Il Tirreno

Livorno

I nostri tesori

Livorno, la signora Anna e la villa d'artista Gragnani Razzaguta: «Qui storia ottocentesca, cinema e atelier»

Livorno, la signora Anna e la villa d'artista Gragnani Razzaguta: «Qui storia ottocentesca, cinema e atelier»

Tra tubetti, opere e cimeli del passato viaggio nella casa della famiglia pioniera del cinema

7 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO Nella dimora d’artista Gragnani-Razzaguta. Una fiaba moderna dalle radici ottocentesche (quelle della ricca famiglia di mercanti greci Rodocanacchi) che racconta uno tra i primissimi cinema all’ aperto cittadini di metà ’900, l’ Ariston. Che narra la vita libera, giramondo e dedicata alla cultura della signora Anna Razzaguta (scomparsa lo scorso agosto a 90 anni), erede della grande dinastia pioniera della settima arte a Livorno che ha abitato là, al primo piano della sua villa, fino a qualche anno fa, quando le condizioni di salute la portarono alla decisione di andare alla Rsa di Coteto.

Lei, intellettuale livornese, fiera erede del nonno Corrado Gragnani, che col fratello Cesare fu imprenditore e fautore del cinema e del teatro a Livorno. Era la memoria vivente delle imprese leggendarie dei fratelli Gragnani. Una delle sue ultime battaglie? Dare un futuro al suo cinema Gragnani di via dell’Angiolo, la sala che tentò fino all’ultimo di resistere alla crisi dei cinema dovuto all’avvento delle multisale. Una favola storica che arriva fino a noi, con particolari narrati a mo’ di cantastorie dagli artisti a cui la signora Razzaguta aveva permesso di creare là dentro. Al pian terreno e all’ultimo piano di quell’oasi verde dove il tempo sembra fermo. Con le lancette sull’ eterno ritmo dell’ arte. Un tesoro ottocentesco nascosto tra i palazzi e il retro della Upim di via Marradi dove da decenni trovano spazio diversi atelier, recentemente mappati col progetto Artistudios (www.artistudios.org)

Il cinema in giardino

Un vecchio cancello spalanca le porte di quello che fu l’arena estiva Ariston, nel giardino della ex villa Rodocanacchi.

Fu inaugurato il 19 giugno 1948. È un racconto che arriva dalle pagine del libro di Enrico Zucchi “Via Marradi e dintorni a Livorno”. Una bella inaugurazione alla quale partecipò Vannucci l’allora direttore dell’agenzia Fox 20th Century proprietaria del film in proiezione. Bello immaginarsi questo ospite speciale ospitato in quel raffinato salotto dell’arte, a pian terreno, con decine e decine di quadri di donna Anna Razzaguta. I bagni dell’allora cinema sono ancora i servizi igienici degli artisti. A tracciarne il trapassato remoto è l’architetto Riccardo Ciorli: «La palazzina posta a fianco dei fabbricati dell’ Attias è frutto di una ristrutturazione di un edificio costruito nei primi anni dell’ 800 dalla famiglia di Aron Modigliani. Non è accertabile quanto del vecchio fabbricato sia rimasto integro, quel che si presenta oggi è quanto trasformato prima dagli Attias e poi dai Rodocanacchi: la zona divenne di proprietà di Elisabetta Rodocanacchi, moglie dello Scaramangà nel 1888. Nel 1905 tutto passò a Irma Maniscalco moglie di Luigi Orlando e nel 1908 alla famiglia Bossio e furono fatte delle divisioni. Nel 1968 la villa Attias è state demolita».

Tra graniglia e affreschi

Una bella convivenza quella tra gli artisti e Anna Razzaguta. Nel segno dell’immortalità dell’arte: girare per questi studi e scoprire affreschi, pitture, il piano che un tempo era della servitù - l’ultimo - oggi trasformato in spazi vivi. Dove Antonella Baldacci, Maurizio Faleni, Fabio Mattolini, Piero Accardo, Eva Ciuti, Graziano Busonero e Paolo Netto giocano coi colori e creano. Su pavimenti di graniglia, soffitti del trapassato remoto e angoli che raccontano la storia di un tempo. All’ultimo piano si arriva attraverso un ingresso secondario, che era riservato al personale di servizio. Poi la scala interna fatta in pietra serena, con una balaustra in ghisa fusa che sembra un’opera d’arte. Alle pareti una “mostra permanente” delle opere di Anna Razzaguta (lo zio era il famoso Gastone Razzaguta, multiforme artista e scrittore tra i fondatori del gruppo labronico e frequentatore del Caffè Bardi). Ci sono le maschere della sorella Isora, che amava la scultura e mobili storici. Si scende: al primo piano una porta chiusa, sormontata da un “baldacchino” di velluto amaranto. È l’ingresso scenografico alla casa Razzaguta, oggi off limits. «È una sorta di museo tra opere d’arte e arredi storici», dicono gli artisti. Giù al pian terreno: nel piccolo atrio uno dei pianoforti appartenuti a Razzaguta, anche grande appassionata di lirica e musica. E altri studi d’arttista. Vivi, come tutta quella dimora storica che non ti aspetti, eternizzata dall’arte.

