Livorno e la grande mostra su Fattori quasi da record: ecco perché
L’assessora Rafanelli: «Un apprezzamento andato oltre le nostre aspettative»
LIVORNO Venticinquemila visite a un mese dalla sua conclusione; circa mille in più di quelle registrate alla chiusura della mostra di Piacenza che già esibì numeri ritenuti considerevoli. C’era da immaginarlo, visto che dopo 30 giorni dall’inaugurazione – era il 6 settembre scorso – fu staccato il biglietto numero diecimila. È il bilancio attuale di “Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura”, la mostra allestita a Villa Mimbelli e voluta per omaggiare il bicentenario della nascita dell’artista e curata da Vincenzo Farinella, vera autorità universalmente riconosciuta su questo autore e non solo, biglietto da visita e garanzia di un appuntamento completo come non mai, per raccontare Fattori non sezionandolo per tematiche, ma accompagnando la produzione di un genio seguendo un ordine cronologico.
220 opere
Un evento unico, quello di Livorno, con 220 opere fra le quali la numero uno, un ex voto di proprietà del Santuario di Montenero, e anche l’ultima, la 1443. Fra queste, ad esempio, un paio esposte e mai più presentate da oltre un secolo, o un’ altra ammirata per l’ultima volta nel 1957, e un’altra ancora che addirittura nessuno aveva mai visto. Un approccio, quello di Vincenzo Farinella, il più autorevole studioso di Fattori, che bene ha saputo raccontare il valore dal respiro europeo del maggior artista italiano dell’Ottocento, modello per tanti artisti del ’900 come Pellizza da Volpedo (molti hanno presente “Il quarto stato”, il suo quadro con la scena utilizzata per i manifesti socialisti e ancora utilizzati sul primo maggio), oppure Giorgio Morandi.
Obiettivo 30mila
Angela Rafanelli, assessora alla Cultura, è soddisfatta del risultato attuale e i numeri promettono di salire ulteriormente, fino a sfiorare forse, chissà, i 30mila finali al botteghino. Del resto, l’11 gennaio è ancora lontano, pensando soprattutto che il periodo delle festività darà agli appassionati l’opportunità di arrivare ancora in città e non perdersi questo ghiotto appuntamento. «Fare cultura non è solo vedere migliaia di persone che accorrono – commenta Rafanelli –. Certe cose si fanno a prescindere. Ma che ci sia stato fino ad ora un grande apprezzamento, forse andato anche oltre le aspettative, fa piacere e indica che siamo sulla buona strada e che le scelte sono state giuste. Restituendo alla storia un personaggio per troppo tempo rinchiuso all’interno di una etichetta. Un limbo, che metteva a fuoco una pennellata e non tutta la sua opera e il suo significato». Rafanelli, quindi, fa un breve parallelismo con la mostra sempre di questo 2025, vista a Piacenza. «Abbiamo fatto esprimere Giovanni nella sua città, mettendo a fuoco la sua straordinaria complessità di artista e uomo – evidenzia l’assessora alla Cultura – . Che ha attraversato varie fasi, ponendo basi per chi è venuto dopo. I suoi quadri parlano e ci dicono tanto».
Il pubblico
Rafanelli ha visitato la mostra più di una volta, confondendosi in mezzo ai visitatori, raccogliendo impressioni a caldo.
«Premetto che la scadenza dell’11 gennaio prossimo per me sarà un dispiacere – precisa – . Abbiamo cercato di prorogarla, ma era impossibile. Sarà per me come salutare, commossa, una persona di famiglia. Una mostra in un ambiente accogliente, caldo, sereno, dove ho visto tanti giovani. Un giorno, mi sono fermata a parlare con quattro studenti di Fisica dell’Università di Pisa, ragazzi non toscani. Sono arrivati a Livorno a digiuno di arte, consigliati dai propri genitori. Hanno preso le cuffie che ti guidano durante tour e sono entrati “dentro” Fattori e il significato delle sue opere: restando estasiati. Una mostra insomma, che ha saputo parlare a tutti. Fare cultura così, sapendo veicolare esperti e non, è solo cosa buona».
Un Fattori che ha raccontato la guerra come nessuno faceva allora e che è di estrema attualità. Come nel quadro, che fa parte della collezione civica, che ritrae gli scontri cruenti del 1859 di Solferino e San Martino. Una guerra dipinta in modo originale, che non esalta l’eroe o un determinato esercito, ma che illustra la mischia confusa di fanti austriaci e cavalieri piemontesi. Caduti qua e là, figli tutti quanti del popolo, costretti lontani dalle loro famiglie, dal lavoro abituale di artigiano, contadino, pescatore. Come ebbe a dire Farinella, «Fattori aveva una simpatia umana per questi poveracci obbligati a vestire una divisa, imbracciare un fucile per cose che neppure capivano». I quadri di Fattori, come detto, dicono tanto. Sono moderni più di quanto non sembri. «Raccontano caos e sofferenza di una guerra passata ma che fa riflettere su ciò che accade oggi – conclude Rafanelli – . Fattori, è un contemporaneo che arriva dall’Ottocento, antesignano del foto reporter che congela scatti e che suggerisce che un conflitto, alla fine, non ha mai, per davvero, vinti e vincitori».l
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