Il Tirreno

Livorno

L’attacco

Livorno, il sindacato di polizia contro i tifosi: «Al Picchi si inneggia alle Br»


	La Curva nord dell'Armando Picchi
La Curva nord dell'Armando Picchi

Secondo l’Osa dentro lo stadio durante le partite c’è «degrado culturale e ideologico». «Insulti e istigazioni alla violenza contro le forze dell’ordine»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il dibattito sullo stadio Armando Picchi si accende dopo la nuova denuncia dell’Organizzazione sindacale autonoma di Polizia. Non si parla più soltanto di problemi strutturali – secondo la sigla – ma di un vero e proprio «degrado culturale e ideologico» che colpisce uno dei luoghi pubblici più frequentati della città. Secondo la segreteria provinciale, l’impianto sarebbe diventato «un teatro dove scritte offensive e messaggi di odio trovano spazio e, peggio ancora, una sorta di legittimazione implicita».

Le accuse sono pesanti: «I muri dello stadio riportano insulti e istigazioni alla violenza contro le forze dell’ordine, ma anche frasi che deridono le tifoserie rivali e inneggiano a gruppi terroristici come le Brigate rosse». Una situazione che, sottolinea il sindacato, «espone migliaia di persone – soprattutto giovani e minorenni – a contenuti che normalizzano illegalità e disprezzo delle istituzioni. L’aspetto più preoccupante, per i rappresentanti delle forze dell’ordine, è la percezione di una tolleranza generalizzata: ciò che altrove verrebbe sanzionato, allo stadio sembra invece accettato come "normale". Per questo l’organizzazione chiede un intervento urgente che non riguardi solo la riqualificazione dell’impianto, ma anche la rimozione dei messaggi violenti e il ripristino di un ambiente sportivo sano e sicuro, adeguato a famiglie e giovani».

Secondo il sindacato, lo stadio deve tornare a essere un luogo di aggregazione positiva, liberato da simboli e parole che incitano all’odio e alla violenza, restituendo così dignità allo sport e al territorio livornese.

Primo piano
L'esperto

Terremoto in Lunigiana, il geologo: «È una zona a rischio elevato, così gli edifici si sono salvati»

di Melania Carnevali
Speciale Scuola 2030