L'antico proiettore dell'Ariston

Ecco il racconto dell'artista Fabio Mattolini: "Il proiettore cinematografico Pion-Pion nel mio studio a Villa Gragnani Razzaguta. Con il vecchio proiettore cinematografico è stata una ingombrante ma dolce convivenza, durata dal 2009, anno del mio arrivo alla Villa e allo studio ricavato nella stanza di proiezione posta al secondo piano dell’ex cinema Ariston (attivo negli anni ’70) dove il proiettore allora funzionava, fino al 2015, anno della sua ricollocazione al piano terra dell’edificio, già dimora della famiglia Gragnani Razzaguta.
Ricordo come questa potente macchina abbia catturato i miei pensieri, a volte spingendomi nell’immaginario di un passato vissuto con quei macchinisti che consentivano con il loro lavoro la visione del film al pubblico, accomodato al fresco delle serate estive nel giardino. Nel rumore del motore e dei meccanismi per l’avanzamento della pellicola che scorreva veloce tra le bobine e sulla lente del proiettore, gli operatori restavano vigili che tutto funzionasse a dovere, loro piuttosto al caldo, con la forte energia luminosa che scaturiva da una lampada ad arco elettrico, ed il rischio di surriscaldamento e d’incendio del proiettore stesso, un pensiero che doveva sempre preoccuparli. Due porte tagliafuoco in ferro sono rimaste agli ingressi della stanza ora parte del mio studio, allora necessarie per la sicurezza del cinema e della Villa. Nella stanza attigua un vecchio contatore trifase con dei fusibili che sembrano cartucce ricordano il proiettore, insieme collegati da un possente cavo elettrico. Tra tubetti di colore, tavole e pennelli qui è ancora possibile percepire un pezzo della storia del cinema a Livorno e con essa quella della famiglia Gragnani Razzaguta. Nella cornice suggestiva di una delle ville storiche della città, alcuni artisti procedono nel contemporaneo, da un passato analogico e lento, ma tangibile e significativo, verso un futuro digitale e veloce, e come tale rarefatto ed incerto".

Una donna colta, libera ed eccellente pittrice

Livorno «La signora Anna, così eravamo soliti chiamarla ci ha lasciato», così scrivono gli artisti di Villa Rodocanacchi, poi Gragnani Razzaguta. È il loro ricordo, attaccato a quella porta sormontata da un baldacchino di velluto amaranto al primo piano. Un pensiero scritto un mese dopo la morte di Anna Razzaguta, dell’agosto scorso. 
Il baldacchino è l’ingresso artistico alla sua casa. Dove ha abitato fino a qualche anno fa, prima di lasciarla per andare alla Rsa di Coteto. «Aveva voluto ospitarci, insieme all'arte che coltiviamo, dimostrando nel tempo un continuo interesse per lo sviluppo del nostro lavoro ed in generale per tutte le arti». Oggi fanno parte dell’associazione Vrg (associazione artisti Villa Gragnani Razzaguta) Graziano Busonero, Maurizio Faleni (è lo storico del gruppo), Eva Ciuti, Paolo Netto, Piero Accardo, Fabio Mattolini, Antonella Baldacci. E prima ancora ce ne sono stati altri, tra cui Paolo Pasquinelli, Massimo Abrams, Guiggi, Vitaliano De Angelis, Micheal Rotondi, la scuola d’arte di Andrea Pucci di Schubert e addirittura Zeb.
Tornando ai creativi di oggi, tra pittori e demiurghi del colore. Se la ricordano bene, elegantissima «quando usciva dalla villa con pelliccia, abito lungo, cappello e manicotto di pelliccia». E ancora scrivono: «Era una persona colta, raffinata, docente di disegno ed eccellente pittrice, promotrice della tradizione cinematografica a Livorno: che, ricordiamo, aveva visto la sua famiglia protagonista sin dagli esordi risalenti agli inizi del secolo scorso. E quella tradizione, le apparteneva: una passione allevata con amore e tenacia, fattivamente, ad esempio ospitando un cinema all'aperto fino alle soglie degli anni '80 - l’Ariston - nel suo giardino e contribuendo a tenere attivo fino a poco tempo fa un cinema Desse, unico nel suo genere nella sua città».
Un grande amore per l’arte il suo. Che la porta ad ospitare studi e atelier nella sua grandissima villa di oltre 800 metri quadri e un bel giardino intorno colo pozzo.
«II suo amore per l'arte lo manifestava spesso nei momenti di scambio tra di noi, tenendosi informata sulla nostra attività artistica e sulle mostre in cantiere». Era anche molto precisa: «A volte ci richiamava all'ordine se pensava che qualcuno non rispettasse le poche regale di quella dolce convivenza, ma infondo tutti gli anni trascorsi allo studio dalla ''Signora Anna'' sono stati lieti e felici». E all’unisono si leva un grazie: «Per cui possiamo insieme solo dire grazie alla signora Anna, che ha agevolato lo svolgimento del nostro percorso artistico con intelligenza, disponibilità e comprensione. Da parte nostra con queste semplici e brevi parole, vogliamo esprimerle un forte sentimento di riconoscenza ed un augurio: che possa continuare a vivere lassù nella pienezza dell'arte, per la sua completa beatitudine». 
Queste parole vengono lette in Duomo, nella funzione per ricordare Anna Razzaguta, donna libera. Giramondo. Con dipinti che raccontano continenti e popoli, dalle Ande all’Australia. Che mai si era voluta sposare, sottolineando che è sempre stata una scelta: «Né lei, né la sorella Isora si erano mai volute sposare», chiude Faleni. 

 

La guerra
Medio Oriente

Diretta / Conflitto in Iran, Meloni: «Non vogliamo entrare in guerra, sulle basi decide il Parlamento» – Violenta esplosione a Dubai, navi colpite a Hormuz

di Federica Scintu
Speciale Scuola 2030