascolto e orientamento, uno spazio sicuro dove parlare di azzardo e trovare un primo supporto per giocatori e loro familiari».
A chi rivolgersi per avere info su gli sportelli di ascolto gratuiti?
«Sono rivolti anche a familiari e amici di persone con problemi di dipendenza da gioco d’azzardo: coop San Benedetto, via dell’Industria, mercoledì in orario 17-19,30; Centro civico Shangai di via fratelli Bandiera 23 martedì 10-12:30, telefono 370 34 77 943 e Il Sestante solidarietà di via di Collinaia lunedì 10-12,30, telefono 328 11 86 086 e Ceis Livorno via Garibaldi 77 a Collesalvetti giovedì 14, 30-17, info 327 04 30 182».
Qual è la portata del fenomeno?
«Il fenomeno del gioco d’azzardo è in costante espansione e coinvolge trasversalmente la comunità. Si estende a forme e offerte variegate di gioco, soprattutto legate a Internet e ai dispositivi digitali».
C’è una crescita nei giovani?
«Sì, è in crescita in particolare tra i giovani e possiamo dire che si è verificato un notevole incremento nel periodo Covid. Insomma, direi che il fenomeno da “emergenziale” è diventato ormai “strutturale”».
Dalla sua esperienza, quali sono i meccanismi psicologici che portano le persone ad avvicinarsi al gioco d’azzardo?
«L’ingresso nel tunnel dell’azzardo avviene spesso in modo graduale, insidioso. Il bisogno di provare l’eccitazione data dall’attesa dell’esito delle scommesse (è questo, ricordiamolo, il fattore principale del gioco, e non la vincita in sé) chiama in causa gli stessi meccanismi e sistemi biologici coinvolti nelle altre dipendenze. Poi, il (vano) tentativo di recuperare le perdite (il chasing) sfugge al controllo del giocatore che tende a minimizzare o negare il problema fino a quando non emerge in tutta la sua gravità, provocando danni ad ogni livello: economico, familiare, relazionale, professionale, di salute fisica e mentale».
Da quando questo comportamento umano è diventato emergenza?
«Le prime pubblicazioni scientifiche e i primi convegni in Italia sul disturbo da gioco d’azzardo risalgono alla fine degli anni ’90 -primi anni Duemila, periodo in cui in Toscana i servizi per le dipendenze, fra cui Livorno, hanno iniziato ad occuparsene registrando un crescente afflusso di giocatori patologici e dei familiari e attivando una rete territoriale comprendente vari soggetti (volontariato sociale, Giocatori Anonimi, Fondazione Antiusura) fra cui anche San Benedetto».l
F.S.
