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Livorno, addio al professor Francesco Mumolo: è stato lo storico preside del nautico

Francesco Mumolo, morto a 102 anni
Francesco Mumolo, morto a 102 anni

Aveva 102 anni. L'amico Alessandro Giari, sindaco di Castellina: «Per 60 anni ha conservato e rinnovato un particolare seme di pomodoro»

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LIVORNO. È morto a 102 anni il professor Francesco Mumolo. «Da noi tutti conosciuto come il “professore“. In molti l’hanno visto per oltre 50 anni – così lo ricorda il sindaco di Castellina Marittima, Alessandro Giari – il sabato mattina arrivare da Livorno con il pullman, con la sua borsetta, per recarsi nella casa di via del Commercio, una delle due cosiddette villette prefabbricate, per passare il fine settimana a coltivare il suo orto e i suoi frutti».

Professore di matematica e poi preside dell’istituto nautico per molti anni, esperto di astronomia (fino quasi a 90 anni ha fatto conferenze sul tema). «Diversi suoi allievi, ora settantenni e ottantenni – prosegue Giari – negli ultimi tempi, quando non era più in grado di prendere il pullman da solo, lo accompagnavano in auto la domenica al suo orto, continuando a chiamarlo professore. Una persona mite e riservata, ma di grande cultura e con un’etica rigorosa che lo ha sempre spinto a guardare la realtà secondo i principi dell’interesse generale. Ho passato ore appoggiato alla rete che divide le nostre case, a sentirlo parlare di Livorno, della cultura e della scuola e del perché Livorno abbia perso molte occasioni per svilupparle come avrebbe potuto. Parlare di politica, che lo appassionava e lo tormentava al tempo stesso, essendo un uomo di sinistra che vedeva affievolirsi e a volte anche svanire principi e valori per lui fondamentali. A parlare di Cicerone come ripeteva lui: “Ricordati Alessandro, come diceva Cicerone, due cose sono davvero importanti nella vita di un uomo: la conoscenza e l’amicizia!”. Ho avuto la fortuna e il piacere di essergli amico. Di assaggiare le sue formidabili pizze pugliesi che la domenica mattina cuoceva nel forno a legna dandoci il buongiorno con quell’odorino appetitoso. Grande conoscitore di erbe di campo spontanee, come la vecchia tradizione castellinese vuole. Non era raro vederlo, con Tommaso piccolino nel campo, con i sacchetti pieni di spraggine, borraggine, denti di leone, radicchio. Ha conservato e ha rinnovato per oltre 60 anni un seme di pomodoro, il tondo rosso di Salerno, di una formidabile dolcezza e morbidezza, che mi aveva affidato per conservarlo e rinnovarlo, e a mia volta tramandarlo, e me lo sono perso. Un pugliese, radicato a Livorno, con una parte di sé fortemente incuneata nella terra di Castellina».

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